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CAPLAZINFORMAnotizie Alla ricerca di quelle informazioni e notizie che spesso mancano al lettore
20 ottobre 2012

LA VERA STORIA DI ROBERTO BARTINI, INGEHERE AERONAUTICO ITALIANO AL SERVIZIO DELL'UNIONE SOVIETICA

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12 agosto 2012

OGGI UNA LAUREA SERVE A FORMARE UN DISOCCUPATO IN PIU'..

           
DATI ISTAT
Dopo la laurea, la disoccupazione
Sempre più "dottori" senza lavoro
Una volta bastava la laurea, e un lavoro lo si trovava senza problemi. Ora non più. Stando ai dati Istat, in Italia sono ben 304mila i "dottori" in cerca di lavoro: il 41% in più rispetto allo scorso anno. A essere maggiormente penalizzate sono le donne: ben 185mila laureate e non riescono ad avere un lavoro. Mai dal 2004, periodo fino al quale sono disponibili le rilevazioni, si era toccato un livello così alto.

Colpa della crisi, ma c'è da dire che il numero di laureati cresce senza sosta. Così, aumentano anche gli occupati con i massimi titoli di studio (pari a 4 milioni 187mila). Un'altra parte di laureati (1 milione 444mila) rientra invece nella fascia degli inattivi, ossia di coloro che il lavoro non lo hanno ma neppure lo cercano. Anche per mancanza di fiducia.

F: istat/avvenire
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16 maggio 2012

LA SLOVENIA AL CONTRARIO DELL'ITALIA, FA TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA E RICEVE L'ELOGIO DELLA GERMANIA

            Slovenia: la sforbiciata anti-crisi ita
(flickr/kika13)

(flickr/kika13)

Tagli agli stipendi nel pubblico e allo stato sociale per arrivare presto al pareggio di bilancio. E' così che in Slovenia il governo Janša reagisce alla crisi e si prende i plausi di Berlino. I sindacati puntano i piedi, ma non troppo

Dopo quaranta giorni di estenuanti trattative tra governo e sindacati, la Slovenia ha varato il suo maxi-programma di taglio alla spesa pubblica. Sforbiciata dell’8% alle paghe dei dipendenti pubblici e consistenti tagli allo stato sociale e alle altre uscite dello stato. Un provvedimento che va a modificare una quarantina di leggi e i cui effetti non sono ancora del tutto chiari nemmeno agli analisti.

- 500 milioni di euro

Il progetto, messo a punto dal ministro delle Finanze Janez Šušteršic, dovrebbe far diminuire quest’anno la spesa pubblica di 500 milioni di euro e l’anno prossimo di 750 milioni. L’obiettivo è quello di potare il deficit entro il 3% del PIL per poi inseguire il traguardo del pareggio di bilancio. Se non ci si dovesse riuscire si correrà ai ripari aumentando l’Iva, sino ad un massimo di 3 punti, un provvedimento questo che però appare piuttosto indigesto al nuovo esecutivo.

Nonostante vi siano dati a testimoniare in Slovenia una consistente riduzione dei consumi interni (e le previsioni per il prossimo anno sono di un'ulteriore contrazione del PIL del 1,4%), i ministri delle Finanze della zona euro hanno salutato con favore le “ambiziose“ misure di contenimento della spesa varate da Lubiana.

La Slovenia come al solito dimostra di voler essere la prima della classe e di voler attuare con rigore le direttive imposte da Bruxelles e da Berlino. All’orizzonte ci sarebbero la riforma del mercato del lavoro ed una serie di misure ancora indefinite che dovrebbero stimolare la crescita.

Verso Berlino

Il premier Janša ha subito incassato l'appoggio della cancelliera tedesca Angela Merkel. Il capo del governo sloveno, del resto, ha simbolicamente scelto Berlino per il suo primo viaggio all’estero.

Inizialmente i propositi dell’esecutivo erano ben più radicali. La riduzione dei salari avrebbe dovuto essere addirittura del 15% ed i tagli delle altre voci di spesa ancora più consistenti. I sindacati facendo (più o meno) la voce grossa, sono riusciti ad evitare riduzioni per ulteriori 124 milioni: soldi, hanno precisato dal governo, che adesso bisognerà recuperare da altre voci. Non certamente con le imposte sugli utili, che prima del varo delle misure anticrisi sono state ridotte per stimolare, è stato precisato, gli investimenti.

Chi non concorda

In questo periodo, tuttavia, non sono mancate voci critiche nei confronti dei tagli. Eminenti economisti hanno sottolineato che i provvedimenti non faranno uscire la Slovenia dalla crisi e che le misure prese non stimoleranno la crescita.

Adesso i cittadini dovranno fare i conti con una diminuzione del loro standard di vita. Da giugno niente più asilo gratuito per il secondo figlio, riduzioni degli assegni famigliari, delle sovvenzioni per i pasti degli studenti, dei sussidi di disoccupazione, limitazione dei contratti di consulenza nel settore pubblico e pensionamento degli impiegati pubblici che hanno raggiunto le condizioni necessarie. Tagliate ad un massimo di 35 giorni le ferie e cancellata la festività del 2 gennaio.

Salvato il 2 maggio

I sindacati dal canto loro hanno conseguito vittorie importanti. Si sono battuti come dei leoni per far rimanere festivo il 2 maggio (sic!), un retaggio del periodo socialista, che d’un tratto è sembrato diventare il baluardo dei diritti dei lavoratori. “Voi non sapete quanto il 2 maggio sia stato importante nella trattativa” ha precisato, alla fine, il ministro Šušteršic.

L’esecutivo trovato l’accordo con i sindacati con la concessione del 2 maggio e di qualche altra briciola, è riuscito ad ottenere alcuni risultati significativi. Il primo è stato quello di evitare il referendum, il secondo, forse quello più rilevante, è stato quello di far accettare ai sindacati ed ai cittadini la logica dei tagli per uscire dalla crisi. Il terzo è quello di aver di fatto introdotto il principio del taglio degli stipendi nel comparto pubblico per ridurre la spesa. Una misura questa più in linea con quelle adottate nell’Europa sud orientale che nell’Europa occidentale di cui la Slovenia vorrebbe far parte.

L'incognita referendum

Sta di fatto che sia per la coalizione al governo che per i sindacati il referendum sarebbe stato una terribile incognita. La bocciatura dei provvedimenti, con ogni probabilità, avrebbe fatto saltare il governo, mentre la loro approvazione avrebbe praticamente dato mano libera all’esecutivo per introdurre nel Paese, in tempi rapidi, riforme di chiaro stampo liberista. Alla fine, soprattutto i sindacati dei dipendenti pubblici, non hanno voluto rischiare.

La campagna referendaria rischiava di essere durissima, già nel corso della trattativa con il governo era stato più volte ribadito che i sindacati di categoria si stavano battendo per difendere gli interessi di privilegiati. Secondo molti analisti, del resto, i dipendenti pubblici avrebbero difficilmente trovato la solidarietà degli altri lavoratori e dei cittadini colpiti dalla crisi.

Non tutto comunque è risolto. Rimangono da definire ancora alcune questioni importanti, prima fra tutte quella degli standard scolastici. La questione per il momento è stata stralciata, ma il governo avrebbe voluto ridurre il numero degli insegnanti e da tempo sta ipotizzando una robusta riorganizzazione del settore pubblico in cui non sono esclusi nemmeno i licenziamenti.




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7 aprile 2012

PASQUA E PASQUETTA,PER BOSSI MALEDETTA!

           

La feccia che risale il pozzo – questo sembrano le porcherie della famiglia Bossi che vengono ora a galla nelle varie inchieste sulle finanze della Lega Nord. Mi ha sempre stupito come, fino ad ora, Umberto Bossi sia riuscito a continuare a passare come un tribuno del popolo, castigatore dei costumi nefasti di Roma Ladrona, quando era perfino troppo evidente da dieci o quindici anni che i leader della Lega erano diventati tra i membri più viziati ed arroganti della casta politica italiana e che Bossi non aveva realizzato niente – proprio niente – delle sue tante promesse elettorali, in particolare, un’Italia federalista. L’unico loro successo semmai era di avere creato una rete di clientela leghista in alcune regioni e città che assomigliassero alle clientele della prima Repubblica.

Quando Bossi ha cominciato ad imporsi sulla scena nazionale verso la fine degli anni ottanta, sembrava una novità potenzialmente importante per la politica italiana. Nonostante la volgarità della sua retorica antimeridionale, Bossi ha messo il dito su una piaga vera: l’eccessiva centralizzazione dello Stato italiano e la tendenza di uno stato invasivo e predatore di soffocare le migliori energie del paese.

Nel suo linguaggio nudo e crudo da uomo da bar, Bossi aveva espresso chiaramente alcuni sentimenti molto diffusi e spesso giustificati: “A Roma, mangiano i soldi che facciamo noi!” Se fosse stato un uomo di vera statura, se fosse cresciuto politicamente ed umanamente, Bossi avrebbe potuto, forse, superare i limiti xenofobici del suo messaggio politico e convincere altre regioni d’Italia, in particolare, quelle del Sud, che erano malservite anche loro da uno Stato troppo concentrato a Roma, da una partitocrazia che si intromette in tutti i punti nevralgici dell’economia italiana.

Ma piuttosto presto Bossi si è rivelato un uomo piccolo piccolo – incapace di andare oltre la politico dell’insulto, di allargare il suo discorso oltre il campanilismo nordista, appoggiandosi sempre di più sui sentimenti peggiori di odio razziale e religioso.

Bossi, miracolosamente, è riuscito a tenere tranquillo il suo elettorato pur prendendolo in giro in un modo sempre più palese. Ha mantenuto il suo profilo populista grazie al suo dito medio alzato e le sue battute volgari, becere e spesso violente, mentre tutto il suo comportamento politico andava in senso contrario. Da campione di Mani Pulite, motore del movimento anti-corruzione, Bossi si è rapidamente convertito in difensore dei privilegi della classe politica.

Da figura trasversale che ha lasciato il primo governo Berlusconi denunciando il colpo di spugna mirato a proteggere la famiglia Berlusconi dalle inchieste giudiziarie, Bossi è diventato l’alleato più fedele del grande corruttore. Improvvisamente, dopo aver parlato di Berlusconi come “Craxi con la parrucca” e come “il mafioso di Arcore”, Bossi ha fatto molto del lavoro sporco del Popolo della Libertà, appoggiando quasi tutte le misure fatte dagli avvocati di Berlusconi per toglierlo dai guai, per proteggere la sua azienda, annacquare il codice penale, azzerare processi in corso e rendere molto, molto difficile i processi di corruzione.

Doveva destare molti più sospetti l’aiuto finanziario che Berlusconi ha dato alla Lega per farla uscire dalla crisi - due milioni in forma di linea di credito garantita da una fideiussione personale di Silvio Berlusconi. Questo aiuterebbe a capire come mai Bossi si sia trasformato da cane arrabbiato del popolo del Nord in cagnolino della corte di Berlusconi dal 2001, anno del prestito, a oggi.

Conoscendo la “generosità” del Cavaliere non sarebbe fuori luogo sospettare che questi due milioni siano solo la punta dell’iceberg. La presenza del nome di Aldo Brancher nelle inchieste sulla Lega – uomo di fiducia di Berlusconi e figura chiave in molti processi di tangenti e corruzione – presenta vari scenari possibili. Doveva destare sospetti la promozione sfacciata da parte di Bossi della carriera “politica” del figlio Renzo, ragazzo poco brillante con una vita scapestrata – comportamento degno del peggiore craxismo oppure del dittatore serbo Slobodan Milosevic e suo figlio Marko.

In questi anni, Bossi, “ministro per le riforme”, non ha fatto niente per riformare l’Italia. Anzi, è stato uno dei pochi alleati di Berlusconi ha accettato le più grandi porcherie del Cavaliere: le decine di leggi ad personam mentre il federalismo rimaneva lettera morta. È stata la Lega – nella persona di Roberto Calderoli, uno dei nuovi triumviri della Lega Nord – a dare al paese la sua peggiore legge elettorale, quella che il suo stesso creatore ha definito “una porcata”. Una legge totalmente partitica che toglieva all’elettore la capacità di scegliere i propri rappresentanti, dando poteri quasi assoluti ai segretari di partito.
L’ipocrisia e la bancarotta ideale e politica di Bossi era evidente da anni ma lui, a differenza di Berlusconi, fino ad ora non ha dovuto mai pagare un vero prezzo politico. Anche se la folla leghista ancora lo osanna, forse la feccia che sta salendo dal pozzo cambierà il quadro. Bossi dimostra di non aver capito niente: copre di insulti e minacce i giornalisti che gli fanno domande legittime sui soldi scomparsi dalle casse della Lega. Ma ormai Bossi sembra a quasi tutti, come è sembrato a noi da un pezzo, solo un povero pagliaccio e un cialtrone.


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10 marzo 2012

IN ITALIA ORAMAI CHI CI RAPPRESENTA NELLE ISTITUZIONI, LASCIA PENSARE MALE!!!!! MENTRE PLACIDO RIZZOTTO VENNE UCCISO DALLA MAFIA, PER LA SUA ONESTA' POLITICO-INTELLETTUALE

 

IL CORSIVO

I Partiti in Italia hanno un costo molto elevato, pagato da tutti noi. Nel nostro paese, pur avendo gli italiani espresso la chiara volontà di non dare denaro pubblico ai partiti, attraverso il referendum del 1993 (oltre il 90% degli elettori votò contro), i Partiti possono ottenere finanziamenti molto elevati. La gente crede che i Partiti non siano finanziati con denaro pubblico, e non è stata informata quando, nel 1999 è stata approvata una legge che di fatto reintroduceva il finanziamento pubblico ai partiti chiamandolo "rimborso elettorale". Nel 2002 tutti gli schieramenti, ad eccezione dei radicali, votarono a favore della nuova legge, la n. 156 del 26 luglio 2002, che titolava "Disposizioni in materia di Rimborsi Elettorali". La legge abbassava il quorum di accesso al rimborso dal 4% all'1% e aboliva il tetto di spesa, permettendo a quasi tutti i partiti di ricevere somme molto alte di denaro pubblico. Ad esempio, Berlusconi ha incassato, dopo le ultime elezioni, 41 milioni di euro per Forza Italia, la Margherita ne ha presi 20 milioni, l'Udc 15 milioni, i Ds 35 milioni, An 23 milioni, Rifondazione 10 milioni,(2) ecc.
Pensate quanto si riuscirebbe a risparmiare se si distruggesse l'attuale sistema e si eleggessero alcune persone fidate scelte dal basso, che si occuperanno dei nostri interessi e non di quelli di chi ci sta colonizzando.

 

 

    Lombardia, Emilia Romagna, Toscana

Per concludere affari immobiliari in Lombardia era necessario passare “per Boni e Ghezzi”. Cioè Davide Boni, presidente leghista del consiglio regionale, e Dario Ghezzi, suo stretto collaboratore, indagati per corruzione. Ad affermarlo è un altro indagato, Gilberto Leuci (leggi l'articolo). Ma la vicenda che travolge il centrodestra in Regione Lombardia è ora affiancata da un altro scandalo che si abbatte sulla giunta milanese di centrosinistra: a dicembre l'amministrazione Pisapia cede il 29,7% al fondo F2i di Vito Gamberale. In una telefonata il manager già sapeva di essere il vincitore. Fu aperto un fascicolo trasmesso a Milano, ma del quale, ad oggi, si sono perse le tracce (articolo di Luigi Franco). Intanto Gamberale e Riccardo Conti, per dieci anni assessore regionale ai Trasporti in Toscana sono indagati a Firenze (leggi l'articolo)  










ONORIAMO INVECE PLACIDO RIZZOTTO

 Placido Rizzotto. . La polizia scientifica di Palermo non ha dubbi: quelle poche ossa estratte tre anni fa dalla foiba di Rocca Busambra, a Corleone, sono di Placido Rizzotto, il sindacalista scomparso il 10 marzo del 1948 e poi ucciso dalla mafia. UN GIALLO DURATO 64 ANNI. Si è chiuso così un giallo durato 64 anni. «Finalmente», ha detto il nipote omonimo, «siamo riusciti a smontare l'ulteriore tentativo di cancellare la memoria di Placido Rizzotto e di depistare le indagini con false indicazioni sul luogo della scomparsa di mio zio». «A Corleone i mafiosi hanno tutti una tomba nel cimitero», aveva denunciato più volte. «Per lui però non c’è ancora nessun loculo».DNA COMPATIBILE AL 76%. Ora almeno un tomba su cui portare fiori potrebbe esserci. Il 9 marzo la scientifica ha infatti confermato la compatibilità al 76% tra il dna estratto dai resti di Carmelo Rizzotto, padre di Placido, morto anni fa e riesumato proprio per questo scopo, e quello delle ossa trovate nel 2009. «Finalmente», ha detto «siamo riusciti a smontare l'ulteriore tentativo di cancellare la memoria di Placido Rizzotto e di depistare le indagini con false indicazioni sul luogo della scomparsa di mio zio». Il boss medico contro il sindacalista testardo Placido Rizzotto in una foto d'epoca. . È una storia tragica quella del sindacalista di Corleone. Una storia che parla di lotte contadine, di violenza mafiosa e di tradimenti. Placido aveva 34 anni quando quella sera di marzo del 1948 uscì dalla Camera del lavoro. Erano passate da poco le 22 e al varco trovò ad attenderlo Luciano Liggio, non ancora il capo indiscusso di Cosa Nostra, ma già uno dei killer più 'affidabili' e spregiudicati di Michele Navarra, il medico condotto a capo della mafia di Corleone. L'OPPOSIZIONE DEI PROPRIETARI TERRIERI. Rizzotto dava fastidio a Navarra e ai proprietari terrieri della zona, perché si era intestardito nel guidare il movimento dei contadini per l’occupazione delle terre. Gli altri sindacalisti si accordavano, scendevano a patti, capivano che quei poveracci dei mezzadri non avevano speranze. Lui invece no. S’impuntava, credeva che le rivoluzioni contadine che erano state fatte al Nord, dove aveva combattuto come partigiano socialista nelle brigate Garibaldi, potessero essere replicate anche in Sicilia.«TRASUDAVA SOCIALISMO». «Ho conosciuto Rizzotto», ha raccontato a Lettera43.it l’ex dirigente della Cgil Nicola Cipolla, «quando tornò in Sicilia dopo la liberazione. Era un ragazzo sveglio e capace. Si era formato nella lotta partigiana e trasudava socialismo. Una volta a Corleone s’iscrisse al Psi e guidò la Camera del lavoro, che nel piccolo paese in provincia di Palermo era frequentata soprattutto da poveri contadini».«DICEVA CHE POTEVAMO FARCELA». In breve tempo Rizzotto divenne un punto di riferimento per i braccianti sfruttati dai padroni. «Diceva che uniti potevamo farcela, che noi eravamo più numerosi», ha ricordato Michele Bonura che, all’epoca della scomparsa del sindacalista, era un giovane contadino. Il pedinamento in periferia e i tre colpi di pistola nella notte (© ansa) La polizia scientifica analizza i resti di Placido Rizzotto, il sindacalista ucciso dalla mafia nel 1948. . Don Michele Navarra però non vedeva di buon occhio le iniziative del sindacalista socialista. «Rizzotto vuole portare un poco di Nord anche qui a Corleone», scherzava il boss mafioso al bar. Intanto, però, aveva organizzato a dovere la sua eliminazione impartendo a Liggio ordini precisi: quel sindacalista doveva sparire. L'ELIMINAZIONE DEL CADAVERE. Rizzotto, quel 10 marzo, uscì dalla Camera del lavoro con un amico, Pasquale Criscione, che lo convinse ad andare verso la periferia della città. Liggio li seguì nel buio. E non appena Criscione tornò indietro improvvisamente, lasciando solo l'amico, il killer esplose tre colpi di pistola. Poi Navarra si liberò del cadavere gettandolo nella scarpata di Rocca Busambra, sicuro di non essere stato visto da nessuno. IL TESTIMONE UCCISO CON UN'INIEZIONE. Solo che nei dintorni, quella sera, c’era un ragazzino, il pastore Giuseppe Letizia che vide tutto. Anche se a farlo tacere ci pensò Navarra in persona che, con la scusa di vaccinarlo, lo uccise con un’iniezione letale: un monito per quanti in quella Corleone in bianco e nero cercavano d’uscire dalla morsa dell’omertà. Leoluchina Soresi, da fidanzata a complice (© ansa) Un ritratto di Placido Rizzotto. Dopo aver combattuto come partigiano al Nord, era tornato a Corleone per guidare la Camera del lavoro. . L’unica a non essersi mai arresa al silenzio fu una giovane maestra elementare, Leoluchina Soresi, che in paese era considerata da tutti la fidanzata di Rizzotto. LE INDAGINI DI DALLA CHIESA. Soresi chiese giustizia e che venisse fatta luce sull’omicidio di Rizzotto. Per questo si rivolse al capitano dei Carabinieri di Corleone, che era un giovane piemontese e si chiamava Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il futuro prefetto 'senza poteri' di Palermo (assassinato da Cosa Nostra il 3 settembre del 1982) arrestò subito due complici di Liggio: Vincenzo Collura e lo stesso Pasquale Criscione, il traditore di Rizzotto. I due ammisero di avere avuto un ruolo nel sequestro del sindacalista. In tribunale però ritrattarono e vennero assolti. KILLER LATITANTE FINO AL 1964. Liggio invece si diede alla latitanza. Venne arrestato soltanto nel 1964 e per tutti fu una sorpresa scoprire che a dargli asilo era stata proprio Leoluchina Soresi, l’ex fidanzata di Rizzotto, che dopo aver chiesto giustizia per il suo uomo, si era ritrovata ad accudirne il carnefice. Rivoluzioni soffocate nella violenza, omertà e tradimenti: la storia di Rizzotto è quasi una metafora della condizione siciliana. Una storia su cui dopo 64 anni si può finalmente raccontare la fine.

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9 gennaio 2012

NEVE E GELO SOLTANTO DALLA TERZA DECADE DI GENNAIO 2011

QUESTO STRANO INVERNO!!!!

Meteo Emilia Romagna, gelo e neve nella terza decade di gennaio?

Meteo, terza decade di gennaio con gelo e neve?

Sole e freddo al primo mattino caratterizzeranno la settimana meteorologica dell'Emilia Romagna. L'alta pressione delle Azzorre conquisterà il Mediterraneo, determinando fino a metà mese condizioni di tempo stabile

di Redazione 08/01/2012

    AGGIORNAMENTI VIA MAIL

     

    Sole e freddo al primo mattino caratterizzeranno la settimana meteorologica dell'Emilia Romagna. L'alta pressione delle Azzorre conquisterà il Mediterraneo, determinando fino a metà mese condizioni di tempo stabile, con possibili velature. Le temperature minime oscilleranno tra -2 e 2°C, mentre le massime tra 8 e 11°C. I venti soffieranno deboli, mentre il mare sarà quasi calmo. Qualche significativa novità è prevista per la terza decade di gennaio.

    I modelli matematici europei e americani intravedono la possibilità che una massa d'aria gelida penetri dall'Est Europa nel Mediterraneo. Una simile configurazione sarebbe tale da determinare condizioni di instabilità, con nevicate anche in pianura. I segnali di un cambiamento arrivano anche da un graduale riscaldamento in stratosfera, che determinerebbe un indebolimento del vortice polare.

    Un campo anticiclonico sull'atlantico proietterà invece aria gelida dal Polo verso le latitudini meridionali. Nei prossimi giorni si avranno maggiori dettagli su questa possibile svolta meteorologica, tanto attesa anche in funzione dell'emergenza idrica. Un buon accumulo di neve sui rilievi non porterebbe benefici solo dagli operatori sciistici, ma servirebbe ad alimentare l'invaso di Ridracoli in attesa della stagione estiva.



    Potrebbe interessarti:http://www.ravennatoday.it/cronaca/meteo-gelo-neve-terza-decade-gennaio-2012-alta-pressione-russa-emilia-romagna-che-tempo-fa-siccita-crisi-idrica-pioggia.html
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    Rommel dal Colovrat al Matajur


    Fu il ventiseienne ufficiale delle truppe alpine tedesche, Erwin Johannes Rommel (1891 - 1943), a mettere piede sulla vetta del Matajur nella tarda mattinata del 26 ottobre al ter­mine di una serie di veloci ed audaci azioni che permisero alle sue truppe di conquistare, nel corso della notte e delle pri­me ore del mattino, il paese di Jevšcek, il monte Cragonza e il Mrzli Vrh.
    Ma a questo punto é forse necessario fare un passo indietro per ripercorrere il cam­mino fino al Matajur fatto da quel giovane tenente che diven­terá uno dei protagonisti della seconda guerra mondiale e verrá ricordato come la «Volpe del deserto».
    Per queste sue azioni sulle nostre montagne Rommel verrá insignito della piú alta onorificenza dell’eser­cito tedesco.

    Reduce dalla cam­pagna di Romania, Erwin Rom­mel arriva sul fronte dell’Ison­zo, precisamente a Kneža, il 21 ottobre, dopo lunghe marce notturne da Kranj. E arruolato nel battaglione da montagna Wtittemberg, che entra a far parte della 14. armata di nuova formazione e viene assegnato al Corpo alpino.
    Nel quadro dell’attacco al fronte italiano il battaglione di Rommel ha il compito di proteggere il fianco destro del reggimento guardie del corpo, di neutralizzare le batterie italiane presso Foni, di conquistare il Kolovrat e di arrivare fino al Matajur.

    Supe­rate nella notte e nel mattino del 24 ottobre la prima posizione italiana nel fondovalle e la seconda a metá costa, verso le 11 Rommel si trova sul Hjevnik e si dirige verso il Kolovrat.
    Dopo la notte passata all’addiaccio, al mattino del 25 ottobre parte l’offensiva alle postazioni italiane ben posizio­nate per difendersi dall’attacco degli austro-tedeschi dal ver­sante che guarda l’Isonzo.
    Rommel non affronta diretta­mente le posizioni italiane, ma si infila con astuzia e circospe­zione tra le maglie della fitta rete di postazioni e attacca da tergo le truppe italiane che sono costrette ad arrendersi.

    Dopo aver conquistato il Kolovrat, si dirige verso il monte Cucco, arriva a Ravne e da qui piomba sulla strada che collega Cepleti­schis a Luico.
    Qui fa prigionieri cinquanta ufficiali e duemila soldati della quarta divisione Bersaglieri.

    Da questa posizione nel pomeriggio gli uomini di Rom­mel si dirigono verso Jevšcek, il Cragonza e il Mrzli Vrh, che vengono conquistati nella notte e nelle prime ore del mattino del 26 ottobre.
    Anche queste posizioni vengono raggiunte quasi senza spargimento di san­gue: l’astuzia, l’audacia, la velocitá e la sorpresa sono le componenti essenziali dell’ope­razione.
    Le truppe italiane, che aspettano il nemico rivolte ver­so la valle dell’Isonzo, vengono colte alle spalle e non resta loro che deporre le armi.

    Ecco come lo stesso Rommel descrive la resa del primo reggimento della brigata Salerno attestato sul Mrzli Vrh:
    «Dal nemico ci separano ormai solo centocin­quanta metri!
    Poi, improvvisa­mente, la massa lassú comincia a muoversi.
    I soldati si precipi­tano verso di me sul pendio trascinando con loro gli ufficiali che vorrebbero opporsi.
    I solda­ti gettano quasi tutti le armi.
    Centinaia di essi mi corrono incontro.
    In un baleno sono cir­condato e issato sulle spalle ita­liane.
    “Viva la Germania!”
    gri­dano mille bocche.

    Un ufficiale italiano che esita ad arrendersi viene ucciso a fucilate dalla propria truppa.
    Per gli italiani sul Mrzli Vrh la guerra é finita.
    Essi gridano di gioia».
    (E. Rommel, Fanterie all’attacco, Longanesi, Milano 1972, p. 303)

    «Mentre il reggimento disarmato si mette in marcia nella direzione della valle, ?continua il giovane ufficiale ?il distaccamento Rommel sfila sotto l’attendamento italiano.
    Alcuni italiani catturati mi han­no comunicato poco prima che sulle pendici del Matajur si tro­va il secondo reggimento della brigata Salerno, un famosissimo reggimento italiano ripetu­tamente citato da Cadorna nell’ordine del giorno con paro­le di lode per le eccezionali pre­stazioni in presenza del nemico. Questo reggimento ci sparerá certamente addosso, hanno det­to, per cui .dobbiamo stare in guardia» (p. 303).

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    22 novembre 2011

    LA CRISI : I SUOI PERCHE' ED I SUOI TERMINI, NON COMPRENSIBILI A TUTTI


    Perchè c'è crisi?
    di Roberto Molinari

    Da quello che si sente dire, sia dai giornali che dalla televisione e dai governi, è difficile comprendere il perchè di questa bella crisi economica che stiamo attraversando. Si ha l'impressione che "tacciano" i veri motivi, che non vogliano spiegarne le cause reali. Quando ne discutono, lo fanno usando termini che ai più risultano incomprensibili. Non si capisce assolutamente niente! Spread, Btp, Bond, Bot, CZT, ecc. Poi ci sono queste agenzie o associazioni di Rating, cioè di valutazione, che valutano se un intero paese è più o meno solvibile. Ma su che basi riescono a sputare le loro sentenze? Con quali strumenti? Chi sono Standard & Poor's, Moody's e Fitch, in definitiva? I padroni del mondo? Di quello finanziario certamente lo sono!





    E' morto don Mazzi


    il parroco del dissenso

    E' stato uno degli animatori del cattolicesimo di base, protagonista alla fine degli Anni '60 di un clamoroso scontro con l'allora arcivescovo di Firenze, Ermenegildo Florit

    E' morto don Enzo Mazzi animatore della Comunità dell'Isolotto che oggi nella sede di via degli Aceri 1 alle ore 10,30 lo ricorderà. Il sindaco Matteo Renzi ha detto: "Con Mazzi se ne va una figura fortemente legata alla città e in particolare al quartiere dell'Isolotto, dove il suo impegno si è protratto fino agli ultimi giorni. Ai familiari e alla sua comunità vanno le nostre sentite condoglianze".

    Don Mazzi è stato un collaboratore di Repubblica, per anni i suoi interventi hanno accompagnato i lettori e hanno spiegato la posizione di quei cattolici che non sempre si riconoscevano nelle gerarchie ecclesiastiche.

    Nato nel 1927, fu nominato parroco dell'Isolotto, uno dei grandi quartieri popolari di Firenze, nato del Dopoguerra. La nuova chiesa ospitava un gruppo di sacerdoti e laici che risentiva del clima del Concilio Vaticano II sulla scia del pensiero di Giorgio La Pira, Ernesto Balducci e Lorenzo Milani.

    La Comunità abolì la separazione fra ricchi e poveri, clero e laici: in canonica furono alloggiati tre nuclei familiari, ex carcerati, disabili. La Comunità solidarizzava con quell'area cattolica che non si riconosceva più nella Dc. Don Mazzi contribuì a realizzare dentro la canonica un asilo, una piccola fabbrica, un laboratorio per invalidi. Le sue posizioni erano sempre più in contrasto con la curia fino ad arrivare allo scontro dell'autunno del 1968 quando un'assemblea della Comunità richiamò 10mila persone e la vicenda divenne

    un caso internazionale. Il cardinale Ermenegildo Florit, decise di reprimere duramente il dissenso: intimò a Mazzi e ai suoi collaboratori di lasciare la chiesa sostituendolo con un nuovo parroco. Cinque sacerdoti e tre laici furono incriminati dalla magistratura.

    Da quel momento don Mazzi continua a lavorare, ma dentro la sua comunità di base che si riunisce in piazza dell'Isolotto proprio davanti alla chiesa. Soltanto alla fine degli Anni '80 si è avviata una normalizzazione dei rapporti grazie all'intervento del cardinale Silvano Piovanelli.

    Innumerevoli i suoi scritti e le sue pubblicazioni sui temi legati alla religione, al sociale e alla tolleranza della chiesa.

    Guarda la storia di don Mazzi

    La redazione di Repubblica-Firenze ricorda con affetto l'intelligenza, il coraggio, l'indipendenza di pensiero di Enzo Mazzi.

    (22 ottobre 2011)


    Bologna | Cronaca | da Redazione Il Fatto Quotidiano


    18 ottobre 2011

    Fermi tutti. Dopo anni di lavori, di cantieri, dopo che una città per anni è stata messa a soqquadro per i lavori di rifacimento delle strade con una riorganizzazione spesso caotica della circolazione, la giunta guidata da Virginio Merola annuncia che i lavori per il Civis vanno fermati, e subito. Anche perché c’è il rischio che i finanziamenti da Roma non arrivino più visto la recente bocciatura del mezzo da pare del ministero. La sospensione è arrivata con un comunicato congiunto firmato dal sindaco e da Francesco Sutti, presidente di Atc, l’azienda dei trasporti bolognese. Lo scarno annuncio della interruzione dei lavori per il tram su gomma è arrivato nel pomeriggio, alla chetichella, quasi che il Comune e sopratutto Atc, volessero evitare il clamore.

    “Dopo il giudizio negativo di giugno da parte della commissione ministeriale sulla sicurezza del mezzo, non potevamo prenderci il rischio di andare avanti con dei lavori che, dopo quella relazione, rischiano di perdere i finanziamenti”, spiega in serata a ilfattoquotidiano.it l’assessore comunale alla mobilità, Andrea Colombo. “Finora le opere realizzate hanno avuto una copertura finanziaria assicurata. Per il futuro non potevamo rischiare di investirli senza certezze dal ministero”.

    Nella nota congiunta di Merola e Sutti è posto al centro dell’attenzione proprio il sistema di guida ottica che, secondo il rapporto della direzione dei lavori (paradossalmente diretto dalla stessa Atc che è sia stazione appaltante che soggetto attuatore del faraonico progetto, ndr), non corrisponde a quanto contrattualmente previsto sulla base dell’offerta presentata dal costruttore in sede di gara.

    Insomma il problema è il mezzo e il sindaco già un mese fa aveva espresso la sua intenzione di “rottamarlo”. Il Civis, questo “bisonte” della strada ideato durante gli anni della giunta di centrodestra e proseguito negli anni della giunta Cofferati, in teoria avrebbe dovuto essere guidato una specie di pilota automatico (comunque assistito da un’autista), attraverso un lettore ottico. In realtà, anche con una normale pioggia, questo lettore avrebbe potuto essere messo fuori uso. Inoltre il mezzo era stato contestato in questi anni, oltre che per l’ingombro e l’impatto sulle piccole strade medievali di Bologna, anche per il suo posto di guida centrale che aveva allarmato gli autisti e i loro sindacati.

    Il 1 giugno scorso una commissione ministeriale aveva bocciato il filobus, ma i lavori stradali erano proseguiti. Via Mazzini, per esempio, una arteria fondamentale per il traffico cittadino, era stata chiusa nei mesi scorsi mettendo in ginocchio il traffico di quella zona della città.

    Oggi la decisione improvvisa per evitare di continuare a investire su un progetto basato sulle capacità di prestazione e garanzie di sicurezza del mezzo diverse da quelle previste dal contratto, per di più senza che il Ministero dei trasporti si sia definitivamente espresso in merito alla sicurezza del veicolo. “Abbiamo atteso la fine dei lavori di via Mazzini, gli ultimi al momento ancora coperti finanziariamente perché iniziati prima del giudizio da parte della commissione”, spiega Colombo.

    Teoricamente, dunque, la sospensione dei lavori di oggi non mette la parola fine ai lavori stradali, in attesa di capire se Irisbus, la società che dovrebbe fornire i mezzi e che con il Consorzio cooperative costruzioni ha vinto l’appalto, proporrà dei mezzi più adeguati e sicuri. “Apriremo un confronto diretto con Irisbus per chiedere le modifiche a quel mezzo”, spiega Colombo. Il comunicato diffuso nel pomeriggio era stato ancora più chiaro: “In mancanza di questo (le modifiche, ndr), “procedere oggi con la realizzazione di lavori per opere che potrebbero poi risultare non integrate con le necessarie varianti, non rappresenterebbe certo un buon servizio alla città, ma solo un impegno di risorse allo stato ingiustificabili.

    Con decorrenza immediata, sono quindi sospese tutte le opere civili delle tratte restanti rispetto a quelle già completate dai lunghi lavori svoltisi negli ultimi mesi, sia a Bologna che a San Lazzaro di Savena. Sempre secondo quanto affermano Atc e Comune, per evitare ulteriori disagi per chi viaggia nella parte Est della città “saranno in ogni caso portati a termine i lavori in corso di esecuzione relativi agli impianti della trazione elettrica, semaforici e di pubblica illuminazione”.

    I lavori stradali fino a oggi erano considerati, da tutti gli attori dell’affare Civis, necessari, una specie di scusa per sistemare le strade. Vero, anche se alcune particolarità del Civis avevano portato a opere discutibili. Le fermate del Civis per esempio, poste in mezzo alla carreggiata, avevano dato vita nel centro di Bologna a una circolazione stradale un po’ caotica e a volte quasi comica (vedere, per credere, il centralissimo incrocio via riva di Reno con via Marconi). Altro caso: i passeggeri degli autobus da quando sono state costruite le nuove pensiline nel 2009 sono stati spesso costretti, per salire o scendere dai mezzi, a camminare sul ciglio di un marciapiede alto e stretto, col rischio della caduta sulla strada in ogni momento.

    L’altro risvolto della grande truffa già costata oltre 150 milioni di euro è quello giudiziario. All’inizio del 2011 un’inchiesta della Procura della Repubblica di Bologna travolge 17 persone. Tra gli indagati nomi di spicco come quello dell’ex sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca, il numero uno del Ccc Piero Collina, l’ex direttore del Comune di Bologna e diverse altre persone tutte indagate per reati che vanno dalla corruzione alla frode.

    Intanto esultano gli oppositori dell’opera. Ci sono i grillini, che con il consigliere regionale Giovanni Favia attaccano il Comune: “I cittadini bolognesi ora devono ricevere delle scuse e, nel nostro piccolo, anche il Movimento 5 Stelle. Da quando eravamo in Comune, nel 2009, le nostre denunce – documenti alla mano – sono sempre passate inosservate o derise”. Il leghista Manes Bernardini invece chiede la testa del presidente Atc Sutti.


    ALLORA QUESTI LAVORATORI EXTRACOMUNITARI, SONO DAVVERO UTILI
    A PRODURRE TRADIZIONI GASTRONOMICHE ITALIANE.....E PENSARE CHE
    QUALCHE GRUPPO POLITICO DI CASA NOSTRA,VORREBBE RISPEDIRLI AL MITTENTE!

    Il Grana lo fanno i sikh, la fontina valdostana i marocchini

    sikhLa cosa più divertente è che i primi ad accorgersene siano stati quelli del New York Times, anzi della sua versione globale, l’International Herald Tribune. Ma è pur vero che certi prodotti made in Italy, soprattutto nel settore gastronomico, sono patrimonio internazionale, e allora la curiosità è un po’ di tutti. Fatto sta che l’idea che il Grana Padano, alimento doc con valore di brand, uno dei simboli gastronomici d’Italia, potrebbe mancare dagli scaffali del supermercato se non fosse per i lavoratori provenienti dal Punjab. Com’è possibile? In realtà è molto semplice. Ci sono lavori che (si sa già da tempo) gli italiani non vogliono più fare. Tra questi, il lavoro nei caseifici, altro che mucca Carolina. E allora ecco intervenire la manodopera indiana, che in provincia di Cremona è particolarmente attiva, visto che le valli lombarde producono un milione di tonnellate di latte ogni anno, un decimo della produzione nazionale.

    Qualcuno ricorderà che questa è la stessa zona (esattamente si parla di Pessina, paesino in provincia di Cremona) in cui, un paio di mesi fa, è stato inaugurato il tempio sikh più grande d’Europa, con capienza per seicento persone. Una festa gioiosissima, colorata, che ovviamente non è passata inosservata ai leghisti, che piantonano la loro roccaforte come uno dei baluardi per eccellenza dell’orgoglio padano. E allora, come si fa a coniugare le due cose? Il sindaco di Pessina Dalido Malaggi, intervistato dalla testata americana, ha affermato: “Gli indiani sono arrivati in un momento in cui i vecchi lavoratori dei caseifici andavano in pensione, senza nessun giovane a sostituirli. Loro sapevano già portare avanti un’impresa casearia, erano perfetti, e hanno salvato un’economia che altrimenti sarebbe andata a rotoli”. E in effetti l'entusiasmo degli indiani per questo lavoro c'è, come spiega Jaswinder Duhra, che vive in provincia di Cremona da 25 anni e che dice: "Per molti di noi è stato naturale trasferirsi proprio qui, perché siamo abituati ad avere delle mucche nelle nostre case in Punjab, non abbiamo avuto nessuna difficoltà a gestire questi allevamenti per la produzione del latte".

    Non è dunque un caso che un cartello all’ingresso di Pessina affermi “Comune esente da pregiudizi razziali”. Un’apertura mentale che ha turbato le camicie verdi, che col consigliere provinciale Gelmini affermano: “I sikh hanno costumi troppo diversi dai nostri, fanno matrimoni combinati e indossano il kirpan, la spada rituale, che però è un’arma, è pericolosa”. I cittadini di Pessina sono poco convinti, e organizzano per questi sorridenti e solerti lavoratori che hanno risollevato le sorti della zona crosi di italiano e programmi di formazione, perché temono molto il rischio di una mancata integrazione, che porterebbe i sikh ad andarsene. E invece il desiderio di tutti è che restino lì, e che prendano la cittadinanza italiana.

    Cosa che si spera avvenga anche in Val D’Aosta, dove la fontina tanto amata anche nel resto d’Italia viene prodotta soprattutto grazie alla manodopera degli immigrati marocchini, albanesi e polacchi. Che dire poi di uno dei piatti tipici della cucina piemontese, il buon fritto misto di tradizione molto antica (risale ai tempi in cui gli animali si macellavano in casa e non si buttava via niente) che oggi viene cucinato soprattutto dai cinesi?


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    3 ottobre 2011

    MALESSERE LEGA... lo spiega un redattore di un importante settimanale cattolico padovano, dove il partito di Bossi ha sempre avuto solide basi..

    Malessere Lega versione testuale

    Un uomo solo al comando

    Insofferenza, scollamento,fastidio, nel Carroccio i malumori crescono, mentre il leader storico appare sempre più isolato. La base mugugna e a volte grida
    Un uomo solo al comando: era Fausto Coppi, 1949, terzultima tappa del Giro d’Italia, cinque colli da scalare. Oggi quell’immagine vale per Umberto Bossi, ma con taglio opposto. Se per il campionissimo si trattò di una marcia trionfale, per l’uomo che ha inventato la Lega e che la guida da un quarto di secolo sta trasformandosi in un mesto viale del tramonto.
    Dopo undici anni, il patto di ferro con Berlusconi lo espone a una duplice e sempre più pesante contestazione: quella dei fedelissimi che lo seguono dalla prima ora, e che hanno sempre risposto ai suoi appelli con una massiccia mobilitazione; quella degli elettori che negli ultimi anni hanno investito nella Lega le residue speranze di far diventare finalmente l’Italia un Paese moderno. Perché parlando del Carroccio, non bisogna mai dimenticare che i suoi consensi affondano in due terreni, e che questa duplice sorgente è documentata dall’alternante andamento dei voti.
    Dal 2001 al 2006, la Lega ha viaggiato con una scarna percentuale a una sola cifra, inchiodata a un modestissimo 4 per cento: continuavano a votarla i “duri e puri”. Nel 2008 ha più che raddoppiato i voti approdando a una percentuale a due cifre, con un incremento continuato nelle europee 2009 e nelle regionali 2010: indice di un elettorato aggiuntivo proveniente soprattutto dal Pdl ma non soltanto.
    Entrambe le componenti si stanno stancando. La base dei fedeli rumoreggia in tutti i luoghi dove le è concesso: al punto che ormai da mesi Radio Padania ha spento i microfoni delle telefonate degli ascoltatori, giunti a toni pesantissimi nei confronti dell’acquiescenza a Berlusconi. L’area del voto aggiuntivo a sua volta sta perdendo fiducia nella Lega, come testimoniano i sondaggi più recenti che la riportano sotto il 10 per cento, perché tocca con mano che non solo non riesce a schiodare le riforme vere di cui il Paese ha bisogno, ma si accoda al Cavaliere per salvarne il posto. Ultimo episodio, il voto contro l’arresto di Milanese, con scelta e motivazioni esattamente opposte a quelle che avevano ispirato poche settimane fa l’analogo voto su Papa. Ma solo l’ultimo, appunto. Perché in molti, a partire dagli oltre 300 sindaci leghisti, protestano per i tagli pesantissimi subiti dalla finanziaria e rincarati dalla manovra. E non capiscono perché la Lega a palazzo Chigi e in Parlamento abbia avallato provvedimenti come i fondi aggiuntivi ai Comuni di Roma e Catania, o alle Regioni Calabria e Lazio, e come il voto con cui si è dato credito alla risibile tesi che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
    Solo al comando, Bossi appare per giunta sempre più logoro, e non solo fisicamente. Alle sue spalle è già partita la lotta di successione, al di là delle smentite di rito dell’apparato; ed è lotta intrisa di veleni, come dimostrano su un versante gli attacchi alla moglie del “senatùr” accusata di essere al centro di un “cerchio magico” che lo tiene in ostaggio; e dall’altro le bordate del neonato sito Velina Verde contro Maroni, imputato esplicitamente di legami con la massoneria. Ad appesantire il clima c’è la tendenza bossiana a favorire una vera e propria successione dinastica, investendo sul campo come Bossi II un figlio a dir poco evanescente: che già sta sullo stomaco a molti leghisti per essere stato catapultato d’autorità in Consiglio regionale lombardo, con tanto di ricchi emolumenti, dopo essere stato capace di acquisire la maturità a scuola solo per forza di inerzia.
    A tutto questo, il Capo, come tutti lo chiamano, C maiuscola inclusa, ha reagito rispolverando la vecchia e logora carta della secessione, esibita la prima volta ben 15 anni fa senza seguito alcuno. Un bluff smontato dai numeri: nella Padania che dovrebbe dire addio all’Italia, la Lega conta sul 20 per cento dei voti. Come dire che 8 “padani” su 10 la pensano diversamente; senza contare che a questi va sommato quel 30 per cento di astensionisti che hanno disertato le urne.
    Al Carroccio vanno riconosciuti meriti oggettivi per i non pochi elementi di novità che ha introdotto su un’ingessata scena politica a partire dagli anni Novanta; e in quest’arco di tempo è cresciuta anche una generazione di amministratori locali che hanno saputo conquistarsi sul campo la fiducia della gente. Ma proprio per questo, è impensabile che a distanza di tanto tempo il movimento debba ancora rimanere inchiodato all’autoproclamato dogma dell’infallibilità di Bossi, e al suo concetto di partito personale da gestire come un affare di famiglia. Coppi, quella volta, arrivò al traguardo rifilando oltre dieci minuti di distacco a un tipo tosto come Bartali.
    L’uomo solo Bossi rischia di finire fuori strada. E con lui il movimento cui ha dato vita.
    Francesco Jori

    A VIAREGGIO SI PARLA DI SESSUALITA' TRA GLI STUDENTI DELLE SUPERIORI

    È una novità della sessualità moderna: le ragazze tendono sempre più a fare “chiacchiere da bar”, quelle che un tempo erano soprattutto appannaggio maschile. E così facendo hanno maturato una tendenza alla competizione che spesso le porta a pensare “mamma mia non sono all'altezza”: una sorta di ansia da prestazione al femminile.

     



    Di questo, e di tante altre questioni legate alla sessualità, si è parlato ieri a Viareggio al Festival della Salute nel corso di una “lezione dal palco” tenuta agli studenti delle superiori dalla dottoressa Roberta Giommi, sessuologa dell'Università di Firenze e scrittrice: “Io lo definisco 'orgasmo sociale' – ha spiegato la dottoressa - È un modo di vivere la sessualità tipico dei nostri tempi che però spesso finisce per essere dannoso, perché i ragazzi si terrorizzano di fronte alle ragazze, diventate così competitive. E le stesse ragazze, che spesso vogliono sembrare disinvolte a tutti costi, spesso invece non lo sono davvero e finiscono per autofrustrarsi”. Ma i temi affrontati dalla dottoressa Giommi insieme alla folla di ragazzi (curiosi ma molto timidi) che ha preso parte al dibattito sono stati molti. Molte le domande curiose rivolte dagli studenti alla dottoressa. Una ragazza ha domandato se fosse “anormale” perché non praticava autoerotismo, un ragazzo ha chiesto quale fosse il metodo contraccettivo più sicuro, un'altra ragazza ha chiesto se la pillola anticoncezionale fosse cancerogena, un altro ragazzo ancora ha domandato se la pornografia facesse male alla salute.


    AL DI LA' DI QUESTO CONCETTO, utile o inutile, l'orgasmo resta un mistero

    Fatto sta che comunque molte donne ed esperti continuano a non concordare con chi considera l’orgasmo femminile un puro piacere fine a sè stesso, come ad esempio Alessandria Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Resnati di Milano, che sostiene che esso “è necessario per la riproduzione perché facilita la fecondazione: la contrazione orgasmica dell’utero risucchia letteralmente lo sperma facilitando la risalita. Quindi questo momento di piacere ha una funzione biologica importantissima. L’orgasmo vaginale è utilissimo anche a rafforzare il legame tra amanti e la coppia che si stabilizza rappresenta una garanzia per i piccoli“.

    Dello stesso parere Francesca Romana Tiberi, presidente dell’Associazione italiana di sessuologia e psicologia relazionale, secondo cui l’orgasmo “va comunque considerato molto utile a prescindere da ogni valutazione scientifica: se la sessualità in una coppia è arricchita dall’appagamento femminile, i tentativi che la donna farà di cercare un’eventuale gravidanza saranno maggiori“.

    (web)

    LO STATO SOCIALE,SEMPRE PIU' PRECARIO,I TAGLI ALLA SANITA' E L'AUMENTO DEI CASI DI POVERTA', CI RIPORTANO QUELLE MALATTIE CHE PENSAVAMO FOSSERO SPARITE  DAL NOSTRO PAESE..lo rivela un grande quotidiano nazionale

    Tubercolosi, scabbia, sifilide
    Tornano le malattie della povertà

    I casi dell'ospedale Gemelli a Roma e della scuola Da Vinci a Milano fanno emergere un problema serio. Il contagio parte dall'impossibilità del sistema (a causa dei tagli) a fare prevenzione nelle classi sociali più deboli. Il ministero minimizza, ma i medici che lavorano per strada con i derelitti dicono che il fenomeno è preoccupante e Giulia Bongiorno, avvocato e deputato, attacca: "Fatti e modalità inaccettabili"

    ROMA - Tubercolosi, scabbia, sifilide si riaffacciano dal passato assieme a povertà e precarietà. Con la crisi economica cresce il numero dei poveri e dei senza fissa dimora. In parallelo, i medici cominciano a denunciare l'aumento delle malattie storicamente legate alle classi sociali più deboli. Tuttavia, nel momento in cui in una comunità parte il contagio, gli effetti possono colpire tutti, come dimostra il caso dei bambini contagiati al Policlinico Gemelli di Roma o alla scuola Da Vinci di Milano. Nonostante ciò, i dati ufficiali parlano invece di un calo del numero dei casi, mostrando anche un’enorme disparità fra regioni. Fra gli addetti al settore c’è chi denuncia gravi carenze nel sistema di notifica. Se ciò fosse vero, significherebbe che i dati diffusi da ministero della Salute non corrispondono alla realtà.

    Detenuti, senzatetto, immigrati, anziani sono i primi a essere colpiti: i più deboli, a causa della malnutrizione e di un sistema immunitario depresso. Ma l'aumento della Tbc fra chi vive ai margini non ha fatto notizia finché il contagio non è arrivato ai bambini, nelle scuole e negli ospedali: 122 a Roma, 179 a Milano. Figli sani di una classe media italiana che si credeva protetta. La crisi avanza e l'Italia si ritrova con un sistema sanitario azzoppato da numerosi tagli. Si finisce per lavorare, quindi, più sulle emergenze che sulla prevenzione. Le persone si ammalano e c'è chi cerca i colpevoli sia nel sistema sanitario che fra chi ha contratto il morbo. Se però esiste un untore, questo è la povertà che colpisce italiani e immigrati senza alcuna discriminazione.

    La tubercolosi, il mal sottile che pensavamo accantonato tra le righe di una certa letteratura, diventa l'esempio delle antiche malattie che tornano assieme ai tempi di carestia. Gli ultimi dati elaborati a disposizione in Italia risalgono al 2008. Dall'arrivo della crisi economica a oggi possiamo semplicemente osservare i dati empirici, alcuni numeri provvisori forniti dalle regioni e ascoltare le testimonianze di chi opera sul campo, i medici che stanno lanciando segnali di allarme. A causa dei tagli alle spese, anche fare monitoraggio e rilevazioni statistiche diventa più difficile. Così scopriamo che non tutte le regioni riescono a fare un adeguato lavoro di segnalazione dei casi e che i dati risultano viziati da una sottonotifica, come ammette in sordina lo stesso Istituto superiore di sanità. Giorgio Besozzi, direttore del Centro di formazione permanente sulla tubercolosi Villa Marelli, dell'ospedale Niguarda di Milano, nel denunciare le falle del sistema afferma che i numeri reali si aggirano addirittura tra i sette e gli ottomila casi a fronte dei circa 4.500 dichiarati. 

    Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, sosteneva durante il question time alla Camera il 7 settembre: "Non esiste un'emergenza tubercolosi nel nostro Paese". Ma Medici senza frontiere ha diffuso già da tempo un rapporto intitolato "Omissione di Soccorso", come spiega nell'intervista video di questa inchiesta Gianfranco de Maio. "I servizi sanitari iniziano a scarseggiare - testimonia Annalisa Ricci, medico dell'associazione La Tenda - e anche le unità come la nostra, che operano in strada, sono state dimezzate".

    Il problema sembra essere la difficoltà ad accedere a cure e farmaci. Spesso le persone malate, se indigenti, non riescono a curarsi e diventano focolai pericolosi per tutti. "Vi faccio un esempio recente - spiega Ilaria Uccella, medico infettivologo del San Gallicano di Roma -, un farmaco molto usato per la sifilide, la Betadin Penicillina, è stato portato dall'Aifa da classe A a classe C: significa che ora per una terapia si è passati da 2 euro a 140 euro. Questo è gravissimo".

    Nelle carceri sovraffollate e in cui manca di tutto "si entra sani e si esce malati - denuncia Fabio Gui, operatore sanitario per il Garante dei detenuti del Lazio -. A Paliano, in provincia di Frosinone, c'è un sanatorio in cui arrivano da tutta Italia detenuti risultati positivi alla Tbc, curati e ora in convalescenza. Qui fino al 2008 in media trovavamo 2-3 persone, ora ne troviamo 10-12. Bisogna capire che i malati che escono dal carcere tornano per strada. Se non do i farmaci per la Tbc e se non faccio prevenzione, poi quando vado in metro è possibile che me la prendo".

    In questo quadro sembra che nessuno riesca a capire come possa essere arrivata la tubercolosi fin dentro il reparto di ginecologia ostetricia del Gemelli di Roma. "Un caso raro e sfortunato - sostiene Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità - comunque ricordiamo che meno di una persona positiva su dieci poi svilupperà la malattia". 

    "Non sono accettabili il contagio, né le modalità con le quali questo è avvenuto, né il fatto che si sia minimizzato su questa situazione", sostiene l'avvocato Giulia Bongiorno che sta seguendo le denunce fatte da alcuni genitori dei piccoli contagiati, pronti a chiedere risarcimenti di milioni di euro. Nel caso del Gemelli sono già partiti sette avvisi di garanzia per epidemia colposa e lesioni colpose. Così nessuno si prende la responsabilità di ammettere che potrebbe essere solamente la punta di un iceberg e che a questo punto la salute di detenuti, senzatetto, immigrati e anziani non è più una questione marginale.
    fonte:Repubblica
    DA MILANO SABATO 8 OTTOBRE PARTIRA' UN GRIDO:

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    20 settembre 2011

    ITALIA SEMPRE PIU' GIU'....E' ORA DI STACCARE LA SPINA ? ORA ABBIAMO ANCHE IL GIUDIZIO DI STANDARD & POOR'S, IL GOVERNO BERLUSCONI, SEMPRE PIU' DEBOLE, MA SE ELEZIONI POLITICHE CI SARANNO, OCCORRE PRIMA UNA LEGGE ELETTORALE NUOVA..lo dice Panebianco


    a... Rocca San Casciano (FC) in via Marconi, 11


    Un’altra legge elettorale

    La crisi, che è politica e finanziaria insieme, ci schiaccia sul presente, ci impedisce di ampliare il nostro orizzonte temporale. Ma, quale che sia la sorte a breve termine del governo Berlusconi, l’Italia ci sarà anche domani e con essa resteranno i suoi problemi. Pensare al futuro è necessario.

    Comunque la si giudichi, è rivolta al futuro l’iniziativa referendaria in corso tesa all’abrogazione della attuale legge elettorale. Imposta da Arturo Parisi a un Partito democratico che, nella sua dirigenza, era inizialmente contrario (e molti, nel Pd, lo sono tuttora), si propone di ripristinare quel sistema prevalentemente maggioritario con il quale abbiamo votato in tre elezioni consecutive: 1994, 1996, 2001. Non è un sistema perfetto (a causa della presenza di una quota proporzionale), ma è sicuramente migliore di quello oggi in vigore. L’iniziativa sta avendo un notevole successo ed è probabile che le cinquecentomila firme necessarie vengano raccolte. Al momento, fatta eccezione per alcuni sostenitori storici del maggioritario, primo fra tutti Mario Segni, si è mobilitata soltanto la sinistra. Il centrodestra è assente. Come mai? Come mai sono altrove gli esponenti del Pdl? Non è forse vero che l’iniziativa in corso punta a ripristinare quel sistema elettorale maggioritario, con collegi uninominali, grazie al quale Forza Italia (di cui il Pdl è l’erede) poté costituirsi e poi vincere due elezioni nazionali?

    Quando Angelino Alfano venne scelto da Berlusconi come segretario del Pdl scrissi (Corriere del 4 luglio) che, a mio parere, proprio sul tema della legge elettorale egli avrebbe dovuto giocare le sue carte più importanti. Perché al Pdl, tanto più ora che è sul punto di fronteggiare una crisi di successione, serve, per garantirsi la sopravvivenza, che il bipolarismo venga messo in sicurezza. E solo una legge maggioritaria può farlo. Perché dunque il Pdl è fermo, perché non ha colto l’occasione del referendum Parisi per battere un colpo, per fare una sua proposta di riforma maggioritaria?

    Nessuno, nel centrodestra, ha ancora l’ardire di difendere l’attuale legge elettorale. È difficile trovare buoni argomenti per difenderla. È soprattutto impossibile sostenere che il meccanismo delle liste bloccate abbia incontrato il favore dell’opinione pubblica o contribuito a rinsaldare il rapporto fra rappresentati e rappresentanti. Tutti sanno che lo status quo non potrà reggere ancora a lungo. Ci sono allora due sole possibilità: o un ritorno alla proporzionale, comunque camuffata (ci sono molti modi per camuffarla), o una nuova legge autenticamente maggioritaria. Nel primo caso, il Pdl andrebbe incontro a sicura disgregazione. Nel secondo caso, avrebbe maggiori chance di superare la crisi di successione, potrebbe continuare a essere la «casa comune» dei moderati italiani anche dopo l’uscita di scena di Berlusconi.

    Viene da pensare che il gruppo dirigente del Pdl si sia già rassegnato alla disgregazione, che, in particolare, sia pronto a concedere all’Udc di Casini—un partito coerentemente (e legittimamente) proporzionalista — il ritorno alla proporzionale, in cambio di una qualche forma di appoggio politico nell’ultima fase della legislatura. Sarebbe una scelta legittima. Ma si deve sapere che, in tal caso, alle prossime elezioni tanti partitini rissosi si contenderebbero le spoglie di quello che fu il grande partito del centrodestra. Forse — chissà? — a singoli esponenti del Pdl ciò potrebbe convenire. All’Italia sicuramente no.

    co



    LOR SIGNORI CI RIPROVANO, MA NOI DOBBIAMO ESSERE VIGILI!!!!

     

    Chi stacca la spina?

    di Alessandro De Angelis

    Retroscena. Berlusconi teme il voto di giovedì sull’ex braccio destro di Tremonti. E chiama Bossi: «Tieni i gruppi». Maroni vota l’arresto. Silvio tentato da una manifestazione «per la libertà».

    «Umberto, devi tenere i tuoi gruppi, devi fare il possibile, qua rischiamo che salta tutto». Quando a metà pomeriggio si capisce che giovedì si voterà a scrutinio segreto sull’arresto del braccio destro e sinistro di Tremonti, Silvio Berlusconi si attacca al telefono. E chiama Bossi: Milanese - dice - va salvato.
    Altrimenti, aggiunge, si rischia davvero. Perché stavolta il voto si sta caricando di un significato politico devastante. Quello della dead line del governo. Paradossalmente l’odiato Tremonti c’entra, ma fino a un certo punto. Il superministro dell’Economia ha già fatto sapere che, comunque andrà, le sue dimissioni non sono all’ordine del giorno: «Non me ne vado - è il senso del suo ragionamento - neppure se lo arrestano. Quello che doveva uscire, è uscito. Sono tranquillo».
    La grande paura è un’altra. Col passare dei giorni, la conta si sta trasformando nel casus belli del manovrone: «Dobbiamo dimostrare che abbiamo la maggioranza - ha scandito il Cavaliere - altrimenti non reggiamo a chi chiede un passo indietro». Il voto su Milanese è un voto su Berlusconi. Conta solo una cosa: la maggioranza. O c’è, o non c’è. E, se non c’è, è difficile andare avanti. Il premier lo sa, sente che l’aria sta cambiando. Che tutto attorno i “burattinai” giocano a caricare il clima. Che, come ha ripetuto ai suoi, è partito l’assalto finale. I soliti noti hanno alzato il tiro: stampa, procure, poteri che contano. E non c’è tregua, anzi. La valanga di intercettazioni pare inarrestabile. Da Milano ieri è arrivata la sorpresa su Mills. Emma Marcegaglia pare un leader dell’opposizione. E sullo sfondo un andamento dei mercati che potrebbe richiedere, dicono i ben informati, una manovra ter.
    Ecco il rischio di giovedì. Anzi, è più di un rischio. Berlusconi è convinto che si trasformerà nel primo atto dell’asse del dopo, quello Maroni-Casini-Alfano. Sia chiaro: si fida di «Angelino», è convinto che il delfino non tradirà mai. Ma allo stesso tempo sa che su di lui, potenzialmente, c’è una maggioranza parlamentare più ampia e più forte, col terzo polo. Già, perché sottotraccia gli abboccamenti sono già iniziati. È vero che la Lega, pubblicamente, non sta suonando lo spartito manettaro, come ai tempi del caso Papa. Però il titolare dell’Interno ha fatto capire ai suoi parlamentari che, su Milanese, l’operazione si fa ma non si dice. Posizione agevolata dalla sponda dell’Udc, che già in Giunta ha votato per l’arresto: «Se voi tenete, noi teniamo» è il messaggio che si sono mandati gli ambasciatori di Maroni e Casini.
    Ma stavolta c’è di più. La partita vera si gioca dentro il Pdl. E il Cavaliere non si fida più del suo partito. È diventato un’arena di politici di professione, di tramatori di Palazzo. Tutti professano fedeltà fino alla fine, devozione al Capo, riconoscenza infinita. Epperò gli spifferi che trapelano cominciano ad assomigliare a un vento tanto nuovo, quanto sinistro. In molti, troppi, ormai pensano che il problema per andare avanti si chiama «Silvio Berlusconi»: i frondisti alla Alemanno e Scajola, gli scontenti dei vari rimpasti come i responsabili, e tanti peones che pensano a come garantirsi un futuro senza il Cavaliere, visti i tempi. È soprattutto l’ex titolare dello sviluppo economico ad essere percepito come una mina vagante. Messo da tempo nelle condizioni di chi non ha nulla da perdere - senza incarichi nel partito, senza ruolo nel governo - Scajola conta ancora su un manipolo di fedelissimi. Quanto basta per intestarsi anche lui la nuova fase filo-casiniana, contribuendo ad archiviare la vecchia. Non è il solo: «Orami - dicono nell’inner circle - il meccanismo si è innescato. Molti pensano che il futuro non è Silvio Berlusconi».
    E dall’Incidente alla valanga il passo è breve, assai breve. Per questo il Cavaliere, asserragliato nel bunker, ha diramato l’ordine di resistere a oltranza. Ieri ha pure preso in considerazione l’idea di una grande manifestazione a difesa del «governo» e della «libertà». E su Milanese ha chiesto di serrare i ranghi: se passa il messaggio che non c’è maggioranza - è il ragionamento - significa che il governo è sempre più debole. Ovvio, forse. Ma la domanda successiva è inquietante: se parte il gioco dei cecchini a voto segreto che succede quando, ad esempio, si voterà sulla richiesta di accompagnamento coatto di Berlusconi, se arriverà dalla procura di Napoli? E c’è un motivo se il capogruppo Fabrizio Cicchitto aveva aspettato fino all’ultimo, confidando nel voto palese su Milanese. Una posizione opposta rispetto a quando, sul caso Papa, il Pdl si schierò ventre a terra a difesa della segretezza dello scrutinio. Stavolta nessuno, proprio nessuno, ha il controllo dei numeri. Allora «tradì» Maroni all’ultimo minuto, mostrando di avere il saldo controllo dei gruppi parlamentari. Ora il partito del passo indietro è più ampio. Per la prima volta c’è una fronda silenziosa nel Pdl. E avanza, anche tra gli insospettabili.

    f:ilRiformista

    ..LA FIRA DI SETT DULUR A RUSSI DI RAVENNA

    Fira di Sett Dulur

    Conosciuta in tutta la Romagna ed anche oltre i suoi confini, la Fira di Sett Dulur, nonostante si celebri da quasi 340 anni, non ha perso il suo smalto e continua ad attirare, ogni anno, decine di migliaia di affezionati partecipanti.
    Nata nel XVII sec. come festa religiosa per rendere omaggio al culto della Madonna Addolorata, resa nell’iconografia popolare con il cuore trafitto dalle sette spade che ricordano i “dolori” della vita della Vergine, nel corso dei secoli si è via via accentuato l’aspetto laico di sagra paesana.
    In questi ultimi anni, pur nel rispetto della tradizione secolare, il comitato organizzatore ha voluto dare risalto a quanto di eccellenza produce il territorio. Il centro storico della città si è animato con eventi promossi in collaborazione con le associazioni culturali, le associazioni di volontariato sociale e sportivo, le associazioni di categoria del commercio, dell’artigianato, dell’agricoltura e della ristorazione; una vera festa popolare che non trascura anche i palati più raffinati. 
    In un possibile percorso ideale di visita si parte dal mercato ambulante che riempie tutte le strade dell’area dell’antico castrum medievale e che funge da cornice, si attraversa un Luna Park ricco di attrazioni divertenti per i più giovani e per i bambini, si incontra la bella mostra dell’artigianato allestita nei locali ristrutturati dell’ex macello dove si tengono anche i convegni e le degustazioni della tipicità enogastronomica. Ci si ferma nell’arena approntata dopo il recente restauro del giardino medievale per godere gli spettacoli di musica popolare dei Cantastorie arrivati da tutte le regioni italiane, nella Rocca adiacente si può visitare il Museo Civico, pochi passi e si arriva nell’area delle  piazze centrali dove ogni luogo aperto al pubblico è sede di importanti mostre d’arte e di fotografia storica, di ristoranti e stand gastronomici gestiti dal volontariato sociale e sportivo. 
    Il tradizionale Festival dei cantastorie trova un originale palcoscenico anche nei cortili e nelle viuzze del centro, così che la suggestione dei luoghi si sposi con la musicalità dei vecchi strumenti che riportano i grandi e i piccini all’atmosfera dei tempi andati. Tornando alla piazza centrale dopo una sosta al teatro comunale, anch’esso sede dei concerti del festival, si può assistere agli spettacoli di cabaret, di musica tradizionale romagnola, e, di notte, ai fuochi artificiali che chiudono in allegria le ultime serate della domenica e del lunedì. 
    La Fira di sett dulur è tutto questo, ma non va sottovalutata la grande attrattiva della cucina tipica russiana: cappelletti, “bél e cöt” (cotechino di qualità superiore che si prepara solo a Russi), canéna nôva (vino prenovello della tradizione), lanzese (vino bianco recentemente tornato alla produzione),salsiccinazuppa inglese e dolce di Russi.

    L’ ingresso alla festa è gratuito


    Una bottiglia di plastica, con acqua e varechina,illumina la casa dei poveri filippini


    TECNOLOGIA CONTRO LA POVERTA'

    Una bottiglia con acqua e candeggina
    per illuminare il buio di Manila

    L'invenzione di un ingegnere del Mit è già stata installata
    sui tetti di 10 mila abitazioni senza luce delle Filippine

    L'installazione della bottiglia-lampadina
    L'installazione della bottiglia-lampadina
    MILANO – Basta prendere una bottiglia di plastica, riempirla d’acqua e di candeggina e si può avere un po’ di luce nelle baracche di Manila, quel tanto per guardarsi in faccia, quel tanto per uscire da quel buio terribile, e anche simbolico, di una condizione di vita disumana. Questa è la promessa di un’invenzione geniale, la «Solar Bottle Bulb» , e di un progetto dal nome suggestivo ed esplicativo, Un litro di luce (Isang Litrong Liwanag), che rispecchia i principi delle cosiddette Appropriate Technology, movimento ideologico che si basa sulle tecnologie semplici, appropriate ed eco-sostenibili con cui il filosofo ed economista Ernst Friedrich «Fritz» Schumacher sognava di migliorare il mondo più povero.

    UNA VITA SENZA LUCE - Nei quartieri più poveri della capitale delle Filippine le abitazioni sono così vicine da rendere impossibile la costruzione di finestre e l’elettricità è troppo costosa. Per questo per ben 3 milioni di case (se così si possono chiamare gli slum di Manila) la vita domestica si svolge prevalentemente al buio, con tutte le conseguenze psicologiche e sulla salute che si possono immaginare. Ma ora grazie alla semplice invenzione della Solar Bottle Bulb la luce entra in molte baracche dei bassifondi di Manila.

    Le bottiglie viste dall'esterno dei tetti
    Le bottiglie viste dall'esterno dei tetti
    ACQUA E CANDEGGINA - Le bottiglie di plastica anziché finire nella pattumiera diventano una fonte di luce economica e sostenibile: vengono riempite di acqua e candeggina e fissate a un foro nei tetti di lamiera ondulata. A questo punto il contenuto delle bottiglie, colpito a 360 gradi dai raggi solari, genera una rifrazione orizzontale fornendo un’illuminazione paragonabile a quella di una normale lampadina da 55 watt. A importare l’innovativa tecnologia è stato Illac Diaz, dell’organizzazione no-profit My Shelter Foundation , che ha creato il progetto denominato Isang Litrong Liwanag (un litro di luce).

    DA HAITI A MANILA - L’ideatrice dell’economico sistema di illuminazione è invece Amy Smith, ingegnere del Massachussets Institute of Technology, che lo aveva messo a punto per illuminare le abitazioni più povere di Haiti. Nelle Filippine le bottiglie-lampadine vengono vendute e installate al prezzo di un solo dollaro e ne sono gia state distribuite 12 mila che regalano luce a 10 mila abitazioni in cinque province dello stato asiatico. L’illuminazione offerta dalle Solar Bottle Bulb dura tutto il giorno e viene promossa come una scelta migliore rispetto ad altre soluzioni: meglio di una finestra, che potrebbe essere infranta nella stagione dei tifoni, meglio delle candele e meglio degli allacciamenti illegali alla rete elettrica. Diaz sta nel frattempo progettando di estendere il progetto ad altre 36 città delle Filippine.

    UNA  RADIO LIBERA CHE MERITA LA NOSTRA ATTENZIONE...

    Un aiuto per Radio Onde Furlane

    Radio Onde Furlane è una delle più longeve radio indipendenti italiane (una volta si chiamavano “radio libere”). Ha cominciato a trasmettere più di trent’anni fa e continua a farlo ancora oggi. Ha una particolarità: buona parte delle sue trasmissioni sono in friulano. Questa scelta non è mai stata vissuta come una forma di chiusura ma di salvaguardia della diversità in un contesto sociale che nel corso degli ultimi due decenni si è molto arricchito di lingue e culture. Tra il 1997 e il 2002 per questa radio ho coordinato un notiziario radiofonico rivolto alle comunità immigrate, realizzato da una redazione di persone originarie di diversi paesi, che settimanalmente offriva informazioni in sette lingue. Nella sua storia Onde Furlane ha attraversato diversi momenti critici, alcune volte è stata vicino al tracollo ma si è sempre salvata grazie al contributo di molti volontari e dei sacrifici dei dipendenti della cooperativa che la gestisce.

    Da alcuni mesi Onde Furlane sta attraversando forse la sua crisi più critica. Essendo ufficialmente una “radio comunitaria” fonda il suo mantenimento soprattutto sulle collaborazioni con enti pubblici e finanziamenti giustificati dalla promozione delle lingue minoritarie (le radio comunitarie hanno un limite di raccolta pubblicitaria). I tagli disposti dalla Regione Friuli Venezia Giulia nell’ultimo bilancio regionale hanno colpito molti enti culturali della regione, ma nel caso di Onde Furlane si tratta di qualcosa di diverso. Si tratta di tagli a iniziative informative autoprodotte e a progetti specifici sulle lingue minoritarie. La gravità della situazione è stata spiegata dal direttore Mauro Missana in un’intervista che potete leggere QUI.

    Il senso di questo post è informare tutti quelli interessati al destino di Onde Furlane di una piccola forma di aiuto. Nel 2002 ho pubblicato un libro che raccontava, in forma giornalistica, i primi venti anni di storia dell’emittente. Era scritto in friulano (un friulano un po’ diluito, era una prova non facile e ho fatto del mio meglio). Un Friul difarent: i 90 MhZ di Onde Furlane (Un Friuli diverso: i 90 mhZ di Onde Furlane) venne pubblicato dal Circolo Il Menocchio in 1100 copie. 400 di esse vennero distribuite direttamente da Onde Furlane e altre 300 per canali diversi. Ne sono rimaste in magazzino circa 390 che, in accordo con Il Menocchio e Olmis (la società distributrice), sono state messe a disposizione di Onde Furlane. Chi è interessato a comprarne una copia, anche solo per regalarla, può contattare la radio. Tutti i proventi andranno direttamente nelle casse dell’emittente. A suo tempo il libro veniva venduto a dieci euro, se ricordo bene. Immagino che se qualcuno volesse offrire di più nessuno si offenderà!

    Non ho mai ricevuto né richiesto nulla per la vendita di questo libro. L’ho scritto come omaggio a una radio che ha accompagnato la mia adolescenza con programmi serali e notturni di musica punk e new wave (quanti gruppi ho scoperto grazie a conduttori come Magou, Pancrazio, Cantoni, Kitty, Francis e altri!) e, successivamente, mi ha attratto per la trasparenza e l’onestà dell’impegno per cause sociali, ambientaliste e culturali. Alla consegna del manoscritto mi vennero dati 250 euro come contributo alle spese che avevo sostenuto nel realizzare la ricerca. Dico tutto ciò per dovere di trasparenza. Chi è interessato a questa forma di aiuto di Onde Furlane si metta in contatto con l’emittente: info@ondefurlane.eu. http://www.ondefurlane.eu

    Contagion, l’epidemia di Soderbergh
    tra paura e

    rappresentazione della

    realtà

    Presentato fuori concorso al Festival di Venezia il nuovo film del regista americano

    . Una nuova

    peste globale uccide più di 70 milioni di persone in un crescendo di caos sociale

     con scene

    di saccheggi che sembrano quelle di un mese fa in Inghilterra

    Dopo la Sars e l’influenza H1N1 è l’ora del MEV-1. Eccola la sigla della peste globale
     che ammazza in nemmeno 130 giorni più di 70 milioni di abitanti della Terra in Contagion,
     il nuovo film di Steven Soderbergh, presentato fuori concorso al Festival di Venezia.
     E se il Lido è tutta palude, caldo tropicale e strette di mano sguscianti per il sudore
     quasi viene la paura di prendersi una qualche infezioncina. In un festival del cinema,
     che già nel 2009, grazie a parecchi arrembanti inviati, si era trascinato dietro bacilli
     di Suina proveniente dal Centro America.

    Nell’apocalypse movie di Soderbergh tutto comincia a Hong Kong. È la povera
     Gwyneth Paltrow il primo tramite del terribile MEV-1. Emicrania, tosse col fischio,
     convulsioni muscolari, spasmi e bava alla bocca: una volta iniziata la trafila di sintomi
     non si torna più indietro. Intanto la Paltrow, alias Beth, ha già infettato tutto il vicinato
     di una congelata Minneapolis, compreso il figlioletto, ma non il maritone Matt Damon.

    Se c’è un pregio nell’ultimo Soderbergh è proprio la capacità di maneggiare una
     dimensione del reale che fa quasi più spavento di un qualsiasi effettaccio gore
    (si legga lo scoperchiamento del cranio della Paltrow in autopsia che sconcerta)
     Perché gli assalti ai supermercati e la rabbia popolare tramutata in saccheggio che
     vengono rappresentati in Contagion, dall’Asia alle Americhe, paiono più
     la Tottenham di un mese fa o le banlieue parigine di qualche anno addietro che u
    n qualsiasi zombie movie di George Romero.

    Così predominano caos sociale e guerra globale: suburra contro autorità, elettori
    contro Congresso, America contro Cina, Ovest contro Est. Velata allusione alla crisi
     finanziaria attuale, anche se in Contagion l’impianto drammaturgico alla fine risulta più
     importante di qualsivoglia lettura ideologica.

    Niente da dichiarare in un’affollata conferenza stampa, con una Paltrow assolutamente
     solare in completino corto color salmone, Laurence Fishburne gabbana viola da griot
     maliano e un Matt Damon skinhead probabilmente contagiato e ora sotto cura. Il cinema
     è spettacolo e si chiude lì.

    Anche se Soderbergh, abituato a spaziare dallo sperimentale
     (Bubble, The girlfriend experience) al commerciale puro (la saga di Ocean),
     sembra più un erede di quei cineasti liberal alla Pollack, piuttosto che un cialtronesco
     George Pan Cosmatos di Cassandra Crossing. Gira oramai tutti i suoi ultimi film
    con straordinario mimetismo figurativo grazie alla Red Camera digitale che sembra
     pellicola, facendo perfino ragionare i suoi personaggi attorno allo scontro epocale
     tra giornalismo cartaceo e web (a proposito, l’infingardo free lance Jude Law è
     davvero un farabutto) e allo scenario sanitario planetario che senza esclusione di colpi
     gioca sulla pellaccia dei cittadini più disgraziati. In una vecchia gag di Cochi e Renato
     si diceva “7+”. Assolutamente d’accordo.
    ILFatto :Turrini





























    MA QUESTE PROVINCE,ALLORA E' UN BENE ELIMINARLE !

    L'armata del gettone

    Viaggio nel pianeta delle società controllate o partecipate dagli enti locali italiani. Sono settemila,

    secondo una ricerca Uil, e alimentano una casta minore ma assai costosa: ottantamila persone

    che percepiscono indennità per sedere nei cda e nei collegi sindacali o per fornire consulenze

    o lavoro spesso inutili. Il tutto costa allo Stato almeno 2,5 miliardi di euro l'anno

    Ottantamila a libro paga
    ecco l'armata del gettone

    Molti spettri si aggirano nel mondo delle società per azioni controllate o partecipate da Comuni, Province e Regioni. Secondo una ricerca sui

    costi della politica condotta dalla Uil, circa cinquecento su un totale di settemila non svolgono alcuna attività: si limitano a garantire gettoni di presenza, assunzioni inutili e stipendi a una "casta" minore ma molto

    affamata

    PALERMO - La sede è al quarto piano di un bel palazzo che si affaccia su via Etnea, la strada
    principale di Catania. C'è un corridoio lungo il quale si aprono una, due, tre, quattro, cinque porte
     che nascondono uffici vuoti, scaffali privi di carte. Dentro una delle stanze ronza un ventilatore
     preso in prestito. Eccola qui la tolda di comando dell'Arsea, l'agenzia regionale creata nel 2006
     con un finanziamento di 35 milioni per agevolare l'erogazione di contributi agli agricoltori, ma che
     non ha mai esaminato una pratica. Eppure, fino a qualche giorno fa a sovrintendere a quelle
    scrivanie
    senza computer e a coordinare i tre impiegati a foglio paga c'era un direttore generale con uno
    stipendio di 170mila euro l'anno. Ugo Maltese, così si chiama il manager, vista "l'impossibilità di operare" si è dimesso. Ma gli arretrati, che non ha mai percepito, li vuole lo stesso.

    Un caso isolato? Non proprio. L'Agenzia che non esiste è solo uno degli spettri che si aggirano nel vasto mondo delle società controllate o partecipate dagli enti locali italiani. Sono spa, società a responsabilità limitata, consorzi e, secondo una ricerca sui costi della politica condotta dalla Uil,
    circa 500 non svolgono alcuna attività. Stanno in piedi solo per garantire gettoni ai consiglieri di amministrazione, stipendi e possibilità di assunzioni in vista delle scadenze elettorali. Sono, appunto
    scatole vuote. Fantasmi che danno un tocco di brivido alla lunga teoria di enti le cui azioni sono in
    mano a Regioni, Province, Comuni. I numeri sono da sopravvissuti del socialismo reale. I ricercatori
    della Uil e dell'Unione province che si sono messi a contarle hanno scoperto che le società
    controllate o partecipate dagli enti locali sono settemila. E garantiscono la sopravvivenza di una casta meno appariscente, ma perfino più costosa di quella dei politici di prima fila.
    Ottantamila persone, in tutta Italia, prendono un gettone o un'indennità per sedere nei cda, nei collegi sindacali, o per svolgere una consulenza a favore di questa miriade di  aziende pubbliche che consentono a  sindaci e governatori di fare gli imprenditori, i finanzieri, i gestori di scali aeroportuali
    o di stazioni termali. Di assicurare servizi non proprio essenziali.

    E per finanziare questa casta minore che sopravvive al taglio dei provilegi se ne va un fiume di
    denaro: 2,5 miliardi l'anno è il costo di compensi e benefit che spettano agli amministratori delle
    spa pubbliche nominati dalla politica e spesso provenienti dalla stessa. Ma cosa è successo in questi anni nei Comuni e negli altri enti italiani pur falcidiati dai tagli ai trasferimenti? Come è montata l'ansia
    degli amministratori di trasformarsi in spregiudicati businessmen che investono nei settori più
    disparati? E quanto finisce nelle tasche dei "fedelissimi" chiamati a gestire queste imprese fondate coi soldi dei contribuenti?

    Gli anni del boom sono quelli che vanno dal 2006 al 2008. In quel periodo, stima la Corte dei
    conti, le società controllate o partecipate dagli enti locali sono cresciute dell'11 per cento. La tendenza
    non
    è cambiata da allora. L'ultimo conteggio si è fermato a quota settemila. Le poltrone, invece, sono
    molte di più. A conti fatti i componenti dei consigli d'amministrazione sono 24.310. E pesano su
    ciascun contribuente italiano 63 euro all'anno. La tassa, in realtà, è molto più pesante: perché alla pletora di membri dei cda vanno aggiunti i componenti dei collegi sindacali o dei comitati di sorveglianza (tre o cinque) e coloro che hanno consulenze o svolgono incarichi professionali per
    conto di queste spa in mano pubblica. Quella cifra iniziale, insomma, secondo le stime più prudenti, va almeno triplicata. Così, alla fine, l'armata del gettone finisce per mettere insieme 80mila soldati.

    "Non a caso, secondo noi, il costo di due miliardi e mezzo l'anno è una valutazione per difetto", dice
     Luigi Veltro, uno dei curatori della ricerca sui costi della politica fatta dalla Uil. "Il dato sorprendente - prosegue Veltro - è che per quanto riguarda il numero di poltrone gli enti locali del Sud sono più
    virtuosi di quelli del resto d'Italia. Il rapporto si inverte, però, quando si parla dei costi di gestione delle società. In questo caso le controllate da enti locali del Meridione determinano una spesa di tre o quattro volte superiore alle altre". Il motivo è presto detto: sui bilanci delle spa pubbliche da Roma in giù pesano soprattutto le assunzioni di personale, quasi sempre senza concorso e molto
    spesso riservate a portatori di voti e parenti eccellenti.
     






    IN VENETO LE VINACCE, SERVONO A MIGLIORARE L'AMBIENTE

     

    Con la prossima vendemmia, fecce e vinacce (sottoprodotti dei processi di vinificazione)

    potranno essere destinati ad uso agronomico come fertilizzanti o ad uso energetico come

    combustibile o per produrre biogas. Lo prevede una deliberazione adottata dalla Giunta veneta

    su iniziativa dell’assessore all’agricoltura Franco Manzato, che completa le disposizioni per

    un uso dei sottoprodotti alternativo alla distillazione, fissando le regole d’uso da seguire per

    questi utilizzi.

    Tali regole non avranno valore solo per la vendemmia di quest’anno, ma anche per le prossime

    annate. In questo modo, tra l’altro, si viene incontro ai produttori per i quali, in ragione della

    limitata produzione vitivinicola, la distillazione può costituire un adempimento particolarmente

    gravoso.

    “Il provvedimento – ha spiegato Manzato – è stato predisposto anche tenendo conto delle

    esperienze già maturate dal Veneto in questa direzione nel corso delle vendemmie 2009 e 2010

    e del decreto ministeriale concordato dello scorso anno che indica alle Regioni una serie di linee

    comuni in materia”.

     I produttori che effettuano l’uso agronomico delle fecce e delle vinacce, o che provvedono all’invio
     di queste ultime agli impianti di trattamento a fini energetici dovranno presentare comunicazione
     alla Provincia e all’Ufficio periferico dell’Ispettorato per il controllo della qualità dei prodotti
     agroalimentari, allo scopo di consentire la verifica del rispetto delle normative in materia
     ambientale e vitivinicola. Sono esonerati dalla presentazione della comunicazione i produttori
     che ottengono annualmente un quantitativo di vino o di mosto inferiore a 25 ettolitri.
    (L'azione)

    Pedofilia, Don Mazzi: chiudere i seminari
    sono all'origine delle deviazioni

    «Non mi convincono le risposte della Chiesa
    nei confronti del fenomeno»

    .





     
          RSS
    Don Antonio Mazzi

    CITTA’ DEL VATICANO - La provocazione 

    di Don Antonio Mazzi,c'è da starne

    certi, stavolta non passerà inosservata

    di là del Tevere

    .

     Il prete più popolare della tv ha scelto la platea della festa del Pd di Pesaro per affermare

     chiaro e tondo che la pedofilia tra le fila del clero germoglia all’interno dei seminari minori,

     vale a dire le strutture che ospitano adolescenti che manifestano la vocazione religiosa.

     «Le risposte della Chiesa ai casi di pedofilia emersi in questi ultimi tempi non mi

     hanno convinto» ha affermato il fondatore della Comunità Exodus, suggerendo che

     forse sarebbe meglio chiudere i seminari dato che sono organizzati secondo una

    formula da «allevamento da pollaio».

    «La mia idea è che oggi la preparazione dei preti non vada più fatta lì dentro.

     I seminari minori, per i ragazzi fino a 18 anni, andrebbero aboliti, perchè durante

     l’adolescenza è opportuno che i ragazzi stiano nell’ambiente più adatto, che è la

     famiglia». Mentre quell’ambiente risulta artificiale, chiuso, dunque fuorviante per una

     persona che si sta sviluppando. «In un momento così delicato quale quello dello sviluppo

     fisico e affettivo dei ragazzi, non credo sia l’ambiente migliore» ha argomentato

     il sacerdote che non è nuovo alle provocazioni.

    A stretto giro ha replicato allibito il rettore del Pontificio Seminario

     Romano Minore. «Forse don Mazzi si fa trascinare dalla ricerca dell’audience,

     o dal secolarismo, forse non conosce più tanto bene queste realtà» è stato l’amaro

     commento di don Roberto Zammerini all’idea di don Mazzi di abolire i seminari minori

     per scongiurare i rischi di abusi sessuali della Chiesa. «Anche le condizioni di un

     seminario minore si adattano ai tempi, non siamo più negli anni ’40, i ragazzi non

     sono chiusi dentro come carcerati». Oggi gli studenti che li frequentano sono ragazzi

     dai 14 ai 18 anni. Oltre alle normali lezioni, dedicano molte ore di studio alla teologia,


     alla morale, alla dogmatica, alla patristica ma i fine settimana tornano tutti in famiglia

    .Fanno sport e hanno la possibilità di coltivare amicizie. Ci sono persino gli

     psicologi che seguono l’andamento della loro crescita umana, proprio per evitare il

     pericolo di vocazioni traballanti. «Non c’è nessuna costrizione, proprio in questi giorni

     un ragazzo mi ha detto che pur essendosi trovato bene ha capito che questa non è la

     strada che intende seguire ed è andato via».

    La tesi di don Mazzi (che ha strappato applausi alla platea pesarese)

    non è nuova. In Germania e in Austria, infatti, vi sono gruppi appartenenti a Noi Siamo

    Chiesa che si interrogano da tempo sull’utilità dei seminari minori. Don Mazzi è sereno e

    difende le sue idee. «Secondo me sono pronti i tempi per un altro Concilio Vaticano nel

    quale mettere sul tavolo i grandi problemi della Chiesa: il problema dei preti, quello dei

    matrimoni, dei sacramenti, del dialogo con le altre religioni. Io ci spero. Non sarà questo

    Papa, ma spero che un giorno si possa dibattere questi grandi temi».

    fonte:Ilmessaggero

    Autocarrozzeria

    Ilario Picchi

    via Fosso Ghiaia 61  telefax: 0544-560591

    "qui la professionalità e serietà, sono di casa"


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    27 agosto 2011

    Il 117 ,il numero della G.di Finanza funziona e come! Mentre Lehner propone di tassare la prostituzione.



    1.    117, IL NUMERO ANTIEVASIONE


    2. C'è e funziona bene. Da Nord a Sud gli operatori

    della Guardia di Finanza rispondono e raccolgono

    le denunce dei cittadini. Chi lo conosce sa che è uno strumento valido, utile a contrastare l'evasione ma

    che va incentivato. Eppure il Governo fa di tutto

     per nasconderlo.


    Home Inchiesta
    Espresso
    di MAURIZIO CROSETTI, GIANCLUCA SCHINAIA,

    SUSANNA TURCO
    EVASIONE
    1
    Eppure abbiamo un'arma: il 117

    Il governo ha fatto di tutto per nasconderlo,

    ma il numero della Guardia di Finanza è un

    potente strumento contro l'evasione.

    Per segnalare chi non fa la ricevuta, chi affitta

    l'appartamento in nero e tutti gli altri furbetti

    del fisco.

    Il modo migliore per combattere chi non paga

    le tasse è la coscienza civile e avere il coraggio

    di presentarsi al telefono con nome e cognome

    per denunciare gli evasori. Anche se questi sono

    i nostri meccanici, i nostri medici, i nostri

    negozianti

    di fiducia .


    L'INTERVISTA
    2
    "Telefonate, funziona"

    "Strumento valido, e va incentivato visto

    che

    serve

    per combattere l'evasione". Il sottosegretario

    pidiellino

    Guido Crosetto difende il numero inaugurato

    ai

    tempi del primo governo Prodi e, con lo stesso

    spirito pratico,

    ne segnala "la difficoltà di utilizzo"

    di SUSANNA TURCO


    LA DENUNCIA


    E pensare che qualche politico, noto nelle file

    del Pdl,

    ha presentato un emendamento, per far

    cancellare

    dagli elenchi di pubblica utilità questo numero

    ...un 117

    che rende al Paese grazie agli interventi tempestivi

    della

    G.di Finanza. Ovunque voi siate e notate soprusi

    fiscali

    nei vostri confronti, basta chiamare il 117 ..e sarete

    subito presi in contatto per spiegare e denunciare

    quanto di ingiusto vedete o subite.

    (Parola di Caplaz)














    La soluzione per la crisi? “Tassiamo le prostitute”
    Redazione
    YOUniversal




    27 agosto 2011

    Le sex workers sono Lavoratrici

     Socialmente Utili. Parola di Giancarlo

    Lehner


    “Le signore e le signorine che offrono

     il loro corpo sono da ascrivere al gruppo

    LSU, Lavoratrici Socialmente Utili.

     Sovente svolgono un servizio anche umanitario, perche’ c’e’ chi ha

    problemi con il mondo femminile.

     Chi e’ brutto, grasso, ha problemi

     perche’ oggi siamo tutti presi nel

     diventare alti, belli, biondi, occhi

    azzurri”.


    I VILLAGGI DELL’EROS – La ha detto a KlausCondicio il deputato di Popolo e Territorio Giancarlo Lehner, che ha poi aggiunto: “Sono d’accordo a tassare la prostituzione, ma si diano prima spazi legittimi a quel tipo di attivita’, si creino

     dei villaggi dell’eros. Se la smettiamo di essere ipocriti e consentiamo l’impresa privata e la gestione di alcune signorine, allora possiamo anche tassare e

    introdurre la partita Iva”. Altro che eliminazione delle province e

     contributo di solidarietà, ecco la vera soluzione che salva

    manovra e paese. (AGI)


    FORTE CALO DEL PETROLIO NEI MERCATI INTERNAZIONALI,
    MA BENZINA E GASOLIO IN 
    ITALIA, CONTINUANO A FAR GUADAGNARE
    EURO/DOLLARI AI PETROLIERI.

    BENZINA VERDE ITALIA  €.1.605 AL LITRO
    GASOLIO             "          €. 1.505 AL LITRO

     Petrol (oltreconfine Slovenia)
    Dvor, 44 [203]
    05230 Bovec (SL)

    1,295 96g benzina self da aperto 
    1,305 96g benzinasp self da aperto 
    1,217 96g diesel self da aperto.


    CHE NE PENSATE?








    Economia

    Silvio, l’uomo che non paga le tasse

    .


    18 agosto 2011

    Il premier chiede “sacrifici” agli italiani. E intanto le sue aziende la fanno

    sempre franca con il fisco

    Mediaset, Mediolanum, Mondadori, Mediatrade: quattro esempi del

    rapporto di Silvio Berlusconi con il fisco italiano. E di come il presidente

    del Consiglio sia spesso piuttosto parco e incline al risparmio, quando si

    tratta di dare il dovuto al fisco. Mentre chiede sacrifici agli italiani. 

    Dal Fatto Quotidiano a firma di Marco Lillo:

    Un condono ad hoc per gli anni ’94-’95
    Mediaset, per l’Erario, doveva pagare 191,8 milioni di euro per gli anni

    1994-1995. Dopo aver giurato che non avrebbe usato il condono varato

    nel 2001 dal suo Governo, il Cavaliere lo ha fatto: le vertenze sono state

    chiuse con 62,2 milioni.
    Mondadori Da 173 milioni a soli 8,6
    Mondadori ha ricevuto un accertamento da 173 milioni di euro nel 1991.

    Aveva vinto in secondo grado nel 1996 ma la Cassazione poteva ribaltare

    tutto. Nel 2010 una legge le permette di chiudere pagando solo 8,6 milioni.


    Mediolanum
    L’aliquota pagata in Irlanda Mediolanum, grazie a una struttura 

    societaria internazionale, paga un tax rate (aliquota reale) pari al

    18 per cento. E soprattutto lo paga in Irlanda. L’Erario contesta 282 milioni

    tra tasse, sovrattasse e sanzioni.

    Mediatrade
    I pm: prezzi gonfiati per i film Mediatrade è la società che si occupava

    della cessione dei diritti cinematografici nel gruppo Fininvest. Secondo i pm

    di Milano e di Roma il gruppo avrebbe gonfiato i prezzi dei film per evadere

    il fisco. Il processo rischia la prescrizione

    Lillo poi racconta nel dettaglio il contenzioso che vede oggi protagonista Mediolanum:

    MA NON E' TUTTO!



    Sorpresa! Silvio s’è dimezzato le tasse

    17 agosto 2011

    Una rubrica di Sebastiano Messina ci spiega che…

    Sebastiano Messina, tenutario della rubrica 

    Bonsai su Repubblica e cronista politico del

     quotidiano di Ezio Mauro, oggi fa notare una 

    cosina-ina-ina molto interessante:

    Avete sentito al telegiornale che per i parlamentari più ricchi

     il «contributo di solidarietà» sarà raddoppiato. Non il 10 ma

     il 20 per cento. Allora fate due conti, e vi accorgete che 

    Berlusconi (ultimo reddito conosciuto 40 milioni 897 mila euro) 

    verserà una bella sommetta: 8 milioni 149 mila euro. 

    Poi andate a leggere il decreto, e scoprite che il raddoppio vale

    solo per l’indennità parlamentare: sui rimanenti 40 milioni

     e rotti pagherà il 10 per cento, come tutti gli altri. Scendiamo a

    4 milioni 74 mila euro. Continuate a leggere, e trovate

    il comma 1: il contribuente, invece di pagare il contributo di

    solidarietà, può «optare» per un aumento dell’aliquota del 5 per

    cento. Voi che dite, Berlusconi opta o non opta? Certo che opta. 

    E zac!, la cifra si dimezza: 2 milioni e 36 mila euro.

    Credevate che, scrivendo il decreto, si fosse raddoppiato la supertassa,

    e invece se l’era dimezzata. Ci siamo cascati un’altra volta.

    Insomma, Silvio è un vero genio. Anche stavolta ci ha fregati. Tutti.

    INOLTRE LA FINANZA SCOPRE TANTISSIMI FURBI

    Nei primi sette mesi dell'anno le Fiamme Gialle hanno eseguito oltre 11.000 controlli ..

    Vengono alla luce

    finti ciechi che guidano l'auto e, tanti poveri con decine di case in proprietà. 

    Uno specchio di quella Italia portata alla luce dalla Guardia di Finanza.

    Scoperti in sostanza tremila truffatori




     





    ultimo aggiornamento: 18 agosto, ore 12:25
    Roma - (Adnkronos) - Hanno usufruito
    dallo Stato 
    e da altri Enti Pubblici di
    agevolazioni come borse di studio,
    assegni di maternità, buoni mensa e 
    contributi sugli affitti non avendone diritto.
    L'ultimo, in ordine di tempo, 
    scoperto pochi giorni fa nella provincia 
    di Lecce: in 
    poco più di 10 anni
    ha percepito dall'Inps 112.000 euro (VIDEO)


    LA VIGNETTA DEL VENERDI'













    VALORE




    Considero valore ogni forma di vita,

    la neve, la fragola, la mosca.
    Considero valore il regno minerale,

    l'assemblea delle stelle.
    Considero valore il vino finche' dura il pasto,

    un sorriso involontario, la stanchezza di chi

    non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.
    Considero valore quello che domani non varra'

    piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.
    Considero valore tutte le ferite.
    Considero valore risparmiare acqua, riparare

    un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere

    a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,

    provare gratitudine senza ricordare di che.
    Considero valore sapere in una stanza dov'e'

    il nord, qual e' il nome del vento che sta

    asciugando il bucato.
    Considero valore il viaggio del vagabondo,

    la clausura della monaca, la pazienza del

    condannato, qualunque colpa sia.  Considero

    valore l'uso del verbo amare

    e l'ipotesi che esista un creatore.

    Molti di questi valori non ho conosciuto.


    Erri De Luca







    @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@




    IN PRIMO PIANO


    Auser aderisce alla

     petizione per salvare

    le festività laiche

    Auser ha aderito alla petizione indetta da CGIL contro l’attacco alle
    festività laiche e civili del nostro Paese (Feste della Liberazione,
    del Lavoro e della Repubblica) che - con una norma inserita
    nel Decreto Legge 138 – il Governo vorrebbe spostare al venerdì
    o al lunedì o alla domenica.
    Vi invitiamo pertanto ad inoltrare l’invito alla sottoscrizione
    del testo della petizione presso le sedi sindacali o online
    attraverso l’indirizzo web http://www.cgil.it/petizione/.

    ...continua..

    Estate 2011: obiettivo

    solidarietà a km zero

    Estate 2011: obiettivo solidarietà a km zeroCon Alternativa Sostenibile e Auser
    la solidarietà non va in vacanza.

    E’ partito il 20 luglio e continuerà
    fino al 20 settembre l'iniziativa “Estate 2011:
    obiettivo solidarietà a Km zero”
    promossa dal portale d'informazione green a 360°
    Alternativa Sostenibile che si occupa di tutela e
    salvaguardia ambientale, efficienza e risparmio energetico, raccolte
    differenziate, energie alternative e rinnovabili, consumo e turismo
    responsabile e del benessere dell'uomo all'interno del proprio ecosistema,
    e dall'associazione di volontariato e promozione sociale a favore
    dell'invecchiamento attivo degli anziani Auser. 

    ...continua..

    Anziani sempre più soli

    e privi di assistenza

    Dai dati del IV Rapporto Nazionale Filo d’Argento
    una fotografia dei bisogni e dei disagi degli
    anziani in Italia


    Per la maggior parte hanno più di 75 anni e sono
    donne e in un anno hanno superato quota 433.000.
    Non sono seguiti dai servizi sociali, sono a forte
    rischio di emarginazione ed esprimono un grand
    e bisogno compagnia e la possibilità di muoversi nel territorio.  

    Sono gli anziani seguiti dai volontari del Filo d’Argento Auser,
    il Servizio di Telefonia Sociale attivo in tutta Italia e dotato
    del Numero Verde Nazionale gratuito 800-995988, che ha
    presentato oggi a Roma i dati del IV Rapporto Nazionale. 
    Per l’esattezza sono 433.498 gli anziani che nel corso del 2010
    il Filo d’Argento ha seguito con un’ampia serie di interventi
    di aiuto e sostegno. Con un incremento dello 0,8% rispetto
    all’anno precedente. Mentre i servizi forniti aumentano
    sempre di più, schizzando a 2.201.076 più 9,6% rispetto
    al 2009. Basti pensare che nel 2007 i servizi di aiuto
    agli anziani erogati dal Filo d’Argento erano poco oltre
    il 1.200.000. Un salto in avanti impressionante. 
    E’ aumentato dunque il rapporto tra numero d
    i servizi erogati e utenti, che passa dal 4,7
    nel 2009 a 5,1 nel 2010. 

    ...continua..

    Bollino Auser di qualità

     per le Università e i

    Circoli Culturali: si parte

    Bollino Auser di qualità per le Università e i Circoli Culturali: si parteDAL 1° GIUGNO 2011 SI AVVIA IL
    PROGETTO PER LA CERTIFICAZIONE
    DELLE UNIVERSITA' POPOLARI E DEI
    CIRCOLI CULTURALI

    Il progetto si pone l'obiettivo di promuovere e
    di attestare la qualità dell'offerta culturale
    e formativa delle Università popolari e
    dei Circoli culturali, (Bollino Blu e Bollino Verde) una realtà in
    costante crescita e sempre più importante per continuare ad
    apprendere in ogni fase della vita. Un progetto innovativo ed
    unico nel suo genere, non solo per Auser ma per tutto il
    settore dell'apprendimento non formale.


    @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ 



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    6 agosto 2011

    TRAGUARDO CENTOMILA CONTATTI RAGGIUNTO!!!

    E' CON IMMENSA SODDISFAZIONE IL COMUNICARE CHE QUESTO GIORNALBLOG, PROPRIO
    NELLA GIORNATA DI FERRAGOSTO 2011 RAGGIUNGE I 100MILA CONTATTI DEI NOSTRI LETTORI. UN TRAGUARDO CHE CI GRATIFICA PER L'OTTIMO LAVORO SIN QUI RAGGIUNTO...E CHE CONTINUEREMO A MANTENERE INTEGRO E CON QUALCHE MIGLIORIA
    GRAFICA.
                
            Un sincero grazie a tutti coloro che ci hanno seguito sinora, unitamente ad un buon

                                                       Ferragosto
    ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

    Bocconi, in alta valle del Montone, ha fatto il pieno di turisti

    a ferragosto

    Bocconi. - (Ic.)La piccola località collinare del comune di Portico di
    Romagna, ha fatto il pieno di turisti
    e buongustai della cucina tosco-Romagnola. Alle ore 12 tutti i tavoli
    sotto la grande tenda della piazza centrale erano al completo, come
    quelli del vicino ristorante.
    la proloco aveva creato un pranzo a tema per questa festività, che
    forse sparirà col prossimo anno dal calendario. resta però la bontà di
    questa cucina più toscana che romagnola, dove sono sfilati tanti
    piatti di specialità del posto, annaffiate dagli ottimi vini locali e
    di vallata. Tutto il pranzo è stato allietato dalle musiche del "Duo
    Dinamico" Fabio e Giovanni,che si sono espressi in un repertorio
    applauditissimo.
    A fine pranzo premiazione a sorpresa per tutti coloro che
    volontariamente prestano servizio in questa associazione locale: dalla
    segretaria alle cuoche,cameriere eletrricista,adetto alle p.r, fino
    agli operai che hanno curato lo stand. Un vero boom di presenze,
    considerato che Dovadola, Rocca San Casciano e Portico ,San Benedetto,
    non avevano alcuna manifestazione in atto per questa giornata festiva.
    premiazione  proloco bocconi.JPG





    E' STATA UN VERO SUCCESSO LA SECONDA EDIZIONE DEL "TREBB DA GIANE' A CASANOVA " VOLUTA DAL CENTRO OPERATIVO AUSER VOLONTARIATO ONLUS DI ROCCA SAN CASCIANO,SVOLTO INEL POMERIGGIO DI SABATO 13 AGOSTO.
    NUMEROSI I PRESNTI GIUNTI DALLE DIVERSE LOCALITA' ROMAGNOLE
    OLTRE AD UN GRUPPETTTO PROVENIENTE DALLA VICINA TOSCANA.

    GIANE' CANGINI HA FATTO GLI ONORI DI CASA, ILLUSTRANDO AI  PRESENTI LE SUE ULTIME REALIZZAZIONI SCULTOREE INTITOLATE  "DAL MONTONE AL GANGE...DUE FIUMI SACRI A SUO MODO DI VEDERE.
    I DUE PAGLIAI COSTRUITI CON TANTE PICCOLE PIETRE E CEMENTO, STANNO A RAPPRESENTARE IL RIONE MERCATO E QUELLO DEL BORGO, ATTRAVERSATI E DIVISI DA QUEL,"FIUME SACRO A SUO DIRE PER I FALO IN ONORE A SAN GIUSEPPE" ,UN  FIUME VIRTUALE RAPPRESENTATO APPUNTO DA UN TAPPETO BLU CHE STA A SIGNIFICARE  IL MONTONE,
    DA QUI SI SCENDE IN ASIA DOVE IN QUEL LONTANO ORIENTE TROVIAMO COSTRUITE CINQUE PAGODE,DAI COLORI VIVACISSIMI DELLE LORO CUSPIDI
    .
    LA PITTRICE MARIA ANTONIETTA BERTACCINI, CHE HA CURATO L'ASPETTO PITTORICO DI QUESTI MANUFATTI, HA LETTO UNA SUA INEDITA POESIA DEDICATA PER L'OCCASIONE ALL'AMICO GIANE',CHE ABBIAMO VISTO MOLTO COMMOSSO DURANTE LA LETTURA DI QUESTI VERSI.
    E' STATA LA VOLTA DI DOMENICO CAPPELLI, (ZAMBLON) CHE HA LETTO VERSI DEDICATI A ROCCHIGIANI ILLUSTRI E RESI FAMOSI PER LA SUA UMILTA'.
    NE E' SEGUITO IL DEBUTTO DI UNA POETESSA NAPOLETANA,MARIA DEL GALDO E DI UNA SCRITTRICE DEL LUOGO, TAMARA GHETTI, CHE HAN DATO LETTURA DI ALCUNI VERSI BREVI,MA DENSI DI SIGNIFICATO UMANO E DI UN RACCONTO ISPIRATO ALLA TREBBIATURA.ENTRAMBE MOLTO BRAVE, SE PUR LIEVEMENTE EMOZIONATE.
    PRESENTI ANCHE ILSINDACO DI ROCCA TASSINARI ROSARIA ED IL PRESIDENTE DI PROLOCO PIER LUIGI ROSSI.
    LA MANIFESTAZIONE SI E' CONCLUSA CON LO SCOPRIMENTO INAUGURALE DI UN OBELISCO LA CUI CIMA OVALE E' STATA DIPINTA CON MOTIVI DELLA NOSTRA CAMPAGNA, DALLA PITTRICE BERTACCINI,  CHE ASSIEME AL SINDACO TASSINARI, HANNO TOLTO IL DRAPPO ROSSO, TRA I TANTI APPLAUSI DEI PRESENTI.
    (iC.)

                            

    come arrivare : Casanova tipico per la sua ciminiera forata da granata dell'ultima Guerra, si trova ad 1 Km. a sud di Rocca San Casciano sulla ss. 67 in direzione  Portico di Romagna
    Info:telefax 0543-950139    /mail:auserrocca09@gmail.com

    DOMENICO CAPPELLI    ...E NOSTRE ZAMBLON, CI PROPONE UNA SUA CHICCA SU GIANE'

    Da Gianèn (15)

    Museo Gianè a Casanova (Rocca San Casciano)



    L'albero delle padelle


    Stu vè vers Porg, quand tu sé a Casanova,
    fermet on atim, va a trovè Gianèn,
    guerda s'al cumbinè tra mez ai spen,
    zènt pirochi, con fazi, fong e ova.

    Ogni baston, ogni radisa o drova,
    oi fà guentè on serpent od on uslen,
    ona zacla, on cunij, on toparen,
    a tot on nom ed on emster oi trova.

    o jè on museo co ni manca gnent,
    o jè perfena l'elbre del padèli,
    o jè Gianèn che l'è sempre content.

    Ot pè d'res on bordel drenta gl'angueli,
    el sgrezi tut li scord per on moment,
    Gianèn l'è dolz, piò dolz del carameli.

    Traduzione:

    Se vai a Portico, giunto a Casanova,
    fermati un attimo, Gianè vai a trovare,
    là, tra gli spini ha saputo creare
    cento aguglie con facce, funghi e uova.

    Ogni bastone, ogni radice nuova
    la trasforma in serpente, in uccellino,
    un'anatra, un coniglio, un topolino,
    a tutti un nome ed un mestiere trova.

    C'è un museo che non gli manca niente,
    c'è persino l'albero di padelle,
    e c'è Gianè, che è sempre sorridente.

    Ti senti un bambin nelle novelle,
    i guai li puoi scordar per un istante,
    dolce Gianèn come le caramelle.

    SICILIA...AVANTI TUTTA !!!!!!

    Quattromila euro mensili erogati ai parlamentari per l’assistente senza alcun controllo. Così il consigliere diventa il portaborse











    www.siciliainformazioni.com

    E’ stato il cinema di Nanni Moretti a fare dell’assistente del deputato “il portaborse”, uno sbrigafaccende astuto e servizievole, senza arte né parte, oppure il parlamento, i deputati nazionali e regionali, ed i senatori, interessati ad avere un maggiordomo a basso costo piuttosto che un diligente consigliere?

    La risposta può essere suggerita da alcune informazioni di base sulla natura del rapporto che si instaura fra il parlamentare ed il suo assistente-portaborse. La figura professionale del consigliere o assistente è stata devastata e svilita da una immagine denigratoria e da una consuetudine al servilismo. Che è stata fortemente incoraggiata dai criteri di assunzione dei “portaborse”.

    Fra il parlamentare e l’assistente non si instaura assai spesso alcun rapporto di lavoro, nemmeno a livello precario. Le ragioni sono inequivocabili: Camera, Senato, Assemblea regionale siciliana e altre amministrazioni, assegnano gli emolumenti – 4000 euro circa – ai singoli parlamentari, che non hanno alcun obbligo di rendicontazione e possono fare ciò che vogliono della somma concessa a titolo di rimborso per la retribuzione dell’assistente.



    I parlamentari, dunque, utilizzano le risorse come meglio credono. Generalmente pagano il segretario, l’autista, l’addetto stampa. Il più delle volte l’emolumento non corrisponde alla somma concessa, nella quasi totalità dei casi, difficilmente viene instaurato un regolare rapporto di lavoro, regolato dalle norme vigenti. In ogni caso le amministrazioni che elargiscono i rimborsi non hanno alcun compito di vigilare sulla correttezza dell’uso delle risorse.

    Qualche mese fa il senatore Francesco Pardi, Pdl, presentò a Palazzo Madama un ordine del giorno con il quale veniva chiesto di affidare alla gestione del Senato il pagamento degli assistenti e di erogare le somme spettanti dopo una verifica delle pezze d’appoggio. Una autentica rivoluzione, difatti l’ordine del giorno venne bocciato a maggioranza.

    La questione non è stata sollevata da alcuno, a parte Pardi, a Roma e Palermo, ed è probabile che le cose siano destinate a rimanere come sono. Eppure si tratta di un grosso problema. Le assemblee legislative, che regolano con le loro leggi, i rapporti di lavoro, dovrebbero costituire modelli di comportamento, e invece sembrano incoraggiare il lavoro nero e il precariato quando va bene. E non solo: viene tradita la ragione dell’introduzione della figura professionale.

    I parlamentari hanno bisogno di un assistente che li aiuti a fare il loro lavoro, che richiede conoscenze e competenze di buon livello. La rinuncia a dotarsi di una figura professionale idonea per utilizzare diversamente i rimborsi, non è senza conseguenze. L’attività parlamentare subisce un danno evidente.

    Ci sono costi della politica non quantificabili né monetizzabili. È il caso dei rimborsi ai “portaborse” concessi senza controllo perché rimangano una voce camuffata dell’indennità.





    IL CORS...IVO

    lA CRISI ECONOMICO-FINANZIARIA che ci sta travagliando,comincia a raggiungere livelli preoccupanti.

    Ricordate la Grecia qualche mese fa ? Eppure noi nella indifferenza collettiva, siamo agli stessi valori.

    La prova viene data dal forte acquisto dei nostri titoli di Stato dalle maggiori potenze europee: Germania e Francia che proprio in queste ore tramite le loro banche cercano di farne incetta.In sostanza il nostro Paese è di fatto "commissariato" dai cugini d'oltralpe.

    A questo punto Bersani, deve usare più chiarezza e meno bizantinismi e la stessa Camusso deve dare prova che il maggior sindacato italiano da lei diretto esiste ancora.

    Lavoratori precari, disoccupati, cassintegrati e pensionati,

    attendono solo un segnale da costoro, augurandoci che arrivi il più presto possibile.

    Ora il nostro Paese è alla deriva ed in mano alla pura speculazione ; esempio tipico ne sono i prezzi dei carburanti, che mentre in tutta Europa calano per effetto del calo del grezzo, qui da noi invece sta succedendo il contrario. Agire quindi tutti in fretta e con chi ci sta, rinunciando anche alle vacanze parlamentari, poichè il paese non può più attendere.

    (Ic.)


    A FERRAGOSTO COME SEMPRE SI SPECULASULLA BENZINA

    Benzina, stangata da 100 milioni
    Romani: "Il prezzo deve scendere"

    Denuncia del Codacons: "Il mancato ribasso dei carburanti per questo periodo è un vero e proprio aggiotaggio da parte delle compagnie petrolifere". Il ministro dello Sviluppo economico: "Ridurre subito i prezzi alle pompe".....speriamo che ci creda qualcuno

    Il prezzo della benzina deve calare immediatamente. Lo dicono da giorni le associazioni dei consumatori, con il Codacons che stima in 100 milioni la stangata di Ferragosto per il mancato adeguamento dei distributori al crollo delle quotazioni del petrolio. E lo dice anche il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, che definisce "inaccettabile" il ritardo delle compagnie nell'aggiustare i prezzi al ribasso. Il greggio, infatti, ha visto crollare le quotazioni internazionali che ieri sono scese sotto la soglia degli 80 dollari al barile, per poi risalire leggermente. La benzina avrebbe dovuto seguire diminuendo, secondo la stima di Federconsumatori e Adusbef, di almeno 14 centesimi, ma il calo reale dovrebbe essere molto maggiore

    Un taglio di questo tipo avrebbe compensato oltre metà degli aumenti dell'ultimo anno, che secondo le ultime stime della Coldiretti Lombardia, ammontano a circa 20 centesimi al litro e pesano tra i 210 e i 230 euro l'anno ad automobilista. Questo salasso ha spinto il Codacons a chiedere a oltre cento Procure il sequestro dei depositi dei grossisti e delle pompe di benzina per supposto aggiotaggio.

    Vediamo se il monito del ministro Romani ha effetti immediati , resta inteso che il Governo da subito deve fare qualcosa, anche riducendo le arcaiche accise.

    Intanto vi proponiamo i prezzi di benzina e gasolio ad una pompa in Slovenja.

    GASOLIO  AL LITRO  €. 1,205


    BENZINA VERDE 95 OTTANI   AL LITRO  €.     1,215

    BENZINA PREMIUM  98 OTTANI               €.     1,245

    ..E la crisi passa anche attraverso la Slovenija



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    4 agosto 2011

    A ROCCA SE CERCHI UN BAGNO,DIVIENE PER TUTTI UN AFFANNO, A MENO CHE NON SI RIPIEGHI VERSO I BAR CITTADINI

    Che immagine fasulla e se vogliamo sfuocata si è data di Rocca San Casciano,in un articolo apparso oggi su un quotidiano regionale e sul relativo portale online. Un gruppetto di cineasti avrebbe visitato gli angoli più remoti della cittadina e dei suoi dintorni, commentandoli come obiettivi per un turismo primario e da sfruttare.Pure follie, basti pensare che lo storico e ultrasecolare sentiero che passa e porta al Castellaccio ,è invaso da una frana e da rovi che ne interrompono in piu' punti il percorso.Anni fa di questo sentiero abbandonato, se ne interessò anche il quotidiano la Repubblica, in quanto tale sentiero fu percorso pare dalle truppe napoleoniche, durante le loro scorrerie nella Romagna - Toscana e successivamente dalla Resistenza partigiana. Ma l'aspetto più ridicolo è che la cittadina del Montone è priva di bagni pubblici, per cui ogni "bisogno fisiologico", va soddisfatto nei bar della principale piazza o dei borghi cittadini. Questo non è stato detto ai giovani cineasti romani ed americani, un po' come il nascondere la proprioa monnezza sotto il tappeto della sala da pranzo.
    In compenso c'è un rimedio per tutto ciò:far suonare nel palco della grande piazza un noto complesso
    di musica rock, ma questo penso a loro insaputa.
    (Padre Cirillo da Bisanzio)

    Miss Padania Marina di Ravenna,eletta l'altra sera alla Festa della Lega Nord Romagna.





    LETTO SUI GIORNALI...


    In Italia
    La casta rinuncia a una settimana di ferie
    Alla Camera rientro il 6 settembre

    Il Senato riapre il 7. L'accorciamento dopo le polemiche
    per il lungo stop. Fini: se serve ci riuniamo anche a Ferragosto

    Gianfranco FiniROMA - L'ondata di proteste per la scandalosa decisione di chiudere per oltre un mese ha costretto la Camera a ritoccare il calendario delle ferie. L'aula di Montecitorio anticiperà così la riapertura dopo le vacanze estive,...

    QUANDO IL GRANDE CAPITALE UCCIDE LE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI E CRISTIANESIMO



    Bisogna ammettere che le misure assunte dai Paesi occidentali subito dopo la seconda guerra mondiale hanno retto molto bene almeno per un ventennio. Bretton Woods ha permesso di stabilire il valore costante di ogni valuta; la NATO ha agito come forza di dissuasione e le Nazioni Unite hanno visto rapidamente aumentare i Paesi membri e sono riuscite ad intervenire in diverse operazioni importanti come la ricollocazione di milioni di rifugiati in seguito alla guerra fredda. L’economia è cresciuta costantemente e non si sono registrate gravi tensioni sui mercati dei cambi.

    E’ andato meno bene nelle relazioni esterne degli USA che hanno dovuto affrontare la guerra fredda negli anni ’50 e la guerra del Viet-Nam negli anni ’60. Si è sfiorata la guerra tra gli USA e l’Unione Sovietica in occasione della crisi cubana alla baia dei Porci. Se si escludono delle guerre locali, possiamo affermare che siamo riusciti comunque a vivere in pace.



    Sul piano sociale, all’interno degli Stati occidentali si è posto fine alle dittature residue e si sono affrontate le questioni relative a vere o presunte ingiustizie e alla domanda di una migliore qualità dei servizi - scolastico, pensionistico e della salute – offerti ai cittadini. Non sono mancate delle rivolte sociali tra cui ricordiamo quella stdentesca ed operaia del ’68. Gli USA, a differenza dell’Europa, ha riservato molto meno attenzione ai servizi sociali.

    Sul piano finanziario, la situazione è più complessa ma cerchiamo di chiarirla in maniera semplice senza distorcere la realtà. Essendo tutte le valute legate al dollaro, gli Stati Uniti si sono di fatto costituiti come una sorta di banca di tutto il mondo vincolata per accordo a cambiare il suo biglietto verde ad un valore prestabilito nella logica di Bretton Woods. La domanda che molti si ponevano già all’inizio degli anni 60 era la seguente: ‘Se tutti i possessori di dollari decidessero di chiedere il rimborso in oro dei biglietti verdi, gli USA sarebbero in grado di onorare l’impegno sottoscritto a Bretton Woods?’ E la risposta lapalissiana era: ASSOLUTAMENTE NO soprattutto a causa delle incenti spese militari, degli aiuti finanziari estere, del turismo, degli investimenti privati delle multinazionali americane... Tutte spese che creavano enormi disavanzi della banca federale americana.

    Alla fine degli anni ’60 gli USA registrano un disavanzo della bilancia commerciale di 6 miliardi di dollari e le banche centrali straniere detengono riserve in dollari per 36 mila miliardi, pari a tre volte il patrimonio aureo americano. Era quindi evidente che gli USA non avrebbero onorato i loro impegni e Richard Nixon, nel 1971 decide di conseguenza la non convertibilità aurea del dollaro. In un certo senso è come se gli USA avessero finanziato le loro imprese e i loro acquisti stampando carta valuta! In più gli Usa riducono il loro debito svalutando il dollaro e danno inizio alla sua fluttuazione sui mercati internazionali.

    Ciò comporta anche la fine del controllo della finanza da parte degli Stati nazionali e l’inizio della supremazia dei mercati finanziari che da ora in poi saranno i veri signori della ricchezza e dei capitali mondiali. Potranno convogliare loro il denaro in cerca di investimenti e decidere come ripagarlo e manovrarlo per trarne maggiore profitto. Le Società finanziarie in un certo senso diventano più importanti degli stessi Stati nazionali in tema di finanza.

    Il motto di quegli anni era: MENO STATO PIU’ MERCATO!!!

    Così da un capitalismo nazionale, si passa ad un capitalismo finanziario-industriale mondiale in cui le borse e le società finanziarie operano a livello planetario obbedendo alle sole regole del mercato. Sono così nati dei megasistemi mondiali finanziari-industriali operanti in tutti i settori e capaci di imporre le loro regole e i loro appetiti agli stessi Stati nazionali soprattutto a quelli piccoli e in difficoltà.

    Negli anni ’70 assistiamo alla nascita della Trilaterale: una stretta collaborazione dei maggiori gruppi americani, Europei e Giapponesi che produce grandi concentrazioni di capitali e la firma di accordi di collaborazione internazionale che riducono ogni giorno di più il numero dei grandi gruppi e ne aumenta a dismisura la capacità di pressione sui Governi e sugli Stati, aiutati dal Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale che suggerisce a tuti i Paesi che dice di aiutare, di privatizzare le risorse e le imprese che così possono passare sotto il controllo della grande finanza mondiale della Trilaterale ew americana in particolare.

    Naturalmente il crollo del blocco sovietico all’inizio degli anni ’90 permetterà a questi gruppi di estendere il loro potere a livello planetario senza alcuna regolamentazione economica e finanziaria.

    Si determina così un trasferimento di poteri dagli Stati Nazionali alle grandi concentrazioni economiche e finanziarie capaci ormai di dettare le linee generali degli Stati, inclusi gli Stati Uniti, come possiamo vedere in questi giorni.

    E’ bene ricordare il ruolo delle telecomunicazioni orami diffuse a livello planetario e che rendono più agevole l’azione dei grandi gruppi ricordati il cui simbolo operativo può essere considerato il WTO: la World Trade Organization a cui si assegna la responsabilità di governare il mercato liberalizzato e deregolamentato. In questo modo si assesta un altro colpo mortale al potere e al controllo degli Stati nazionali declassati a seconda categoria. Sono ormai loro – le grandi società finanziarie - a decidere le sorti del mondo.

    Non c’è quindi da meravigliarsi se questi gruppi - in cui si racchiude la maggiore ricchezza mondiale, ormai privi di controllo- mettano in circuito i titoli tossici, i derivati e quei prestiti ad altissimo rischio che creeranno la bolla speculativa del 2008 e il crollo del mercato mondiale con tutte le conseguenze che stiamo pagando ancora oggi tutti noi. Ma ciò che è più deleterio e scandaloso è che i Paesi occidentali e gli stessi Stati Uniti non sono riusciti a imporre una riforma radicale del sistema che ponesse fine a questa autentica barbarica DITTATURA DEL CAPITALE che ha distrutto di fatto le cosiddette DEMOCRAZIE OCCIDENTALI e la stessa etica del cristianesimo, caro Max Weber!

    E la conseguenza più ecclatante è sotto gli occhi di tutti: questi gruppi controllano ormai persino il Congresso degli Stati Uniti e vorrebbero definitivamente uccidere, almeno politicamente, il Presidente di quello Stato che li ha nutriti e che ha rappresentato al tempo stesso il baluardo delle libertà e della democrazia. Hanno chiesto e ottenuto di essere loro ricchissimi esentati dalle imposte e far pagare il costo della organizzazione sociale ai poveri e agli indifesi. E l’hanno ottenuto!

    Ma questa non è l’America che conosciamo e che vogliamo e tanto meno è il mondo per il quale ci siamo battuti tutta una vita nella speranza di lasciare una realtà migliore ai nostri figli.

    Dobbiamo ammetterlo: è la nascita della nuova barbarie che noi occidentali, cristiani e figli della Rivoluzione francese non possiamo in nessun modo accettare.

    Il Tè dei tea.party è un tè avvelenato. Anche noi, come gli antichi coloni americani, rovesceremo il loro battello boicottando ogni prodotto finanziario figio di questa logica e di questo potere.

    Riappropriamoci dei grandi valori e dichiariamo morto questo tipo di mercato e di capitalismo assolutamente disumano e barbarico. E’ un dovere morale, l’unico comportamento che potrà salvare noi stessi e i nostri figli.

    Allons enfants de la Patrie....

    (CONTRTIBUTO di italiainformazioni)

    )



    Ancora  non esisteva Berlusconi, ma la Dc si !!

    Rocca, in attesa delle elezioni politiche del 18 aprile 1948,aveva
    paura di una forte avanzata in paese dell'allora Pci (partito
    comunista italiano)  . Ci pensarono bene due signore cattolicissime
    del luogo: Enrichetta  e Ida , componenti dell'allora
    comitato civico cittadino, finanziato dal Vaticano e dall'Usis(una
    aggregazione degli Stati Uniti, operante in Italia, )creata per sconfiggere
    il Partito Comunista in forte avanzata, che col Partito Socialista di Nenni,
    costituiva il fronte democratico e Popolare.

    Queste due signore escogitarono una storia, dove si affermava che la
    statua della Madonna in marmo, posta a metà della torre civica (E
    Campanò) muoveva il capo e lacrimava per la incombente avanzata dei socialcomunisti suscitando la curiosità di quei
    cittadini anziani e fortemente credenti, che stavano ore ed ore a
    vedere se tutto corrispondeva al vero.
    Lo scopo era quello di convincere la gente a non votare Pci- Un
    fenomeno questo, delle madonne piangenti diffuso un po' in tutta
    Italia.Una bufala sicuramente quella escogitata dalle due signore che
    tuttavia oittenne lo scopo prefisso: anche a Rocca ,come nel resto
    d'Italia il Pci non vinse e la Dc assunse il potere
    governativo.(Icap.)

    la madona de Campanò.jpg

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    14 luglio 2011

    PRESIDENTE NAPOLITANO, UN ESEMPIO DA IMITARE.......ROCCA ESTATE E LA SUA TRADIZIONALE OSPITALITA'

    http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/9242/Fioreria%20Mimosa%20Rocca.jpg
    continua
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    11 luglio 2011

    SE NON SI TROVANO RIMEDI EFFICACI ED IN TEMPI BREVI, L'ITALIA AFFONDERA' COME IL TITANIC!!!!------A Santa Sofia, in alta Romagna, domina la paura per il perdurare di scosse sismiche.

    Il Titanic-Italia verso
    la tempesta perfetta

    Alla fine ce l’hanno fatta! I capitani coraggiosi che per quasi vent’anni si sono alternati alla guida del Paese sono finalmente riusciti a portarci a un passo dalla tempesta perfetta. Ancora un piccolo sforzo e, forse già lunedì mattina con la riapertura delle borse, la nave Italia si trasformerà in un Titanic dal destino quasi ineluttabile.

    Una menzione speciale va perciò al premier Silvio Berlusconi, che proprio oggi ha visto riconoscere da una sentenza civile di appello, ciò che tutti sapevano, ma che quasi tutti facevano finta di non vedere.

    Lo straordinario imprenditore che dal niente è diventato uno degli uomini più ricchi del pianeta deve buona parte delle sue fortune alle tangenti. E se adesso si riparla di quelle versate dall’avvocato Cesare Previti ai giudici di Roma in modo che il suo cliente e amico potesse impadronirsi della Mondadori, scippandola a Carlo De Benedetti, bisogna ricordare che l’elenco delle mazzette Fininvest è ben più corposo.

    Ci sono quelle allungate dall’ex manager e attuale parlamentare Salvatore Sciascia per addolcire gli accertamenti della Guardia di Finanza. Ci sono quelle, da molti miliardi di lire, bonificate estero su estero a Bettino Craxi. E c’è quella da 600.000 dollari intascata dal legale inglese David Millsper dire il falso e salvare Berlusconi dalle condanne penali.

    Una lista impressionante (e incompleta) utile per comprendere ciò che è accaduto, e sta accadendo, all’Italia. Berlusconi, il leader del centrodestra che ora piange falsamente miseria e protesta assieme a quasi tutto il suo partito, ha selezionato una classe dirigente fatta a sua immagine e somiglianza. Un gruppo di figuri bravi soprattutto ad arricchirsi e spingere tutti gli altri (noi) verso il baratro.

    Mentre il presidente del Consiglio viene condannato a sborsare mezzo miliardo di euro come risarcimento per la rapina perpetrata sulla Mondadori, nel suo governo e nella sua maggioranza siedono frotte di pregiudicati, di imputati, di prescritti e di ladri di varia specie. Venerdì il responsabile dell’Agricoltura, Saverio Romano, nominato ministro nonostante le indagini in corso, si è ritrovato imputato per fatti di mafia. Il giorno prima Marco Milanese, il braccio destro del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, aveva ( con poca sorpresa) scoperto di esseredestinatario di una richiesta di arresto per tangenti e associazione per delinquere.

    Tremonti, che gli aveva di fatto delegato il compito di tenere i rapporti con la Guardia di Finanza e quello di sovrintendere alle nomine nelle società partecipate dal Tesoro, lo aveva mantenuto al suo posto sebbene sapesse da sei mesi di cosa era accusato. Il fatto poi che il responsabile dell’Economia abitasse in una casa pagata da Milanese 8.500 euro al mese e che la sua portavoce fosse la compagna dello stesso Milanese, deve spingere a una riflessione: o Tremonti è un uomo poco intelligente incapace di scegliersi i collaboratori (e perciò non può continuare a fare il ministro) o ha qualcosa da nascondere.

    Continuare a far finta che questo quadro – al quale vanno aggiunte le storie dei vari Fitto, Berrutie compagnia cantante – non c’entri con la rincorsa che il Paese sta facendo per raggiungere la Grecia, é da stupidi. Prendersela con i cosiddetti mercati, maledire gli speculatori, è da ipocriti.

    In tempi di crisi economica la credibilità delle classi dirigenti è fondamentale. Sostenere che gente del genere possa mettere la faccia su una manovra economica in grado di rassicure gli investitori esteri e di ristabilire un po’ di giustizia sociale in Italia, è da incoscienti.

    Certo, inutile nasconderlo, anche guardando dall’altra parte, nelle file della cosiddetta opposizione, spesso c’è poco da stare allegri. Quella che stiamo vivendo è una crisi di sistema. Del nostro sistema politico di cui Berlusconi è solo il piu visibile, ma non unico, campione.

    La lettura dei giornali ci fa intuire come l’Italia sia a un passo dallo scoperchiare una nuova tangentopoli. Le varie fondazioni di cui si sono dotati molti sedicenti leader a partire dagli anni Novanta si stanno rivelando semplicemente degli schermi per tentare di nascondere, in maniera formalmente legale, finanziamenti di dubbia provenienza e, forse, vere e proprie tangenti. Lo insegnano sia il caso Pronzato, il responsabile dei trasporti aerei del Pd, che incassava denaro da imprenditori interessati a ottenere rotte dall’Enac, sia il caso Milanese.

    Il parallelismo tra le due vicende è evidente. Chi, secondo l’accusa, pagava Pronzato versava anche soldi – con finanziamenti registrati, ma non pubblici – alla fondazione Italiani Europei che fa capo aMassimo D’Alema. Chi invece dava barche sottocosto a Milanese per ottenere nomine all’Enav foraggiava pure la Fondazione Casa delle Libertà.

    Se si tiene conto che le fondazioni sono decine e decine e che in qualche caso alla testa di esse si trovano personaggi già condannati in Mani Pulite o coinvolti in altre indagini sulla pubblica amministrazione, ecco che il sospetto di trovarsi davanti a un metodo di sottogoverno diventa fortissimo. Anche perché i nomi dei finanziatori delle fondazioni vengono mantenuti riservati, invocando senza imbarazzo alcuno (lo ha fatto proprio D’Alema) le leggi sulla privacy.

    E’ il lato oscuro della Casta. E’ il non detto di un’oligarchia inefficiente e costosa che a volte si palesa votando contro l’abolizione delle provincie (o astenendosi). E altre volte si mostra approvando leggi finanziarie che colpiscono solo i piccoli risparmiatori e rimandano di anni ogni riduzione dei costi della politica.

    Imprecare, disperarsi, tentare di raggiungere in massa le scialuppe di salvataggio del Titanic-Italia, però, non serve. La tempesta è brutta, è vero. Ma fortunatamente non è ancora perfetta. Meglio che i passeggeri comincino a spiegare con calma a tutti che cosa sta accadendo. E che si organizzino per cambiare ciurma e comandante. Invertire la rotta ancora si può, lo dimostra quello che è successo a Napoli e Milano. Ma bisogna farlo in fretta. Prima che sia troppo tardi.
    ( FONTE: ILFATTO Q.)


    PAURA DA TERREMOTO  IN ALTA

    ROMAGNA


    Sciame sismico sull’Appennino forlivese
    Sono due mesi che la terra trema

    Sono state registrate novecento scosse dall'inizio dell'anno. Ieri è stato necessario evacuare un ospedale. La protezione civile allertata, ma gli esperti dicono: "Gli eventi non sono mai prevedibili"

    Torna a tremare la terra dell’Appennino forlivese, torna la paura e torna pure qualche polemica.

    Dopo le scosse di un paio di mesi fa, la provincia romagnola di Forlì-Cesena è stata interessata, a partire dal tardo pomeriggio di ieri, da una sequenza di scosse sismiche che nei sismografi dell’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno raggiunto una magnitudo di 4,0 e una magnitudo di 3,9 rispettivamente alle 8.53 e alle 9.15 di questa mattina. L’epicentro, con profondità pari a 7,8 chilometri per la prima scossa e 7,4 chilometri per la seconda, è stato registrato nei territori comunali di Santa Sofia e Galeata, in piena Valle del Bidente.
    Le autorità hanno imposto l’evacuazione dell’ospedale “Nefetti” di Santa Sofia: una ventina di pazienti sono rientrati nella struttura al termine dei sopralluoghi, quelli più gravi sono stati trasferiti nei nosocomi limitrofi. Nel frattempo, restano bollenti i centralini dei Vigili del fuoco. Da maggio a questa parte nel territorio si sono registrate complessivamente un centinaio di scosse con magnitudo superiore a 2,0. Senza dimenticare che, otto anni fa, nel gennaio 2003, proprio a Santa Sofia si registrò un sisma di magnitudo 4,29 che provocò diversi danni agli edifici (diverse le case lasciate dai residenti) ma nessuna vittima.
    Al momento non si segnalano danni a persone o cose”, conferma la Regione Emilia-Romagna con riferimento agli eventi delle ultime ore. L’agenzia regionale della Protezione civile riporta che “le scosse hanno provocato solo molta paura tra la popolazione”, trattandosi appunto di eventi sismici superficiali con profondità inferiore ai 10 chilometri. Sono stati attivati i Centri operativi comunali (Coc) di Protezione civile nei Comuni di Santa Sofia e Galeata, mentre una squadra del Servizio tecnico di bacino di Forlì-Cesena è al lavoro per valutare la situazione di agibilità degli edifici dal punto di vista strutturale.
    In effetti, all’interno dell’ospedale di Santa Sofia si è vista qualche crepa: “Tenuto conto che si tratta di un edificio di recente costruzione, in cemento armato e recentemente sottoposto a miglioramento sismico, si è rassicurata la direzione sanitaria dell’azienda Asl di Forlì-Cesena circa l’idoneità della struttura a svolgere le funzioni sanitarie previste e mantenere i ricoverati nei reparti”, precisa la Regione.
    La stessa agenzia regionale sta monitorando la situazione in raccordo con il dipartimento nazionale di Protezione civile, la direzione regionale dei Vigili del fuoco, la Prefettura, la Provincia di Forlì-Cesena e i Comuni interessati.

    Il direttore dell’agenzia regionale di Protezione civile, Demetrio Egidi, d’intesa con il prefetto di Forlì-Cesena, Angelo Trovato, e la Provincia, ha attivato lo stato di attenzione per rischio sismico, inviando ai Comuni di Santa Sofia, Galeata, Premilcuore, Bagno di Romagna e agli altri enti-strutture interessate dagli eventi sismici una nota con le azioni da seguire previste nella pianificazione locale e provinciale di emergenza ai sensi del protocollo di intesa regionale siglato nel 2004, contenente norme di comportamento per i cittadini.
    In particolare, si stanno verificando sul territorio interessato dal terremoto la disponibilità e l’operatività delle strutture per la prima assistenza con l’obiettivo di assicurare la pronta reperibilità delle strutture comunali garantendo, al contempo, un’informazione puntuale ai cittadini.
    Proprio sul fronte trasparenza si fa sentire il consigliere regionale del Pdl forlivese, Luca Bartolini, che chiede un monitoraggio sugli edifici a rischio, ma anche di allestire subito una tendopoli a Santa Sofia per accogliere le richieste di quei cittadini che, per ora, non vogliono rientrare nelle proprie dimore. “Lo sciame sismico che si è abbattuto nell’alta Val Bidente sta portando grande preoccupazione tra la popolazione. C’è chi, memore del terremoto del 2003, ha paura di passare la notte nella propria abitazione. Per questo credo che la Protezione civile, di concerto con gli enti locali, la Prefettura e le forze dell’ordine, debba innanzitutto informare la gente su come comportarsi e dove rivolgersi, visto che nel piazzale di prima accoglienza Karl Marx di Santa Sofia, contrariamente a Galeata, non c’è né un tendone né una cucina da campo”, scandisce il consigliere regionale. Bartolini chiede dunque di “allestire subito qualche struttura mobile (tenda o container) per garantire un posto sicuro a chi volesse dormire fuori casa. Siamo vicini agli abitanti di Santa Sofia e dintorni, capiamo bene che queste sono ore di tensione”.

    In definitiva, il consigliere regionale ricorda che “gli amministratori pubblici devono fare tutto il possibile per garantire, compatibilmente con queste scosse sismiche, la massima serenità ai cittadini: per sollecitare interventi ho presentato un’interrogazione urgente in Regione. Visto che un evento sismico ha raggiunto il quarto grado della scala Richter bisognerebbe partire anche con un monitoraggio degli edifici sensibili”.
    Intanto, il presidente della Provincia di Forlì-Cesena, Massimo Bulbi, e il vice-presidente con delega alla Protezione civile, Guglielmo Russo, questa mattina, al termine di una breve seduta della Giunta provinciale, si sono recati a Santa Sofia per controllare di persona la situazione. In contatto con l’agenzia regionale della Protezione Civile, Bulbi e Russo hanno incontrato il sindaco di Santa Sofia, Flavio Foietta. Tutti si sono inoltrati in sopralluoghi sia in municipio sia alla casa di riposo San Vincenzo De’ Paoli. Al momento non sono segnalati danni strutturali alle strutture pubbliche. Bulbi e Russo si dicono “in costante contatto” con i tecnici dell’ufficio provinciale di Protezione civile presenti sul posto e con gli amministratori comunali.



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     Morto il figlio di Palmiro Togliatti

    Era ricoverato a Modena



    Èmorto il figlio di Palmiro Togliatti, Aldo. Avrebbe compiuto 86 anni il 29 luglio. Il decesso è avvenuto sabato scorso a Modena, dove era ricoverato da tempo, ma la famiglia ha diffuso la notizia soltanto oggi a funerali avvenuti.

    Aldo Togliatti nasce a Roma, ma gran parte della sua infanzia e della sua adolescenza la trascorre in Unione Sovietica, in un collegio del partito comunista. È lì che si diploma in ingegneria prima di far ritorno in Italia. Ma ben presto i segni della sua malattia, legata a un disagio di natura psichiatrica, si fanno sentire e condizionano la sua esistenza. Nel dopoguerra raggiunge la madre, Rita Montagnana a Torino e per alcuni anni lavora come dipendente alla Sip. Si iscrive al Politecnico per proseguire negli studi, un progetto però che non porta a termine. Con la morte della mamma, negli anni Ottanta, Aldo Togliatti si trasferisce a Modena dove, con l'aiuto dei compagni di partito, viene ricoverato a Villa Igea, costantemente accudito da un'assistente e dai cugini di Torino, uno dei quali, Manfredo Montagnana ne è stato il tutore fino all'ultimo giorno. I funerali si sono svolti stamattina in forma strettamente privata. Questa la volontà che Aldo Togliatti aveva espresso negli ultimi tempi, nei momenti di lucidità che ancora riusciva ad avere e che è stata fatta propria dalla famiglia.

    Aldo Togliatti era ricoverato all' ospedale privato accreditato Villa Igea di Modena dal settembre 1980. Lo ha ricordato la direzione sanitaria della struttura, che ha comunicato questa mattina il decesso «a esequie avvenute per espressa volontà dei familiari», con una breve nota diffusa tramite l'area comunicazione di Confindustria Modena.
    11 luglio 2011







    PER LA SERIE STORIE DI DELITTI VI PROPONIAMO

     QUELL'ATROCE DELITTO COMPIUTO
    A SANT'ALBERTO IN PROVINCIA DI RAVENNA NEL NOVEMBRE DEL 1978,nella ricostruzione fatta dal giornalista Nevio Galeati g.c.

    http://issuu.com/reclam_ravenna/docs/447_rd300611#download


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    21 giugno 2011

    LA SLOVENIA IL 25 GIUGNO 1991 HA LA SUA INDIPENDENZA DALLA JUGOSLAVIA.................NELLA CINA ROSSA ,QUELLA VOLUTA DA MAO, DILAGA SEMPRE PIU' LA CORRUZIONE

    La storia, 25 giugno 1991ita

    La storia, 25 giugno 1991

    Slovenia 1991

    25 giugno 1991, la Slovenia dichiara la propria indipendenza. Quel giorno Cesco, il protagonista del libro "Ritorno a Las Hurdes", di Franco Juri, preferì ai festeggiamenti un caffè in riva al mare. Pubblichiamo integralmente il capitolo che nel libro viene dedicato a quel fatidico giorno

    «Oggi ci è consentito sognare, domani nulla sarà più come prima». Che cosa avrà voluto dirci il poeta, si chiesero in molti ascoltando le parole premonitrici del presidente.

    Quel 25 giugno 1991 Cesco aveva preferito rimanere a casa, nella sua Capodistria, e gustarsi un buon caffè in riva al mare. L’invito alla celebrazione per la solenne proclamazione del nuovo Stato indipendente l’aveva trovato in un momento per lui poco idoneo a una qualsivoglia enfasi nazional-patriottica. E poi non aveva lo stomaco adatto per assistere a picchetti militari o ascoltare trionfali cantici alla Nazione e al suo sogno millenario. C’era, nel suo carattere, una costante tendenza a uscire da ciò che considerava il gregge, a impugnare, per partito preso, un anti-conformismo inflessibile che non guardava in faccia all’opportunità di una scelta. Era, come diceva Tanja, il suo innato talento a sciupare le grandi occasioni, anche quelle che su un vassoio d’argento gli offriva la Storia che lui stesso, nel suo piccolo, aveva contribuito a indirizzare su una certa strada perdendo ore, giorni, mesi, anni, rubati a un’esistenza che avrebbe potuto e dovuto essere meno distratta nei confronti di lei.

    L'indipendenza 

    In un referendum il 23 dicembre 1990, il 95% dei votanti si era pronunciato a favore dell'indipendenza della Slovenia. A seguito di questa decisione popolare, il 25 giugno 1991 il parlamento di Lubiana approvò la Carta costituzionale fondamentale, votata quasi all'unanimità, e dichiarò l'indipendenza della Repubblica di Slovenia.

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    Vai al dossier "Mi ricordo"

    Il libro 

    Ritorno a Las Hurdes, di Franco Juri, Infinito Edizioni, 2008

    Ritorno a Las Hurdes, di Franco Juri, Infinito Edizioni, 2008

    Vai allarecensione a firma di Paolo Rumiz di "Ritorno a Las Hurdes"

    Cesco, sin dalla fine degli Anni ‘70, si era adoperato, in prima persona e con appassionata militanza, assieme ad altri giovani intellettuali libertari, a favore della democratizzazione politica nella Federazione, per il rispetto dei diritti umani, di quelli delle minoranze, per la libertà d’espressione, contro l’articolo 133, quello del codice penale sul “delitto verbale”, contro la pena di morte, e – a partire dal 1987 – a favore di un’autonomia vigorosa della Repubblica in cui viveva – la Slovenia – un’autonomia che fosse in grado di far fronte all’autoritarismo centralista e sostanzialmente violento di Slobodan Miloševic che con il suo populismo nazionalista, inneggiante i “diritti storici” di una grande Serbia, pilastro dell’unità balcanica, minacciava direttamente le aperture democratiche nella piccola repubblica settentrionale. Scriveva e firmava appelli, li traduceva in italiano e spagnolo, li mandava in giro per l’Europa, scriveva articoli eretici, avviava azioni di solidarietà a favore di questo o quel detenuto politico, il tutto con l’enfasi che lo aveva ispirato – insieme a Ramón e Flavio, negli anni studenteschi, dopo il golpe in Cile – nelle azioni per un’America Latina libera dalle ingerenze imperialiste e dagli stivali militari, nelle proteste pacifiste ed ecologiste, nelle occupazioni di vani e di edifici vuoti che i gruppi alternativi reclamavano per trasformarli in centri sociali o spazi di pubblico interesse che non risultassero però controllati o gestiti da zelanti funzionari di partito o della Lega della gioventù socialista.

    ...

    Vai all'intero capitolo in PDF

     

    * Il capitolo tratto da "Ritorno a Las Hurdes", di Franco Juri, è messo a disposizione ai lettori di www.balcanicaucaso.org su gentile concessione di Infinito Edizioni

    ^^^per gentile concesione del collega Franco Juri da Koper (Capodistria)^^^



    La Cina da Mao fino alla corruzione...
    "Compagni, il popolo non ci ama"

    Pechino festeggia i 90 anni del partito il più longevo e di maggior successo fra quelli comunisti. E il presidente Hu Jintao lancia l'allarme: "Necessario imporre la disciplina ai membri del Pcc"
    dal nostro corrispondente GIAMPAOLO VISETTI

    PECHINO - La Cina non imboccherà la strada della democrazia e del pluripartitismo, ma senza profonde e rapide riforme politiche ed economiche la sua leadership rischia di essere travolta presto da un'altra rivoluzione. A novant'anni dalla fondazione del partito comunista, il segretario e presidente della repubblica, Hu Jintao, ha gelato ieri la nomenclatura in festa con un allarme senza precedenti. "Il partito incontra difficoltà di crescita  -  ha detto Hu Jintao ai delegati riuniti nel palazzo del popolo su piazza Tiananmen  -  e la corruzione può condurre ad una perdita di fiducia da parte della popolazione". Il discorso è stato trasmesso in diretta della televisione di Stato e per i cinesi è stato uno shock. Stremata da mesi di propaganda nazionalista e di retorica maoista, in un trionfo apologetico di trasmissioni, film, libri e spettacoli rossi, per la prima volta la gente ha assistito un'autocritica spietata della leadership. "Per il partito  -  ha esortato a sorpresa il presidente in un discorso di ottanta minuti  -  è ora più importante che mai imporre la disciplina ai suoi membri. Sanzioni rigorose e prevenzione della corruzione sono elementi chiave per guadagnare o perdere il sostegno del popolo".

    Nel giorno del compleanno del comunismo più longevo e di maggior successo del pianeta, di un partito che conta oltre 80 milioni di iscritti, dai vertici della Città Proibita è giunta la prima ammissione di fragilità dai tempi 
    di Deng Xiaoping. Hu Jintao non ha omesso di ricordare i traguardi del Pcc, sottolineando la visione messianica del partito "scelto dalla storia e dal popolo". Ha citato i tre traguardi essenziali: la "rivoluzione democratica del 1949", il "completamento della rivoluzione socialista di Mao" negli anni Sessanta e la "nuova, grande rivoluzione della riforma economica e delle aperture", avviata da Deng nel 1976 e proseguita fino ad oggi dai suoi tecnocrati successori. Ma l'avvio delle celebrazioni per il 90°, ideale passaggio di consegne politico in vista del cambio di leadership nel 2012, è stato segnato dall'affondo sul dilagare della corruzione pubblica e dall'ammissione del pericolo di perdere il sostegno della nuova società cinese. 

    La ricorrenza, luglio 1921, è stata ideologicamente costruita per ridare slancio ad un potere ormai legittimato solo dall'autoritarismo, dalla repressione del dissenso e dall'obbligo di una crescita economica record sempre più incerta. La generazione dei figli di Jang Zemin, partorita dal massacro di Tiananmen ne 1989, ne ha approfittato però per iniziare un lento e invisibile distacco dal Grande Timoniere e per lanciare un richiamo esplicito ai rampanti "principini rossi", in lotta per contendersi il governo nei prossimi dieci anni. Hu Jintao ha citato il marxismo 23 volte, la metà che nel 2001, dimezzando anche i riferimenti a Mao. Ha aperto invece ad una "democrazia socialista cinese all'insegna dell'economia e dell'armonia", ripetendo la formula quattordici volte e archiviando di fatto la storia e l'ideologia che avrebbe dovuto celebrare. La festa del vecchio Pcc, con milioni di nostalgici rivoluzionari e di riformisti delusi impegnati in estenuanti esibizioni canore dei motivi cari a Mao, si è trasformata in una sorta di presentazione del nuovo capitalismo autoritario cinese, quale modello di governo del mondo in questo secolo. Hu è arrivato a citare "l'incompetenza di alcuni membri ormai staccati dalla gente" e ha ammesso che "la lotta alla corruzione resta un compito arduo". 

    Novant'anni dopo la prima riunione clandestina dei tredici fondatori a Shanghai, inizialmente dispersi dal Guomindang di Chiang Kaishek, gli invecchiati eredi cinesi non riescono dunque più a mascherare il timore del contagio in Asia delle rivoluzioni democratiche che stanno mutando il volto dell'Africa mediterranea. Ieri in Cina era un normale giorno di lavoro e il non aver reso festivo un giorno tanto enfatizzato è stato letto come il timore estremo di un fallimento. Funzionari e capi di partito festeggiano da giorni, mentre la popolazione lavora, affronta l'incubo dell'inflazione e dei salari da fame, la prima disoccupazione, gli scioperi e le prime chiusure delle fabbriche. Il kolossal cinematografico sulla fondazione del Pcc si sta rivelando un flop imbarazzante e i leader, scossi dalle rivolte etniche e dai segnali di sommosse politiche coordinate da Internet, hanno colto le scosse profonde di una nazione mai così ricca e mai tanto sospesa sulle sua fragilità. I cinesi odiano la montante differenza che divide i pochi miliardari dai milioni di miserabili e ieri hanno assistito alla "loro festa" senza entusiasmi. Il partito ha celebrato Mao, sperando di convincere le masse sul recupero dello "spirito delle origini". Ma la festa per un "secolo di comunismo in Cina" è apparsa remota e forse già irraggiungibile. "Perché oggi manca un solo festeggiato  -  ha detto Hu Jia, dissidente appena scarcerato  -  il comunismo, che il partito celebra per fingere che ancora esista".

    (02 luglio 2011)


    Ultim'ora

    Il sindaco di Ravenna si converte al cattolicesimo, lo si appreennde indirettamente dal FattoQuotidiano..
    Ivan il Rosso

    Era ora che Hera battesse un colpo dopo il referendum sull’acqua,”utile, umile et pretiosa”, ma Cara. Infatti a cominciare da Bologna sono in dirittura d’arrivo gli aumenti delle bollette. In lieve ritardo Ravenna, in quanto distratta in questi giorni da un grosso fatto di cronaca : “il sindaco della città dei mosaici Fabrizio Matteucci, da ateo incallito, si è convertito al cattolicesimo.. con grande soddisfazione del vescovo Mons. Verucchi, suo grande amico” Purtroppo nella vita c’è sempre modo e tempo di cambiare.Se san Paolo si convertì sulla via di Damasco. Matteucci si è convertito sulla via della Bassona.





    Terremoto in Comune - Gli undici arresti stanno facendo tremare il Palazzo municipale

    Un'ondata di arresti sta scuotendo il Comune di Parma con la violenza di uno tsunami, minandone la stabilità. Undici ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite all'alba di ieri dalla Guardia di finanza di Parma, negli sviluppi dell’inchiesta «Green money», le mazzette del verde pubblico. In carcere il comandante della Polizia municipale, Giovanni Maria Jacobazzi, i dirigenti comunali Carlo Iacovini e Emanuele Moruzzi, il dirigente Iren Mauro Bertoli, gli imprenditori Ernesto Balisciano, Gian Vittorio Andreaus, Tommaso Mori, Gianluca Facini, Norberto Mangiarotti e Alessandro Forni, infine l'investigatore privato Giuseppe Lupacchini. Ai dirigenti pubblici sono contestati i reati di corruzione e peculato.

    (...) Gli undici arresti stanno facendo tremare il Palazzo municipale. L'opposizione ha sferrato un duro attacco a Vignali chiedendo le sue dimissioni. E ieri pomeriggio, in occasione della riunione del Consiglio comunale, è andata in scena una violenta contestazione sotto i portici del Comune. Attimi di grande tensione, con slogan e cartelli contro il sindaco: «Vignali dimettiti». Nel momento di maggiore attrito è volata anche qualche manganellata della polizia. Da parte sua Vignali ha ribadito che era all'oscuro dell'operato dei due dirigenti comunali e che non si dimetterà.(FONTE:la Gazzetta di Parma)

    Oggi sulla Gazzetta di Parma cinque pagine sulla vicenda con gli articoli di Georgia Azzali, Marco Federici, Gian Luca Zurlini e Chiara Pozzati


    LA RACCOLTA DEI BOMBOLONI



    VICENDE DI VITA E ..POLITICA RAVENNATE per gentile concessione di Ravenna & Dintorni

    nOTIZIA CURIOSA DA FIRENZE....


    Cerca di rubare l'autobus Ataf
    Non sa guidarlo, viene arrestato

    L’episodio è successo in piazza San Marco. Arrestato un algerino di 39 anni, senza fissa dimora

    Voleva portare via un bus di linea, ma non era capace di manovrare i comandi: così alcuni passanti hanno fatto in tempo a far intervenire gli addetti dell’Ataf, e poi i carabinieri del 112, che lo hanno arrestato. L’episodio è successo intorno alle 15.30 in piazza San Marco. Arrestato un algerino di 39 anni, senza fissa dimora.

    Salito su un bus sostitutivo in sosta, senza passeggeri, l’algerino ha trovato le chiavi e ha acceso il motore. Ha, però, avuto difficoltà a ingranare le marce, dando tempo ai passanti di notare quanto accadeva e agli addetti dell’Ataf, nelle vicinanze, di bloccarlo. L’africano è scappato ed è salito su un bus di linea pieno di passeggeri, tra i quali ha provato a confondersi. Ma una pattuglia del 112 lo ha scoperto e bloccato. Coi militari si sarebbe giustificato dicendo di essere «stufo di aspettare l’autobus».


    24 giugno 2011



    il pianeta pensioni


    Al signor Bonaventura (se è fortunato) mille euro al mese


    Il “nuovo” pensionato sembra il signor Bonaventura, uno dei personaggi più importanti del fumetto italiano nato dalla geniale fantasia di Sergio Tofano. Non certo per la marsina di colore rosso, il cappello a bombetta e i pantaloni bianchi ma perché – almeno all’inizio di ogni storia – non ha certo il portafogli di Paperon de’ Paperoni e cerca di arrangiarsi in qualche modo. Senza però il “milione” finale, senza il sorriso e soprattutto in una realtà che travolge la fantasia fumettistica. La fotografia che offre l’Istat sugli anziani è proprio questa, perché la stragrande maggioranza di loro vive con mille euro al mese, euro in più o euro in meno. E attendono un Robin Hood che sappia mettere ordine in un sistema che paga i gravissimi errori commessi in passato da una politica incapace di dar vita a scelte razionali e coraggiose.(il secolo)


    Ma  ora andiamo da moreno "alla rosa bianca di dovadola"..senza pensarci troppo !!!




    albergo ristorante  la rosa bianca  da moreno ..a dovadola (FC) situato in una antica villa sulle colline dovadolesi....


    mORENO PRETOLANI, già gestore per oltre 25 anni DEll'albergo ristorante la capanna a rocca san casciano (fc), rimane famoso per la sua cucina, prettamente tosco-romagnola dove prevale la bistecca"fiorentina" oppure la tagliata ..rinomati i suoi contorni a base di funghi porcini e tartufi autoctoni il tutto annaffiato con i migliori vini nazionali , ma anche della zona di produzione locale, qui infatti prevale un ottimo sangiovese , ma la cosa migliore e' arrivare  a degustare il tutto prenotando un pranzo OPPURE UNA CENA al 349.8601818 , MA ANCHE  allo 0543.933344
    il ristotrante e' aperto sia a pranzo che a cena il venerdi', sabato, domenica e lunedi'.
    mercoledi' e giovedì e' aperto solo a cena. martedi' e' il giorno di riposo settimanale.
    a richiesta si puo' ottenere una aperftura straordinaria per gruppi, anche nei giorni di chiusura.
    potete infine visitare il sito web.
    www.damoreno.net
    e-MAIL : RISTORANTE@DAMORENO.NET
                    HOTEL@DAMORENO.NET


    Modulo provvisorio












    L'Unità, De Gregorio lascia la direzione

    Dopo tre anni dal primo luglio cambio della guardia

    Concita De Gregorio (Simona Granati)
    Concita De Gregorio (Simona Granati)
    MILANO - Concita De Gregorio lascia l'«Unità». «L'Editore e il Direttore dell'Unità comunicano che dal primo luglio Concita De Gregorio lascia la guida del giornale a seguito di una decisione condivisa, assunta in autonomia e nel pieno rispetto reciproco riconoscendo l'importante lavoro svolto e i risultati raggiunti», si legge in un comunicato firmato dall'editore Antonello Soru e la stessa De Gregorio.

    TRE ANNI DI LAVORO - «Entrambe le parti hanno rispettato l'impegno inizialmente preso di dare a questo lavoro almeno tre anni di stabilità. Tre anni di lavoro esaltante e faticoso, tra difficoltà economiche e continui attacchi, che si sono dipanati a partire dal mandato iniziale di fare dell Unità un giornale in equilibrio economico e un luogo d'incontro e di discussione libera e allargata all'intero centrosinistra». «Entrambi gli obiettivi possono dirsi colti. È stato perseguito il risanamento economico raggiungendo il sostanziale equilibrio di bilancio del giornale, pur in un momento difficile per l'intero mercato e in presenza di nuovi concorrenti», prosegue il comunicato, «Sotto il profilo editoriale, il giornale è stato in questi anni al centro di un intenso dibattito che ha dato voce - molto spesso anticipandole - alle principali istanze della società, che ha mobilitato sui temi cruciali migliaia di persone, che ha allargato il ventaglio delle sue voci e che attraverso la crescita del sito Internet ha aperto un dialogo fitto e continuo coi lettori. Che ha contribuito infine a sollecitare la nuova volontà di partecipazione dei cittadini alla vita del Paese».

    I RISULTATI - «Abbiamo lavorato in questi anni in sintonia e in piena libertà - si legge nel comunicato - condividendo difficoltà e risultati, in autonomia dal Partito democratico che in alcune occasioni non ci ha fatto mancare le sue critiche ma non ha neppure mai preteso di imporre una linea, l'Unità essendo uno spazio di dibattito libero. Un ciclo positivo che, di comune accordo, pensiamo possa concludersi qui. Il Direttore continuerà ad esercitare il suo impegno professionale in altre forme, l'Editore si impegnerà a fare in modo che il giornale resti luogo aperto alla discussione allargata all'intero centrosinistra e alle diverse forze vitali che vogliono assumersi l'impegno della ricostruzione del Paese dopo la troppo lunga stagione del berlusconismo. L'augurio sincero è reciproco, così come il ringraziamento a tutti i lavoratori dell'Unità che hanno condiviso e reso possibile questa felice stagione».

    LA SMENTITA - Solo sabato Concita de Gregorio aveva smentito le voci di una sua prossima uscita proprio dalle colonne dell'Unità: «Non ho ricevuto comunicazione alcuna. Il mio contratto non è in scadenza, come direttore non ho ricevuto comunicazione alcuna, l'unico titolato a darmi indicazioni in questo senso è il mio editore esattamente come è avvenuto all'atto della mia nomina. Lui e non altri. Da tempo l'Unità è sotto attacco. Alle solite voci, infondate o inesatte si aggiungono ora quelle su di un imminente cambio di direzione e sulle ipotetiche motivazioni che ci sarebbero dietro la decisione».

    Redazione online Corsera


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    16 giugno 2011

    Dopo il successo di TUTTI IN PIEDI,la trasmissione televisiva di Santoro, Travaglio e Compagni da Bologna per festeggiare la FIOM CGIL,la Rai censura la copertina di INTERNAZIONALE..povera Rai , ma come sei ridotta?

    .

    Tutti in piedi, per il lavoro
    e una tv diversa

    Santoro a Bologna con la Fiom e forse con Adriano Celentano. Consigli a La7: "Per fare il Terzo polo ci vuole meno Telecom. E per il mio programma ci sono già le basi"

    Tutti in piedi, domani sera a Bologna in villa Angeletti, perché “Signori, entra il lavoro” per i 110 anni del sindacato Fiom con il Fatto Quotidiano. E forse, tutti in piedi, perché la sorpresa annunciata da Michele Santoro potrebbe essere Adriano Celentano: di nuovo in pubblico per parlare di Costituzione, lavoro, libertà, partecipazione. Per tenere vivo quel senso di cambiamento che ha travolto prima le amministrative con Napoli, Milano, Cagliari e poi il referendum con 4 sì. Le due sberle che scuotono il governo.

    La rete crea l’evento e la rete lo trasmetterà (Vai al sito): una sottoscrizione per volta, 2,5 euro con accredito postale o una semplice telefonata, compone la scenografia, la regia e le luci del palco con due conduttori di eccezione, Serena Dandini e Vauro. Una serata con Maurizio Crozza, Max Paiella, Marco Travaglio e il pm Antonio Ingroia che sarà trasmessa dal Fattoquotidiano.it e dai siti che vorranno collegarsi a Bologna, sul satellite con Current e nel circuito delle emittenti private (Telelombardia, Telenorba, Antennasicilia).



    È una Raiperunanotte ancora più sperimentale, messa su in fretta e con l’ambizione di proporre un programma-manifestazione che vada oltre l’etichetta di una televisione o di un luogo: “100mila persone che pagano due euro fanno 200mila euro, così finanziano un un programma come Annozero. Questa è la strada rivoluzionaria ogni volta che posso io ci riprovo, se poi dovessi farlo per forza, io lo farò”. Un contesto lontano, tanto, dal manuale Cencelli applicata al pacchetto di nomine pubbliche, un po’ a te, un po’ a me secondo le logiche di partito e di conseguenze elettorale: “La televisione è condizionata prima di tutto da un potere molto trasparente che è la presidenza del Consiglio. Poi ci sono i poteri occulti. Ormai questi poteri – ha detto l’ideatore di Annozero nel sopralluogo a Bologna – sono decisivi ogni volta che si devono fare nomine statali o nominare gente a cui viene affidato un importante potere decisionale, e anche alcuni vertici di aziende private passano attraverso queste discussioni segrete. Questo dipende dal fatto che il nostro Paese da troppo tempo è una democrazia malata in cui funziona male sia il pubblico sia il privato, perché non c’è una condizione vera di concorrenza e di mercato”.

    E sembra avvicinarsi il passaggio a La7, anche se il giornalista fa un paio di osservazioni critiche sull’azienda: “Quando andrò lì, penserò al tipo di trasmissione da fare, diciamo che per ora abbiamo buone basi di partenza. La7 dovrebbe essere meno Telecom per essere il Terzo polo, dovrebbe avere ragioni più televisive per giocare una partita più aperta e chiara. Non è detto che gli interessi di un grande gruppo coincidano con quelli della televisione. Questo riguarda anche Repubblica e Corriere della Sera”.

    Ma Santoro smentisce le indiscrezioni (del Giornale) di un suo impegno in politica: “Chi si aspetta la proclamazione di un nuovo partito domani, sarà deluso. Se c’è un pericolo grave per la democrazia e qualcuno mi chiedesse di dare una mano, questo è un mio diritto. Nessuno deve rinunciare. Anche lei se lo facesse (rivolgendosi a una giornalista, ndr), sarebbe una rinunciataria”. E adesso, però, tutti in piedi.

    da Il Fatto Quotidiano del 16 giugno 2011






    copertina di Internazionale censurata


    Internazionale parla di Berlusconi? Spot censurato in Rai

    di Luciana Cimino 
    Internazionale 304
    Censurare uno spot pieno di “bip” solo perché il soggetto è il presidente del Consiglio. Succede anche questo nella Rai che dovrebbe essere servizio pubblico e invece è gestita come cosa propria dal centro destra. A Radio Rai è stato censurato ieri lo spot promozionale del numero in uscita del settimanale “Internazionale”. In copertina si riprendeva l’Economist e dunque inchiesta su Berlusconi nelle pagine interne, e grande frase «L’Uomo che ha fottuto un intero paese». Ma lo nessun linguaggio scurrile nello spot che anzi è una divertente sequela di bip. Gli zelanti funzionari della Rai hanno rifiutato lo stesso la messa in onda.

    Dicono che il regolamento interno vieta di trasmettere spot che contengono giudizi negativi su personaggi pubblici. Ma il “giudizio negativo” non era nella reclame. Eventualmente nell’Economist. «Ma i funzionari della Rai non sono sprovveduti, è chiaro che il bip era ironico – commenta il direttore di Internazionale, Giovanni De Mauro - è nel loro pieno diritto rifiutare uno spot, tuttavia non posso non notare come sia una decisione che rappresenti lo spirito dei tempi». E aggiunge «rifiutare uno spot con una sequenza di bip è una decisione comica, sarebbe surreale se non fosse rappresentativo di un contesto e di una situazione che stiamo vivendo». Il giornale ha rinunciato a inserire la pubblicità su altri network ma ha denunciato la faccenda sul suo sito e su facebook diffondendo lo spot. E come sempre accade in questi casi, la reste è il più potente amplificatore delle cose che i media “ufficiali” vorrebbero censurare.

    Reclutavano prostitute tra le studentesse
    Bologna, arrestati due sfruttatori

    I due reclutatori agivano soprattutto tra le universitarie fuori sede. Nove ragazze avrebbero accettato l'offerta
     

    Contattavano studentesse universitarie in cerca di lavoro, per lo più fuori sede, e proponevano loro di prostituirsi. Ora, dopo essere stati denunciati da una delle loro "prede", sono finiti in manette.

    La squadra mobile di Bologna ha eseguito i provvedimenti nei confronti di Diego Riscassi, 35enne di Sanremo, incensurato, e Mirko Trazzi, un bolognese di 55 anni già noto alle forze dell'ordine. Devono rispondere di reclutamento, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

    Sarebbero almeno 22 le ragazze contattate da Riscassi e Trazzi. E 9 di loro avrebbero accettato la proposta pur di guadagnare qualcosa. Una parte dei loro guadagni, tra il 30 e il 40%, andava ai reclutatori.

    In particolare Riscassi avrebbe contattato 13 ragazze tra cui una studentessa minorenne bolognese in rotta con i genitori. Di queste, 7 hanno accettato la proposta e si prostituivano nel suo appartamento di via Borghese, nei pressi dell'Ospedale Maggiore. Trazzi lo avrebbe fatto invece con due donne. Una è la minorenne già contattata da Riscassi, che nel frattempo è diventata maggiorenne. La giovane ha anche avuto un rapporto sessuale con l'uomo che l'ha convinta con la scusa di farle fare una prova per capire se poteva andare bene per i suoi clienti.

    L'altra donna, una madre di famiglia modenese di 35 anni, ha accettato di prostituirsi a pagamento e poi lo ha denunciato con un esposto anonimo alla polizia. Nonostante questa forma di denuncia è stata comunque rintracciata dagli agenti della squadra mobile e sentita come testimone. Riscassi e Trazzi sono ora rinchiusi nel carcere bolognese della Dozza.

    (18 giugno 2011) fonte:Repubblica Bologna


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    12 giugno 2011

    BASTA CON LE LISTE BLOCCATE!!! SI COMINCIA A RACCOGLIERE LE FIRME CHE ENTRO SETTEMBRE DEBBONO ARRIVARE A 500 MILA...

    LEGGE ELETORALE

    "Io firmo. Riprendiamoci il voto" 
    Al via il referendum anti-Porcellum

    Presentata questa mattina a Roma una nuova campagna referendaria per cancellare i punti più controversi della legge Calderoli. Dalla prossima settimana via alla raccolta delle firme. Obiettivo: 500mila entro la fine di settembre. Reazioni contrastanti dai partiti

    di CARMINE SAVIANOROMA - Liste bloccate, premio di maggioranza, deroghe alla soglia di sbarramento, obbligo di indicazione del candidato premier. Quattro punti. Quattro disposizioni che fanno del Porcellum, una legge elettorale "da cancellare al più presto". Dando, attraverso un referendum abrogativo, la parola ai cittadini. 

    È "Io Firmo. Riprendiamoci il voto" 1, iniziativa del Comitato per il Referendum sulla Legge Elettorale, che stamattina a Roma, ha lanciato una nuova campagna referendaria. Si parte la prossima settimana con la raccolta delle firme per eliminare una delle distorsioni più nocive del sistema politico italiano.

    Una mobilitazione trasversale, che nasce nella società civile, per mettere un freno ai danni prodotti dal Porcellum: trasformismo, frammentazione, coalizioni disomogenee e ingovernabili. Per questo, secondo Stefano Passigli, "ogni tentativo di modifica della legge è destinato a fallire", e l'unico modo per eliminarne i difetti è "tagliare i quattro punti più discussi". E il ricorso ai cittadini è il modo per superare l'impasse parlamentare: "Se il Parlamento riuscirà a trovare un accordo, tanto meglio. Altrimenti il referendum è inevitabile".

    "Porcellum da cancellare". Numerosi gli interventi. Tutti tesi a sottolineare gli orrori del Porcellum. Per Giovanni Sartori, "il premio di maggioranza dato a una minoranza è 
    il vizio maggiore della legge". Perché "questo falsa tutto il sistema politico: le leggi elettorali trasformano i voti in seggi e questa legge li trasforma male". Poi l'indicazione dei modelli che potrebbero essere importati in Italia: "il doppio turno alla francese o quello tedesco sarebbero i due sistemi che andrebbero bene". E sulle motivazioni del referendum: "È il rimedio contro l'inerzia dei partiti in materia di legge elettorale".

    Per Enzo Cheli, "dopo la legge Acerbo, è la peggiore legge elettorale della storia italiana". E ancora: "Al di là delle conseguenze, come le intere aree sociali buttate fuori dal Parlamento, il premio di maggioranza dato ad una coalizione al di là di una soglia minima è a rischio di costituzionalità". Non solo: con il Porcellum, sono saltate tutte le "soglie di ragionevolezza". Da qui l'esigenza di intervenire sulla legge "per ragioni di manutenzione costituzionale". Non manca la preoccupazione per il tipo di legge che verrebbe fuori se il referendum riuscisse ad ottenere il quorum: "Se passa, resta in piedi una legge proporzionale. E, soprattutto, una legge funzionante".
      
    Prime adesioni, obiettivo 500 mila firme. L'obiettivo è raggiungere, entro settembre, le 500mila firme valide necessarie a presentare il referendum alla Corte di Cassazione. Tra le prime adesioni nomi molto noti della cultura italiana: Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Umberto Ambrosoli, Alberto Asor Rosa, Corrado Augias, Gae Aulenti, Andrea Carandini, Luigi Brioschi, Tullio De Mauro, Umberto Eco, Carlo Feltrinelli, Inge Feltrinelli, Ernesto Ferrero. Vittorio Gregotti, Carlo Federico Grosso, Rosetta Loy, Dacia Maraini, Renzo Piano, Mario Pirani, Maurizio Pollini, Giovanni Sartori, Corrado Stajano, Massimo Teodori, Giovanni Valentini, Paolo Mauri, Gustavo Visentini, Innocenzo Cipolletta, Domenico Fisichella, Stefano Mauri, Benedetta Tobagi, Franco Cardini, Luciano Canfora, Irene Bignardi e Margherita Hack.

    Gelo di Segni: "Cosi torna la peggiore partitocrazia". Dal referendum Passigli prende apertamente le distanze Mario Segni, padre dei primi referendum elettorale che negli anni Novanta portarono all'abolizione della preferenza multipla e all'introduzione dei collegi uninominali: "E' il ritorno alla peggiore partitocrazia, al periodo più squallido della prima Repubblica, ai governi fatti e disfatti dai partiti alla spalle dei cittadini", dice senza mezzi termini. Nettamente contrari anche i Radicali, da sempre sostenitori del maggioritario. Ma anche nel Pd gli esponenti storicamente più vicini ai temi della riforma elettorale, come Arturo Parisi e Stefano Ceccanti, dicono no all'iniziativa referendaria considerandola un ritorno ai governi decisi dai partiti. E secondo il costituzionalista Augusto Barbera il quesito referendario pensato per reintrodurre le preferenze non ha i requisiti per ottenere l'ammissibilità. L'unico sì convinto, per quanto riguarda i partiti, arriva per ora dall'Udc: "Sosteniamo con convinzione il Comitato referendario", dichiara in una nota il centrista Pierluigi Mantini.
     

    (16 giugno 2011)







    ADDIO PROFESSORE



    LA MORTE DELL'ENTOMOLOGO PROF.GIORGIO CELLI AVVENUTA DOMENICA A BOLOGNA..


    La camera mortuaria sarà allestita martedì 14 nell'Area Malpighi dell'ospedale (via Pizzardi, ore 7.30-13.30); subito dopo l'Università di Bologna ha organizzato una commemorazione alla cappella di Santa Maria dei Bulgari dell'Archiginnasio, ed è annunciata la presenza del rettore Ivano Dionigi. La salma sarà poi tumulata nel cimitero di Monzuno, sull'Appennino Bolognese, luogo particolarmente caro al figlio Davide, che gli è stato vicino, come sempre, anche negli ultimi difficili giorni.

    Una vita per gli animali. Verrà ricordato così Giorgio Celli. Fosse nella casa di via Mascarella mentre accarezzava i suoi gatti, oppure in tv dove portò la sua scienza, o in cattedra mentre descriveva usi e costumi di bestie anche più grandi dell'essere umano, ma spesso meno feroci. Pensieri come questo, simpaticamente provocatori, lo avevano portato anche a scendere nell'agone politico, per i Verdi, consigliere comunale a Bologna ed europarlamentare dal 1999 al 2004. Ma Giorgio Celli è stato molte cose: docente all'Istituto di Entomologia - l'Università di Bologna gli dedica martedì una commemorazione funebre all'Archiginnasio - conduttore televisivo per la Rai (Nel Regno degli animali), scrittore, amante del teatro e della poesia: oltre all'innumerevole saggistica di settore, sono quasi una trentina le sue pubblicazioni tra narrativa, prosa e versi. Decine i titoli dedicati ai gatti: "Maestri senza parole" amava chiamarli dopo averli studiati a lungo. Nella sua profonda curiosità di vita, aveva anche recitato in un film di Pupi Avati del 1975 (La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone), ma con il regista aveva soprattutto collaborato a molte sceneggiature. Fra gli ultimi suoi impegni nel marzo scorso aveva presentato l'allestimento per un nuovo spazio del Musei Regionale di scienze naturali di Torino dedicato alla storia della vita sulla Terra che verrà inaugurato nel marzo 2012.
    Divenni amico del prof- nel settembre di 3 anni fa a San Benedetto in Alpe in una calda domenica di ottobre, dove si svolse un convegno voluto dala Regione sulla biodiversità. Durante il pranzo, mi volle seduto accanto a lui ,la signora e sua suocera in un tavolo al centro nel teatro della cittadina dell'Acquacheta e tra una portata e l'altra mi fece capire quanto amava tutta la fauna, i gatti in particolare che li considerava "esseri al di sopra di tutto" per il suo modo di capire con tanto anticipo reazioni , mosse, carattere degli uomini che li circondano. Ci incontrammo nuovamente nellaprimavera successiva presso un salone di Piazza Morgagni a Forlì, nella sede della provincia, dove trattava lo stesso argomento con i responsabili delle scuole di questa provincia.
    di Caplaz



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    8 giugno 2011

    ALAIN DE CAROLIS DA NEW YORK ...ci dice chi era Berlusconi..... In apertura maltempo in questo fine settimana..poi ancora si parla di Berlusconi a seguito di una intercettazione telefonica tra la Santanchè e Briatore...


    METEO, WEEKEND DI PIOGGIA.
    MALTEMPO SU TUTTA L'ITALIA

    Venerdì 10 Giugno 2011 - 17:12
    Ultimo aggiornamento: 17:14
                      

    ROMA - Ci aspetta un weekend di pioggia e maltempo. Già nelle prossime ore il Dipartimento della Protezione civile prevede il passaggio sulle regioni settentrionali di una perturbazione diffusa, proveniente dalla Francia, che accentuerà l'instabilità atmosferica anche sul resto della penisola. Domenica il maltempo si sposterà sui Balcani per poi tornare lunedì. Sabato, al Nord si prevede una nuvolosità irregolare con precipitazioni sparse.Al Centro, molte nubi in aumento pomeridiano associate a locali rovesci più probabili sulle zone interne a ridosso dei rilievi e sulle regioni adriatiche.  Al Sud, sulle regioni peninsulari rovesci isolati per lo piu' sulle aree appenniniche e sui settori adriatici. Sulla Sicilia poche nubi con addensamenti sul settore orientale ma con scarsi fenomeni. Variabile sulla Sardegna con occasionali precipitazioni ma in miglioramento serale.
    Domenica, spiccata variabilità con annuvolamenti ad evoluzione diurna che sulle aree interne peninsulari causeranno isolati rovesci in assorbimento serale. Stabile e soleggiato sulle Isole maggiori. Infine, lunedì tendenza a nuovo peggioramento ad iniziare dal nord in estensione alle restanti regioni peninsulari nella seconda parte della giornata. Ampie schiarite sulle isole maggiori.(Meteo.leggo)


    IN ROMAGNA, IL BUON PANE DI UNA VOLTA LO TROVATE DA MASSIMO CASAMENTI...

    PANIFICIO   DI CASAMENTI  MASSIMO...

    a Rocca San Casciano (FC) in via Cairoli  20-22

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    NON TUTTI SANNO CHE....
     ,

    La Fininvest è nata da Cosa Nostra (La Padania – 1998)

    [aggiornato il 15 Aprile 2009]

    Clicca qui e Leggi il nuovo post sullo stesso argomento completo di scansioni e trascrizioni degli articoli originali

    Il titolo di questo post non è farina del mio sacco bensì del quotidiano "La Padania" che in quel modo titolava un articolo pubblicato nell' Ottobre del 1998.
    In quegli anni non correva buon sangue tra il Cavaliere e la Lega Nord e il quotidiano della Lega si lanciò in una serie interminabile di articoli pesantissimi tutti riguardanti le origini mafiose delle fortune del presidente del consiglio.

    Successivamente quegli articoli sono scomparsi. La Padania li ha tolti di mezzo e cercando con Google si riescono a rintracciarne solo i titoli o al massimo qualche stralcio.
    Oggi però, dopo aver rivisto un elenco che riporta i link originali degli articoli stessi mi è venuta l'idea di utilizzarli per consultare archive.org.

    Per chi non conosce archive.org apro una breve parentesi.
    Mentre i normali motori di ricerca si limitano a girare per il web salvando il contenuto delle pagine trovate per poi aggiornarlo di volta in volta, archive.org salva tutte le copie che trova rendendo possibile la navigazione temporale nel sito oggetto della ricerca. In altre parole è per esempio possibile vedere com'era il mio blog nel 2003, o com'era invece nel 2006.
    Non basta quindi cancellare un qualcosa di scomodo per farlo sparire perchè quasi sempre la memoria storica di Internet lo immortala rendendolo eterno.

    E' il caso del quotidiano La Padania. Consultando l'archivio, infatti, sono riuscito a trovare le copie originali di quegli articoli oggi così importanti per capire l'onestà e la coerenza di chi ci governa.
    Rileggerli fa una certa impressione perchè ad accusare il premier non sono i soliti Travaglio, Grillo, Martinelli, o Ricca bensì la testata del partito di alcuni dei suoi stessi ministri, dell'alleato attualmente più prezioso nella coalizione di governo, quello determinante alle ultime elezioni.

    Eccovi i link di questi incredibili articoli. Fare un riassuntino per ciascuno mi è sembrato inutile poichè i titoli parlano da soli:

    La Fininvest è nata da Cosa Nostra - Matteo Mauri - 27 Ottobre 1998

    Parla meneghino ma è di Palermo - 22 Luglio 1998

    Silvio riciclava i Soldi della Mafia - 7 Luglio 1998

    C'è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile - Davide Caparini - 25 Novembre 1999

    Imprenditore o politico è il momento della scelta - Chiara Garofano - 8 Novembre 1998

    Fu Craxi a spingere Berlusconi in politica - 5 Maggio 1998

    Un biscione di miliardi in Svizzera - Emilio Parodi - 3 Novembre 1998

    Le sedici cassaforti occulte - Max Parisi - 29 Settembre 1998

    Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca - 2 Luglio 1998

    Così il biscione di mise la coppola - 10 Luglio 1998

    Le gesta di Lucky Berlusca - Max Parisi - 30 Agosto 1998

    [aggiornato il 6 Luglio] Berlusconi Mafioso? 11 domande al cavaliere per negarlo. - Max Parisi - 8 Luglio 1998

    Concludo con una richiesta ed una sfida.

    La richiesta è di pubblicare link verso questa pagina (o incollare i link degli articoli stessi) in altri blog o in altri siti di informazione. Prima di tutto perchè vi assicuro che in rete non si trovano altrove ed in secondo luogo perchè non vorrei che qualcuno possa trovare il modo di obbligarmi a rimuoverli. Magari anche in forma anonima ripostateli. Grazie.

    La sfida che invece propongo ai più smaliziati della rete è quella di trovare l'originale dell'articolo più bello di tutti, e cioè quello delle 10 domane rivolte a Berlusconi il 19 Agosto 1998.
    Osservando il pattern utilizzato dal sito de "La Padania" per salvare i suoi articoli è possibile intuire quello che potrebbe contenere l'articolo che ci interessa. Purtroppo non sapendo a che pagina e in che posizione l'articolo fu pubblicato è necessario provare a "forza bruta".
    Fatemi sapere se ci riuscite prima di me.

    Buona lettura


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    Briatore-Santanchè, spuntano
    i dialoghi: "Il premier è malato"

    L'imprenditore Flavio Briatore e il sottosegretario Daniela Santanchè

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    Le intercettazioni su Repubblica:
    «Il bunga-bunga non si ferma»
    L'affarista presenta denuncia

    Il ciclone dell’inchiesta «Rubygate» è pronto ad abbattersi nuovamente sul presidente del Consiglio. E, ancora una volta, le prove che metterebbero all’angolo Silvio Berlusconi arrivano proprio dal suo storico «entourage». A «parlare» sono le intercettazioni, registrate dalla Guardia di Finanza, dell’imprenditore Flavio Briatore, indagato dalla Procura di Genova per presunta evasione fiscale commessa riguardo al panfilo «Force Blue». Nel mirino dei pm milanesi, ai quali sono stati inviati gli audio, le telefonate con l’amica Daniela Santanchè, la cui pubblicazione sul quotidiano Repubblica è valsa una denuncia per rivelazione di segreto di ufficio, presentata questa mattina dagli avvocati Fabio Lattanzi e Massimo Pellicciotta.

    Nelle «chiacchiere» private l’affarista si lascia andare a commenti sul premier e sui festini – mai interrotti – nelle ville di sua proprietà. Rivelazioni scottanti che scandalizzano la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio e le fanno presagire un tracollo ormai inevitabile. «Va be', ma allora - dice - qua crolla tutto», come rivela il giornale di piazza Indipendenza, che oggi riporta stralci di quelle conversazioni private.

    Lo sconcerto attraversa trasversalmente quelli che dal ’94 all’ultimo governo hanno sempre appoggiato Berlusconi. La domanda è ricorrente: «Perché?». « È malato Dani – risponde sicuro e rassegnato Briatore il 3 aprile scorso - Il suo piacere è vedere queste qui, stanche che vanno via da lui. Stanche, dicono. Oh, che poi queste ormai lo sanno. Dopo due botte cominciano a dire che sono stanche, che le ha rovinate». Per il proprietario del Billionaire, il copione si ripete: «Non più lì (ad Arcore, ndr), ma nell'altra villa. Tutto come prima. Stessi attori, stesso film, proiettato in un cinema diverso». La nuova «location» dei festini a luci rosse sarebbe questa volta Villa Gernetto, a Lesmo nei pressi di Monza, di proprietà del premier.

    A procacciare le ragazze, un «disperato» Mora, messo all’angolo dagli eventi al punto da essere costretto ad eseguire gli «ordini». «Mi fa pena – rivela Briatore a proposito dell’agente di spettacolo in bancarotta - Dice. "Fla, mi hanno messo in mezzo. E sono talmente nella merda che l'unico che mi può aiutare è lui (Berlusconi, nrd), sia con la televisione, sia con tutto. Faccio quello che mi dicono, faccio quello che mi chiedono". E poi quella roba di Fede! È indecente"».

    Anche il direttore del Tg4, «tenuto in quarantena» dal leader del Pdl, ricorre spesso nei colloqui con la Santanché. Pare che il giornalista abbia comperato delle case alla presentatrice tv Manuela Zardo, utilizzando «il cinquanta per cento dei soldi del prestito che l'agente in crisi economica aveva ottenuto da Berlusconi». Laconica la reazione della Santanché: «Che gentaglia».

    I dialoghi, tuttavia, spaziano oltre le vicende «private» del premier: nelle intercettazioni riportate da Repubblica si fa riferimento anche al ruolo di Giulio Tremonti nella vicenda che ha portato alla sostituzione di Cesare Geronzi in Generali e ai rapporti tra il ministro dell'Economia e il presidente del Consiglio. Anche l'ascesa di Lorenza Lei alla direzione generale della Rai trova spazio: è la stessa Santanché a descriversi come una delle protagoniste dell'accordo che ha portato «l’amica» sulla poltrona che era stata di Mauro Masi.



    Ai fini di una corretta informazione,abbiamo inteso pubblicare quanto la rete propone esimendoci da ogni responsabilità ( Caplaz e art.21)


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    PVREVIDENZA
    UNA SOLUZIONE PER I LAVORI USURANTI....

    IN PENSIONE CON TRE ANNI DI ANTICIPO PER I LAVORI USURANTI

    January 31st, 2011 | by Redazione Bloglavoro |

    Arrivano nuove norme per i lavoratori impegnati in lavori usuranti che consentiranno di andare in pensione di anzianità con tre anni di anticipo rispetto agli altri lavoratori dipendenti. Il Consiglio dei ministri ha approvato il 29 gennaio lo schema di decreto legislativo sul quale saranno sentiti i sindacati prima di trasmetterlo alla conferenza Stato Regioni e alle commissioni parlamentari.
    Chi ha diritto alla pensione anticipata

    Potranno chiedere la pensione anticipata per lavori usuranti quei lavoratori già identificati dal decreto Salvi del 1999 impegnati in lavori in galleria, lavori nelle cave, ad alte temperature, lavorazione del vetro, ma anche i dipendenti che fanno lavoro notturno (almeno 64 notti per chi matura i requisiti dal luglio 2009, 78 per chi li ha maturati tra il 2008 e la prima metà del 2009), gli addetti alla cosiddetta linea catena (la catena di montaggio) e i conducenti di veicoli con capienza non inferiore ai nove posti (conducenti di autobus quindi, pullman turistici e così via).
    Quando si può andare in pensione

    Per la decorrenza del pensionamento vale il regime vigente al momento della maturazione dei requisiti agevolati (a partire dal 2011 12 mesi dal momento della maturazione dei requisiti). È necessario aver svolto attività usuranti per almeno sette anni negli ultimi 10 nel caso di decorrenza entro il 31 dicembre 2017, mentre dal 2018 bisognerà aver effettuato lavori faticosi per metà della propria vita lavorativa.
    Clausola di salvaguardia

    Nel decreto è inserita una clausola di salvaguardia del rispetto dei limiti di spesa per la quale c’è un meccanismo di differimento della decorrenza qualora ci sia uno scostamento del numero delle domande rispetto alla copertura finanziaria. A regime (dal 2013) l’accesso alla pensione è permesso con un’età anagrafica di tre anni inferiore a quella prevista (o tre punti in meno se si considera la quota tra età e anni di contribuzione, 94 invece di 97 e un’età anagrafica minima di 58 anni). In via transitoria (tra il 2008 e il 2012) l’anticipo per l’accesso alla pensione varia da uno a tre anni.
    Per la Cisl sono interessati circa 900mila lavoratori

    La Cisl ha calcolato che saranno interessati al provvedimento circa 900mila lavoratori con circa 15mila domande di pensione anticipata per attività faticose ogni anno. Secondo i calcoli sindacali, sono circa 850mila le persone che fanno lavoro notturno (ma solo 450mila circa quelli che fanno almeno 64 notti l’anno e che quindi rientrerebbero tra i potenziali beneficiari) mentre 350mila lavorano nelle attività usuranti del decreto Salvi. Gli operai in catena di montaggio sono circa 90mila mentre 65mila sono i conducenti di autobus (o comunque di mezzi collettivi con oltre 9 posti).


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    5 giugno 2011

    IL BRAVO ED ONESTO SINDACO PISAPIA ACCOGLIE IN GIUNTA UN'ALTRO "ONESTO" IL CUI NOME E' TABACCI...E LA MORATTI VIENE SUBITO SMENTITA,PER LE SUE RECENTI AFFERMAZIONI SULL'ATTIVO IN BILANCIO DA LEI LASCIATO (fonte La Padania)

      

     

    POLITICA

    C'è Tabacci nella giunta di Pisapia
    avanzo di bilancio, Moratti smentita

    Il neosindaco accelera sulla nuova squadra di governo e pensa all'esponente centrista
    come assessore. In lista anche l'europarlamentare Balzani, Boeri e la deputata Adamo

    di ORIANA LISO e TERESA MONESTIROLI Bruno Tabacci, leader di Alleanza per l'Italia in Lombardia, sarà il nuovo assessore al Bilancio del Comune di Milano. A sorpresa, in piena trattativa per la nomina della squadra che guiderà la città al fianco del neo sindaco Giuliano Pisapia, spunta il nome del deputato Api, già presidente Dc della Lombardia, che qualche mese fa sembrava potesse diventare il candidato sindaco del Terzo polo contro Letizia Moratti. L'annuncio non è ancora ufficiale, ma la proposta a Tabacci è arrivata ieri e pare che lui non abbia rifiutato. "Sarebbe interessante" ha detto a chi l'ha sentito al telefono, anche se ufficialmente si è limitato a ribadire la sua stima per Pisapia, "persona che conosco da anni, mio avvocato dopo suo padre, che ha condotto una campagna elettorale intelligente, dimostrando di essere una persona equilibrata".

    La scelta di avere un rappresentate del Terzo polo in giunta è di Pisapia che da giorni insiste nel voler una squadra che non sia la solita spartizione di poltrone fra i partiti della coalizione, manuale Cencelli alla mano, ma si basi su competenze e professionalità. Una strada nuova che farebbe di Milano un laboratorio politico a livello nazionale. Il nome di Tabacci rivestirebbe un doppio significato: dare un segnale forte alla politica sulla possibilità di dialogare seriamente con il Terzo polo e indicare una persona con le competenze specifiche necessarie e oliati rapporti con Roma, per un ruolo delicatissimo in un momento di ristrettezze economiche. Con l'onere di gestire un'eredità che non sembra essere così rosea come l'aveva pubblicizzata Letizia Moratti il giorno dopo la sconfitta elettorale quando aveva parlato di un bilancio in attivo di 48 milioni di euro. "Le prime riflessioni da parte degli esperti vanno in senso contrario", ha detto Pisapia. Anche per questo, crede il neosindaco, una persona come Tabacci sarebbe una garanzia in caso di contestazioni sui numeri negativi lasciati dalla precedente amministrazione di centrodestra.

    Dopo giorni di caos, dunque, le tessere della squadra di governo iniziano a posizionarsi. In tandem con Tabacci, a capo dell'assessorato Occupazione e lavoro, dovrebbe sedere Francesca Balzani, classe 1966, europarlamentare del Pd. Si sposterebbe verso la poltrona di city manager Davide Corritore, consigliere uscente del Pd che si è schierato con Pisapia fin dalle primarie, mentre resta aperta la posizione di vicesindaco. I candidati più accreditati sono Stefano Boeri, recordman di preferenze del Pd, Marilena Adamo, deputato Pd con navigata esperienza in Comune, e Maria Grazia Guida, direttrice della Casa della carità. Entra nella rosa dei nomi Cristina Tajani, sociologa di 29 anni e responsabile dello sportello ricercatori precari della Cgil. Tramonta la nomina di Manfredi Palmeri, candidato sindaco del Terzo polo, a presidente del consiglio comunale: il suo posto dovrebbe andare a Basilio Rizzo, il decano dell'aula e capolista di Sinistra per Pisapia, l'ala più radicale della coalizione di centrosinistra.

    A ROCCA SAN CASCIANO, E' RISORTA LA CORALE GIUSEPPE VERDI

    Nata nel 1945 permerito ed impegno di un frate francescano organista presso il convento del luogo, questo coro ha vissuto tra luci ed ombbre, negli anni 60 e settanta dello scorso secolo ha partecipato a concerti in diverse localita' italiane, nonchè ad audizion i radiofoniche e riprese televisive con la tv di Stato. La sera del 2 giugno scorso ha entusiasmato i tanti cittadini e turisti che si trovavano in Piazza Garibaldi al gran concerto in occasione del 150° della nostra Repubblica.

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    27 maggio 2011

    LA VISITA ALLA DIOCESI DI IMOLA ED AL SUO VESCOVO MONS. GHIRELLI

    SIAMO STATI IN VISITA A S.E.MONS. TOMMASO GHIRELLI IN QUELLA DIOCESI DI IMOLA CHE FU A SUO TEMPO DI PIO IX


     Assieme al collega Paolo Gambi della Voce ci siamo recati qualche tempo fa in visita a S.E. Mons. Tommaso Ghirelli,vescovo di Imola, già dal 2002. Mons.Tommaso conserva tutta la sua semplicità , come quando era un ragazzino a Rocca San Casciano una persona molto educata e rispettosa verso gli altri, con alto senso della fede Cristiana già in quegli anni.

     "Chiamami Don " ,questa è stata la sua prima risposta al momento del nostro approcio, poi ha voluto sapere da me sui suoi amici di Rocca : Tojo, Rino, il compianto Baroncini (e Barò) col quale mons. Tommaso ha condiviso i giochi della loro infanzia ..e così via. Ho chiesto poi all'alto prelato come sono i rapporti coi suoi fedeli in questa terra definita da secoli "la più rossa d'Italia, una terra che ha dato origine prima a moti rivoluzionari, poi alle prime Società di Mutuo soccorso ed in seguito alle Coop.rosse per antonomasia.."

    " Qui la gente mi vuole tutta bene, in quanto la mia missione pastorale la svolgo nel modo più evangelico del termine e senza fare alcuna distinzione di colore o meglio di cultura."

    "A Conselice, considerata la cittadina più mangiapreti da secoli, come è stato il suo primo impatto?"

     " Anche qui vale la stessa risposta, gente che mi vuole bene e mi rispetta in maniera incredibile..forse un segno questo di una evoluzione nei tempi.. "

    Del resto Mons. Ghirelli , tra l'altro segretario della Conferenza dei Vescovi dell'Emilia -Romagna, intende la missione episcopale come " quella di essere il tipico missionario, tra la sua gente.."
    E' questa è stata per Ghirelli la formula vincente. Si è parlato poi dei problemi del mondo del lavoro e dei giovani in particolare e lui ha mostrato massima fiducia per una risoluzione a breve di tutto quanto.
    Infine Mons.Ghirelli ha voluto propormi questa srtoria della sua Diocesi, sin dalle origini affermando che " in fondo il nostro santo patrono , ò lo stesso del nostro paese di origine, quel San Cassiano che a Rocca mettono una -C- al posto della seconda -S- "
     Io e Paolo abbiamo rivolto poi l'augurio che la sede pastorale di Imola lo porti come il suo predecessore Pio IX  ad..alte vette nella gerarchia ecclesiastica
    (Caplaz)

    Cenni storici sulla Diocesi di Imola
     
    Antica stampa del martirio di San Cassiano
    Cassiano, maestro nell'arte dello scrivere rapido, subì il martirio il 13 Agosto forse del 303, probabilmente durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano (24 Febbraio 303 - 1 Marzo 305) promulgata con tre Editti lungo l'anno 303, il primo dei quali ordinava la distruzione dei luoghi di riunione e il rogo delle Scritture, il secondo l'imprigionamento di tutti i capi delle comunità, il terzo ogni genere di torture, anche illegali, per chi rifiutava di sacrificare (Eusebio, Hist. Eccl. VIII, 6, 8-13). Il corpo del Martire trovò sepoltura fuori della città, verso occidente, dove era già una vasta necropoli romana (Mancini, Mansuelli, Susini, Imola nell'antichità, Roma, 1957).
     
    Sulla sua tomba sorse presto una aedes che il poeta latino spagnolo Prudenzio visitò e descrisse nel Carme IX del suo Peristephanon e successivamente, entro il Secolo V la Basilica della quale resta un pulvino nel Museo Comunale di Imola. Attorno alla Basilica si sviluppò il centro dell'amministrazione ecclesiastica, la dimora del Vescovo e la casa dei Canonici, e sorsero oratori, ospizi e case private. Questo complesso di edifici fu chiamato borgo o castello di San Cassiano (Gaddoni, Chart. Imolen., Documen. nn. 4, 9, 25, 274, ecc.). Venne distrutto una prima volta dagli abitanti di Imola nel 1132 e definitivamente tra il 1174 e il 1187, in burrascose vicende. La Cattedrale fu in seguito ricostruita insieme con la residenza del Vescovo più verso la città, che si andava estendendo, sul terreno detto il Montale donato al Vescovo Enrico dalla Comunità con atto solenne del 3 Luglio 1187 (Arch. Capit. Pergamene, Mazzo IV, XCIII). Del castello di San Cassiano non resta ricordo.
     
    La prima memoria di un Vescovo della Chiesa ad Forum Cornelii (l'antico nome romano della città di Imola) si ha in una lettera di Sant'Ambrogio, Arcivescovo di Milano (Migne P.L. XVI, 879) ad un giovane Vescovo di nome Costanzo, forse di Claterna (città e Diocesi ora scomparse tra Bologna e Imola) o di Faenza; in essa Costanzo è invitato a compiere frequentemente la visita alla Chiesa di Forum Cornelii, che è vacante per la morte del suo Vescovo, «donec ei ordinetur episcopus». Da questo documento, che può datarsi al Marzo 379 (Palanque, St. Ambroise et l'empir romain, p.501) rileviamo che almeno un Vescovo di Imola è precedente ad essa e che questa Chiesa è in quel tempo suffraganea di Milano. La sua maggiore antichità di fondazione non è documentata, ma non è da escludersi.
     
    Già dal Secolo V inizia però la preminenza di Ravenna sulle Chiese dell'Emilia Romagna, sembra per decreto di Papa Celestino I (422-432) e dell'Imperatore Valentiniano III (425-455) stando a quanto dice San Pietro Crisologo, imolese e Arcivescovo di Ravenna (circa dal 425 al 450) nel suo Sermone 175: «Decreto Beati Petri, decreto Principis Christiani».
    Nel 1582 Papa Gregorio XIII, erigendo l'Arcidiocesi di Bologna, ne estendeva il territorio metropolitano a Imola e ad altre sette Diocesi dell'Emilia. Nel 1605 Imola è di nuovo suffraganea di Ravenna, per ritornare sotto il Metropolita di Bologna solo nel 1872. Quanto si estendesse la giurisdizione diocesana imolese non è dato sapere. Generalmente (Duchesne, Hist. Anc. I, 526) la giurisdizione di una Chiesa costituita in una città capoluogo di un territorio, si identificava con questo. Il territorio romano di Forum Cornelii andava dall'alta valle del Santerno ai terreni paludosi della pianura, oltre il porticciolo di Caput Silicis, tra il fiume Senio e il fiume Sillaro.
     
    È probabile che questo fosse anche il confine della Diocesi, fatte alcune eccezioni ad Est, verso la Diocesi di Faenza, dove alcune località sui confini dei due territori originarono documentate controversie, e ad Ovest verso la Diocesi di Claterna, il cui territorio e giurisdizione furono ben presto assorbiti da Bologna. Nel 1126 il territorio di Imola comprendeva, oltre la Cattedrale, 17 Pievi (Gaddoni, Chart. Imolen. Doc. n. 726), molte delle quali erano state fondate assai prima: San Lorenzo nel centro cittadino di Imola; Santa Maria nel Castello di Imola, al di là del fiume Santerno con giurisdizione fino al colle di Fiebano, ora in Parrocchia di Goccianello; Santa Maria in Tiberiaco, sulla riva destra del fiume Senio nel filone del gesso, con giurisdizione fino a Baffadi e Sant'Apollinare; Santa Maria Assunta in Tossignano - Santa Maria in Gesso, comprendente tutte le cappelle e masse fino al confine toscano; Sant'Andrea con giurisdizione su Fiagnano, Montecatone, San Paolo «in castro Albori» e Dozza; San Savino in Colle; San Geminiano in Codrignano; Sant'Angelo in Campiano; San Martino in Collina, poi Mazzolano dal nome della corte; Santa Maria in Sellustra; Sant'Apollinare in Acquaviva, poi Cantalupo; San Prospero; Santo Stefano in Barbiano con giurisdizione fino al luogo boscoso dove poi crebbe la città di Lugo di Romagna; Sant'Agata sul Santerno con la Chiesa di San Paolo (Massa Lombarda), imolese nel 1092 (Gaddoni, Chart. Imolen. Doc. n. 732) e faentina nel 1143 (Bolla di Papa Celestino II al Vescovo faentino Ramberto: vedi Lanzoni, Cronotassi dei Vescovi di Faenza, pag.84), mentre la Massa di San Paolo era rimasta nel territorio imolese; San Patrizio tra il fiume Santerno e il Sillaro, lungo la via romana che conduceva al Caput Silicis (Conselice); Santa Maria in Centum Licinia, poi in Fabrico e Fabriago, che il Lanzoni assegna a Faenza nel 740 secondo una donazione di Liutprando (Cronotassi dei Vescovi di Faenza, pag.35), ma che è certamente imolese nel 1126 (Gaddoni, Chart. Imolen. Doc. n. 726).



    A quanto l'hotspot libero a Rocca San
    Casciano (FC)? Una promessa fatta dal sindaco e dall'assessore qualche mese fa, ma non ancora attuata..



    A ROCCA IL 2 GIGNO E' RIAPPARSA LA BANDIERA DELLA DC.
    Rocca San Casciano - la festivita el 2 giugno è trascorsa tra mostre
    fotografiche ed il concerto dello storico Corpo Bandistico Comunale
    applauditissimo nelle esecuzioni degli inni risorgimentali ed in
    quello di Mameli- Novaro (Fratelli d'Italia), mentre i più piccini nel
    centro della piazza Garibaldi, si rincorrevano roteando mini bandiere
    tricolori.Una mostra fotografica e di vecchi cimeli è stata proprio
    inaugurata oggi nei locali della ex colonia fluviale, presso il parco
    pubblico.
    Le notizia che ha destato curiosità ed interesse ieri è stata invece
    la esposizione della vecchia bandiera della Democrazia Cristiana in
    una abitazione privata di via del Buginello da Giorgio Piovaccari
    accanto al vessillo del tricolore , la bandiera di quella Dc , che
    governò per tanti anni la cittadina dei falò, quell'isola bianca come
    si soleva allora dire in quanto tutt'intorno circondata dai comuni
    rossi di Portico, Dovadola, Castrocaro, Predappio e Galeata.La
    bandiera della Dc è stata affissa nell'abitazione privata di
    Piovaccari, il quale ha voluto spiegare il significato del suo gesto:
    " Credo sia giusto nella ricorrenza della festa della nostra
    Repubblica testimoniare anche in maniera pubblica , nonchè nel
    150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, abbinaree  alla esposizione
    del tricolore nelle mie finestre,anche  la bandiera della Dc, in
    quanto partito storico che dal 1943 fino ai primi anni 90, ha guidato
    quasi ininterrotto il nostro Stato, oltre a questo Comune.In fondo la
    bandiera da me esposta, non per dietrologia, ma per un puro
    riferimento alla nostra storia..Anche  la bandiera rossa del  vecchio
    Pci,che rappresentava il massimo partito che assieme al nostro,
    contribuì a far sorgere la nostra Repubblica , poi la
    Costituzione,poteva e doveva a mio avviso esporre quella bandiera con
    falce e martello, per ricordare ai giovani quanto questi due grandi
    partiti, contribuirono, se pure con le proprie rivalità politiche alla
    rinascita dl nostro Paese ."







    DA OGGI ANCHE LA PADANIA E' LEGGIBILE DA NOI, BASTA ANDARE SULLA COLONNINA DEI LINK IN ALTO A DESTRA sotto la testata e cliccare sopra..Buona lettura!



























    IL GRANDE EVENTO PODISTICO INTERNAZIONALE DI FINE MAGGIO, VEWDE ANCORA UNA VOLTA TRIONFARE A FAENZA CALCATERRA

    Calcaterra diventa leggenda: il tassista
    vince la sesta “Passatore” consecutiva

    Edizione ricca di record per la maratona di cento chilometri Firenze-Faenza

    La trentanovesima edizione della Cento chilometri del Passatore, maratona storica che porta gli atleti da Firenze a Faenza, passerà alla storia come quella che ha aggiornato l’amarcord della corsa per i tanti record frantumati. Il primo è certamente quello di Giorgio Calcaterra, tassista romano di 39 anni (gli stessi della competizione) che si è presentato al via per la sesta volta consecutiva e per la sesta volta consecutiva è stato il primo al traguardo. Mai nessuno come lui.

    Il tempo di 6 ore, 25 minuti e 47 secondi registrato da Calcaterra è il nuovo record assoluto della gara che abbassa di 5’57” il precedente record conseguito da Mario Ardemagni, vincitore del Passatore 2004. Edizione record anche per il personale del secondo classificato, il maratoneta abruzzese Alberico Di Cecco (6.28:48), così come è record (tra le edizioni del ventunesimo secolo) il numero dei partenti (1.562) e soprattutto record assoluto il numero degli arrivati: 1.258

    Calderoli rilancia: spostiamo da Roma presidenza della Repubblica

    Il ministro per le Riforme promette di toccare i "sancta sanctorum" dello Stato. Al Sud il ministero della Carfagna

    Calderoli rilancia: spostiamo da Roma presidenza della Repubblica

    Roma, 27 mag. (TMNews) - Roberto Calderoli insiste e rilancia: non solo ministeri, spostiamo da Roma la presidenza della Repubblica. In una intervista al Corriere della Sera, il ministro per la Semplificazione anticipa: "Nella prossima manovra cominceremo a tagliare anche quei sancta sanctorum mai toccati. Io voglio spostare anche la presidenza della Repubblica".

    "La Lega - spiega Calderoli - è un movimento riformatore. Nasce per cambiare questo Stato. Non ci si può chiedere di essere qualcosa di diverso". Quanto al trasferimento dei ministeri "è un tassello importante del nuovo rapporto tra Stato e cittadini che noi vogliamo".

    Il ministro spiega: "Abbiamo deciso con il presidente del Consiglio di partire con lo spostamento di alcuni dipartimenti. Quelli senza portafoglio, dato che non hanno bisogno di una legge. Noi avevamo chiesto Riforme e Semplificazione, e Berlusconi correttamente ci ha chiesto di aggiungerne anche uno al Sud. Si pensa alle Pari opportunità della Carfagna: una materia che è più necessario trattare nel Mezzogiorno". E annuncia per il 6 giugno la presentazione in Cassazione di un progetto di legge di iniziativa popolare.

    Kat


    POLITICA | Rottura fra Pd e Idv, slittano le giunte del Comune e della Provincia

    Alberto Pagani, segretario provinciale del Pd


    Slittano ad inizio settimana le nomine delle giunte del Comune e della Provincia di Ravenna. Non c'è stato accordo all'interno del centrosinistra venerdì sera al momento della chiusura, in particolare fra Partito democratico e Italia dei Valori sulla vicepresidenza della Provincia e su altri assessorati. Le insistenze già in settimana del partito di Di Pietro avevano fatto irrigidire i democratici, forti comunque della maggioranza dei seggi. Di qui c'è voluto poco perchè le trattative si bloccassero. Così dopo gli annunci dei giorni scorsi dove sia il sindaco Matteucci che il presidente Casadio ostentavano tranquillità, i partiti hanno bloccato la definizione delle squadre di governo locali. 

    28/05/2011 - pubblicato da:

    7sere


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    20 maggio 2011

    SENSAZIONALE : Caselli fa arrestare il suo collega , giudice ad Imperia

    Imperia. Concedeva sconti di pena e altri favori a membri delle cosche della regione. Finisce ai domiciliari Giancarlo Boccalatte, a capo dell’ufficio ligure.

    Nella foto: Giancarlo Boccalatte

    Un fulmine a ciel sereno nella Liguria dei comuni sciolti per mafia e sotto l’attacco delle cosche Calabresi: ieri mattina all’alba, il presidente del Tribunale di Imperia Gianfranco Boccalatte, è stato messo agli arresti domiciliari, accusato di aver favorito esponenti dei clan.
    La storia è di quelle che rimarranno nella memoria della gente, visto che fino a ieri mattina il giudice era considerato persona specchiata e integerrima, uno di cui tutti parlavano bene. E invece no. Secondo l’accusa rivoltagli dalla Procura di Torino (competente per reati commessi da magistrati liguri), avrebbe concesso sconti di pena e altri favori a membri delle cosche criminali che da anni si sono installate nella regione.
    La vicenda comincia lo scorso 18 gennaio, quando Boccalatte è stato iscritto nel registro degli indagati, a seguito dell’arresto del suo autista, Giuseppe Fasolo, cui sono stati contestati i reati di corruzione e millantanto credito. Gli stessi di cui ora deve rispondere il presidente del Tribunale di Imperia, dov’era stato trasferito un anno e mezzo fa, proveniente dal tribunale di Sanremo, uno dei Comuni che sono sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti, descritto nell’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia come «un paradiso ove poter riciclare le ingenti ricchezze prodotte dalle attività illecite, una piazza tranquilla dove svolgere con sistematicità le più proficue attività di estorsione e di usura, il tutto, per così dire, all’ombra del paravento legale offerto dal Casinò».
    Stavolta, però, la parte dell’estorsore sarebbe stata impersonata dal giudice Boccalatte, come avrebbero accertato le indagini del procuratore Giancarlo Caselli (che è stato peraltro compagno di università di Boccalatte), che a gennaio ha torchiato per quasi un intero giorno il fedele autista Fasolo (cui ieri è stato notificato in carcere a Torino un altro ordine d’arresto) che da Sanremo si era trasferito a Imperia insieme con il presidente del Tribunale con cui, evidentemente, era in grande confidenza. Degli elementi, evidentemente, accusavano Boccalatte già allora, visto che ad aprile la sezione disciplinare del Csm aveva sanzionato in via cautelare il magistrato, trasferendolo d’ufficio alla Corte d’Appello di Firenze, su conforme richiesta della Procura generale presso la Corte di Cassazione.
    Tre, in particolare, sarebbero gli episodi che dimostrerebbero come il giudice chiedesse denaro a malviventi, in cambio di provvedimenti a loro favorevoli. Avvenimenti in cui sono coinvolti il pregiudicato calabrese Michele Leonardo Andreacchio e Nicola Sansalone, entrambi destinatari di altrettanti provvedimenti di custodia cautelare, sempre per gli stessi reati. In un caso, Boccalatte, Fasolo e Sansalone avrebbero assicurato gli arresti domiciliari a un condannato, in un altro Andreacchio avrebbe offerto una bella somma a Boccalatte e Fasolo in cambio di una relazione che bloccasse la proposta della questura di Imperia di sottoporlo a sorveglianza speciale, mentre nell’ultimo episodio incriminante, Fasolo e Sansalone giuravano di poter intercedere con il Tribunale della Libertà di Genova per far ottenere a un detenuto misure restrittive più lievi. Il tutto, naturalmente, in cambio di soldi.
    Per ora, dunque, sarebbero queste le uniche attività che forniscono gravi indizi di colpevolezza contro Boccalatte (per, peraltro, ha 68 anni e quindi potrebbe andarsene in pensione) e i suoi presunti complici, anche se l’inchiesta torinese si sta concentrando anche su centinaia di cause civile in cui il presidente del Tribunale sarebbe intervenuto per aggiustare le controversie in favore di chi poteva ricompensarlo. Per ora, comunque, l’inquisito eccellente attende di essere interrogato dal gip, nella sua villa alle porte di Sanremo. Il suo avvocato, Alessandro Moroni, non ha voluto commentare l’improvvisa accelerazione delle indagini che hanno portato all’arresto del suo assistito: «Non ho ancora letto l’ordinanza di custodia cautelare».
    Come resta secretata negli atti delle indagini (di cui Caselli fa trapelare ben poco) se le promesse che Boccalatte avrebbe fatto agli uomini delle cosche, siano state mantenute o meno. (il Rif.)

    NON RUBATECI L'ACQUA!!!


    Laudato sii mio Signore, per sorella ACQUA, utile et umile et pretiosa te casta...ed ancora : chiare e fresche e dolci ACQUE, così attraverso i secoli, santi e poeti hanno elogiato questo bene che dalla terra sgorga e serve al nutrimento dell'uomo, degli animali e delle piante.Chimicamente si tratta di 2 atomi i drogeno ed uno di ossigeno che mischiati e legati tra loro generano questo prezioso liquido. Basti pensare che nel mondo milioni e milioni di esseri non hanno a loro disposizione questo bene offerto dalla natura.
    Viviamo adesso in un periodo dove certi egoismi, dettati da certe politiche vogliono farne dell'acqua un bene privato. La piu' grande eresia di questa terra sta per accadere proprio in Italia, dove gli attuali governanti sarebbero in procinto di dare in mano ai privati, questa risorsa tuttora pubblica, per poterne trarre lauti profitti. Vergogna solo a pensare che certe cose vengano proposte in un parlamento di una Repubblica Democratica nata dalla Resistenza e fondata sul lavoro..e non sui profitti, come sembra stia defilandosi da qualche tempo..
    L'acqua deve restare un bene pubblico cioe' di tutti quanti noi e continuare a sgorgare dai nosgtri rubinetti o sorgenti naturali, senza fini di lucro. Presto ci sarà un referendum, dove tutti dovremmo esprimerci se l'acqua deve restare nostra od avere un padrone, uno speculatore, che ne tragga iccommensurabili profitti alle nostre spalle. Già la nostra regione Emilia-Romagnba, ha peccato di leggerezza facendo gestire le nostre acque da un gruppo societario privato, seppure con quote minoritarie(circa 49%) . Riflettiammoci tutti un poco, se la cosa è giusta o no!
    ivo cappelli












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    16 maggio 2011

    Il GIRO D'ITALIA E' ARRIVATO A RAVENNA CON LA SUA DODICESIMA TAPPA...LA CORSA IN ROSA MANCAVA DA 6 ANNI

    La città dei mosaici ha accolto con tanta tifoseria l'arrivo della dodicesima tappa,Qui il giro è arrivato per l'ultima volta 6 anni fa con la bella volata di Petacchi ,che ci ha riprovato sul lungo rettilineo, lo stesso di oggi in via di Roma, che ha visto però vincitore Mark Cavendish superandolo solo di pochi metri.Questa la cronaca della corsa che ha visto a circa 2 km. una caduta di alcuni corridori nell'affrontare la curva del cavalcaferrovia, che fortunatamente non ha creato sconquasso nel finale di corsa.
    Con la tappa a Ravenna finiscono le tappe pianegfgianti e da domani si cominceranno ad affrontare le vere montagne: dal passo di Monte Croce Carnico(quota m.1336) confine Italo-Austriaco fino ad arrivare a quota 2137 del Grossglocker ai piedi del grande ghiacciao(Cap.)

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                            SPECIALE    ELEZIONI   AMMINISTRATIVE  15,16 MAGGIO

    Milano - (caplaz) Il referendum a favore di Berlusconi a Milano non è passato
    : la brillante affermazione di Pisapia con un circa 48 punti e mezzo sta a dimostrare che Milano deve cambiare registro, ed il ballottaggio sarà determinante per le forze progressiste ed antifasciste: del resto lo stesso Pisapia in una intervista al Manifesto ei giorni scorsi e che noi pubblichiamo, lo aveva lasciato intendere che a Milano le "cose" avrebbero assunto una svolta.Per Belpietro "a Milano c'è un problema."




    15/05/2011
      Intervista |di   Giorgio Salvetti
    "Con me i milanesi torneranno al voto"

    Hai subìto dalla Moratti un attacco surreale, scorretto e violento. Hai scelto di rispondere con fermezza ma senza abbassarti al suo livello. Credi davvero che la tua «forza gentile» sarà vincente?
    Sono gentile certo, questo è il mio modo di essere e di rapportarmi agli altri. Con gli avversari e soprattutto con i cittadini con cui ho deciso di confrontarmi su problemi reali. Ho parlato per mesi di lavoro - a Milano un ragazzo su quattro non ha lavoro e molti sono precari - della casa, a partire dalle case popolari, di ambiente e contrasto alle infiltrazioni mafiose. Per me questo è fare politica. Ma sono anche forte. Di fronte agli insulti e alle menzogne non si può non rispondere con toni altrettanto duri. Con una differenza però. La Moratti volutamente e premeditatamente ha voluto ricorrere a falsità e colpi bassi. Io le ho risposto con la verità e con i fatti.
    Però con quell'aggressione la Moratti ha stravolto l'agenda degli ultimi giorni su temi assurdi. Eppure non mancano gli spunti per attaccarla con altrettanta forza e su temi ben più attuali e scottanti.
    Ho detto che la Moratti è uguale a Berlusconi e Lassini. Berlusconi è stato salvato dall'amnistia, io invece sono stato assolto perché ho deciso di non avvalermi dell'amnistia. Una cosa che non fa nessuno. E poi, come hanno ricordato vari esponenti della mia coalizione, la Moratti è stata condannata dalla Corte dei conti per come ha gestito i soldi del Comune. Toni duri certo, ma su argomenti veri, non su cose inventate di trent'anni fa.
    E la bat-caverna di suo figlio o i candidati impresentabili del Pdl...
    Queste sono cose che i milanesi ormai sanno benissimo. Basta andare su internet, o meglio ancora, fare come me e girare tra i cittadini nei quartieri. Anche l'ultimo giorno di campagna sono andato al Gratosoglio e al quartiere Stadera. Un conto è guardare la tv - due tg su tre della Rai e tutti quelli di Mediaset - un conto è vedere la realtà. Per le strade continuo a incontrare persone che con i fatti mi dimostrano che hanno deciso di cambiare e di votare in modo diverso. Parlo di delusi e indecisi, ma anche di persone che votavano dall'altra parte. Faccio campagna elettorale in questo modo dallo scorso giugno e così mi sono conquistato sul campo la fiducia parlando dei problemi reali con persone reali. Nessuna calunnia può cancellare o farmi cambiare questo modo di lavorare. Credo sia giusto e vincente anche contro le calunnie e i 12 milioni investiti dalla Moratti.
    Ecco, i soldi. Al di là del cospicuo capitale messo a disposizione della Moratti dal marito, non credi che la famosa borghesia illuminata milanese che tu ben conosci avrebbe potuto spendersi di più per te? La tua campagna ha raccolto 800 mila euro, pochini. Al secondo turno potrebbero fare meglio?
    Sto constatando che grazie al mio lavoro quotidiano, che ha reso concreta la possibilità di battere il centrodestra, e soprattutto dopo il colpo basso della Moratti, molti di quelli che stavano a guardare, o addirittura persone che non mi sono vicine, hanno deciso di schierarsi e di impegnarsi. Ieri 101 esponenti di quella che definisci borghesia milanese hanno firmato un appello per sostenermi pubblicamente.
    Letizia Moratti ha organizzato un faccia a faccia con Mattia Calise, il giovane candidato del Movimento 5 Stelle. Niente colpi bassi per lui. Sa benissimo che i grillini sono fondamentali al secondo turno. Come pensi di portarli dalla tua parte?
    Non credo che loro daranno indicazioni di voto né che si facciano portare da qualche parte. Al Movimento 5 Stelle interessano i programmi e credo che non si possano avere dubbi su ciò che per loro è il meno peggio. Soprattutto sul tema della partecipazione e sul modo di fare politica: entrambi pensiamo che i milanesi non devono più essere sudditi ma cittadini. Non è solo un punto del programma, sarà il mio modo di essere sindaco.
    Credi davvero che la tua candidatura stia convincendo anche gli astensionisti e i delusi di sinistra?
    Non ho dubbi. E' stata proprio questa la spinta che mi ha convinto a candidarmi. L'estate scorsa mi dissero se ti candidi tu dopo 15 anni torniamo a votare e lo facciamo volentieri. Questa spinta ha convinto molti che non si impegnavano più a darsi da fare in modo spontaneo nei tanti comitati di quartiere. Sto parlando di singoli ma anche di tante associazioni e del volontariato che prima erano molto attivi sui loro temi specifici e che adesso hanno voluto impegnarsi insieme a me per cambiare tutta la città. Il risultato si vede. Per la prima volta non c'è un candidato piovuto dall'alto e invece c'è un programma costruito dal basso, entrambi sostenuti da una coalizione mai così ampia e allo stesso tempo unita.
    La sinistra nazionale a Milano arriva sempre tardi e male. Ti sei sentito appoggiato anche dai leader nazionali dei partiti che ti sostengono?
    Ho sentito l'appoggio di tutta la coalizione, anche dei dirigenti nazionali. Abbiamo avuto la capacità di tenere insieme il dibattito sulla città e i temi nazionali. Dall'altra parte invece Berlusconi e i suoi hanno puntato sulla bagarre nazionale, con il risultato che alla fine si stanno dividendo. Basta pensare alla Lega.
    Non credi che il loro sia solo un gioco delle parti ma poi comunque i voti, che vadano al Pdl o alla Lega, alla fine li incasserà sempre la Moratti?
    Non credo, penso ci sia un divisione molto più profonda. Non si tratta solo di mosse tattiche o di scosse fisiologiche tipiche prima delle elezioni. Sono piuttosto crepe profonde. L'elettorato della Lega ha sempre meno voglia di subire Berlusconi e il Pdl. E forse qualche risultato potrebbe già essere evidente al secondo turno.
    Hai chiuso la campagna elettorale alla grande con Vecchioni in piazza Duomo, ma ieri le luci a San Siro sono state tutte per il Milan di Berlusconi. E questo dopo che l'arbitro aveva già fischiato la fine della campagna elettorale. Quanto conterà?
    E chi lo sa... Non posso valutarlo. E' la prima volta che assistiamo a un appello così esplicito ai tifosi per fini politici ed elettorali. Ma allo stadio si tifa col cuore, alle urne bisognerebbe votare con la testa.






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    9 maggio 2011

    IMPRENDITORI ED IMPRENDITORIA NELLE VALLATE FORLIVESI...TRA INNOVAZIONE E NUOVE TECNOLOGIE



    Oggi intendiamo proporvi un'azienda della media valle del Montone, sita nel comune di Dovadola (FC) azienda ad alta professionalità che si distingue nella lavorazione del legno..eccone un profilo di questa azienda gestita dal giovane Luca Benini, un esempio per la imprenditoria locale.









    La ditta "Arte Legno S.n.c" è un'impresa artigiana che produce presso il proprio laboratorio ed
    installa con personale interno, i propri prodotti, serramenti in legno ed arredi su misura, in parti
    colar modo cucine in legno rustiche e moderne. Questo ci permette di soddisfare a pieno le
    esigenze del committente con tipologie, tempi , assistenza e costi contenuti.
    Ci siamo particolarmente specializzati in ristrutturazioni ed allestimenti di rustici, proprio per la nostra flessibilità nell'addattare il prodotto alle esigenze dimensionali ed estetiche richieste da clienti ed architetti. Tutto questo anche grazie alla stretta collaborazione con professionisti del
    restauro e della lavorazione del ferro, nonchè idrauilici e muratori per esigenze di allacciamenti.
    Siamo anche in grado di fornire ogni tipo di elemento inerente la civile abitazione:portoni blindati,
    basculanti, porte interne,grate di sicurezza, strutture in ferro o acciaio per scale, ringhiere, avvol
    gibili ed elettrodomestici da incasso.
    Dal settembre 2010 siamo entrati in produzione con un nuovo serramento ampliamente conforme
    alle nuove normative termiche e legislative, grazie ala marcatura CE ottenuta con severe prove
    di laboratorio.
    Arte Legno si è comunque distinta anche in arredamenti di negozi grazie alla sua progettazione
    interna avvalendosi di programmi di grafica in grado di realizzare rendering fotorealistici.
    A disposizione del cliente vi è anche una piccola esposizione dei vari prodotti realizzati in azienda coi quali il cliente può valutare la qualità, l'estetica e le molteplici variabili nella composizione del prodotto.
    Siamo a vostra completa disposizione per preventivi gratuiti e per farvi visionare il nostro show-room.

    Per contatti :
    Tel/fax :0543.934445
    email :  info@artelegno.it
    Facebook : Artelegnofalegnameria



    DAL SALONE DEL LIBRO DI TORINO..AQNCORA UNA VOLTA UN TRIONFO PER SUSANNA
    .

    Per sempre, la Tamaro indaga le emozioni

    "Se il mio libro ha fatto piangere significa che ha provocato un'emozione forte al lettore. Far piangere, per un libro è una bellissima emozione". Lo ha affermato Susanna Tamaro, scrittrice che al Salone Internazionale del Libro ha presentato il suo ultimo romanzo Per sempre. L'incontro, in una Sala Oval gremita da quasi seicento persone, è stato moderato dalla scrittrice Paola Mastrocola. La relatrice, introdotta dal direttore editoriale del Salone Internazionale del Libro, Ernesto Ferrero, ha rivelato in apertura: "È una grandissima emozione essere qui con Susanna, la seguo e la ammiro da quando ha pubblicato Per voce sola nel 1991. Voglio dirle grazie per due motivi: è una persona riservata che non ama apparire, perciò la sua presenza oggi è doppiamente importante. Il secondo motivo è proprio perché questo libro ci fa piangere. Non un pianto clamoroso ma leggero e continuo".

    "Per sempre – ha proseguito Mastrocola – è un libro coraggioso e controcorrente. È una narrativa che non narra. Per Susanna Tamaro il romanzo è una forma di meditazione, si può dire che racconta meditando. Il testo narra la storia di Matteo, uomo che quindici anni prima ha perso la moglie, Nora, in un incidente stradale. Matteo si perde per ritrovarsi. Il romanzo è scritto in prima persona, un colloquio confidenziale che il protagonista tiene con la donna amata".

    Come è nata l'idea del libro? Ha risposto Susanna Tamaro: "Scrivo molto raramente, amo vivere la vita. Capisco che devo scrivere quando sento salire l'inquietudine. Per sempre ha avuto una genesi lunga e disperata. Intravedevo ciò di cui volevo parlare ma non riuscivo ad afferrarlo. Come sempre accade, quando ho gettato le armi, qualcosa si è sbloccato e i personaggi mi sono venuti incontro. Volevo analizzare il mistero della morte, della finitezza, ritornare a temi fondamentali. Sono devota alla realtà, amo la spiritualità della materia e ciò che sta nascosto nella vita quotidiana".

    "La morte è un argomento centrale del libro – ha riflettuto Mastrocola – benché nell'epoca contemporanea si rimuova sistematicamente il pensiero sulla morte, lo esorcizziamo di continuo. Pensiamo al rapporto con i nostri figli: li teniamo molto lontani dall'idea di morte. Un tempo non era così. In Susanna, poi, c'è l'essenza del carpe diem, sapere che ogni momento potrebbe essere l'ultimo". "Mettere la morte come cardine della nostra vita – ha continuato Tamaro – ci aiuta a parlare del mistero della vita stessa. Il senso di precarietà deve nutrire le nostre giornate: permette di evitare i dolori inutili e sciocchi che infliggiamo agli altri".

    "Questo – ha sostenuto Mastrocola – è un libro che fa bene. Seguendo le vicende del protagonista, si finisce per ripercorrere la propria vita. È un libro meditativo e insieme concreto. Matteo sceglie di trasferirsi dalla città in campagna, 'per abitare il silenzio' (citando il libro), sceglie la natura perché essa ci libera da ruoli e definizioni".

    "Io abito in campagna, ho un contatto diretto e continuo con la natura. Per il romanzo – ha raccontato Tamaro – mi sono ispirata anche ai numerosi eremiti che ci sono in Italia centrale. La natura ci libera, ci parla del mistero. Ci insegna la maternità e il senso della vita: prendersi cura dell'altro".

    "Un altro tema fondamentale di Per sempre – ha concluso Mastrocola – è il caso, rappresentato dall'incidente stradale di Nora. E' un tema enorme".

    "Il destino – ha ribattuto l'autrice citando un passo del suo romanzo – è la strada per incontrare se stessi. Ci dà l'opportunità di capire chi siamo".

    L'incontro è terminato tra gli applausi del pubblico, con la lettura di una pagina di Per sempre da parte di Roberto Alinghieri, attore del Teatro Stabile di Genova. Un passo dedicato proprio ai 'se' che si rincorrono nella vita del protagonista.

     


     FONTE:Federico Floris


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    Torino sala stampa ANA (Associazione Nazionale Alpini) - E' iniziata venerdi scorso la tre giorni torinese che vedrà sfilare oggi per la giornata conclusiva oltre 80 mila penne nere nelle varie divise con camicie colorate stile scozzese e con l'immancabile cappello con la penna nera. Anche il sindaco Sergio Chiamparino, che ho trovato emozionatissimo alla giornata d'apertura della grande adunata con cappello con penna nera e fascia tricolore ha raccontato un episodio a noi operatori dell'informazione " Mi ricordo giovane artigliere in una notte del 1973 presso il Rifugio Locatelli nella comca presso le 3 cime di lavaredo in Cadore. Mi ricordo giovane artigliere alpino di guardia ai muli per il mio turno di guardia..ero poco più che ventenne . Fummo raggiunti da una grandinata sferzante che innervosiva questi animali e noi si cercava di tenere le cavezze legate tra loro..una notte gelida e piena di solitudine . Fu una notte triste e gelida, ma che questi eventi mi portarono a credere che indossare cappello a e divisa alpina valsero a rompere quel vuoto apparente di una notte spaventosa.."


    Il cappello da alpino è rimasto sempre presente sulla sua scrivania, come abbiamo potuto osservare, rimane un segno distintivo della suaappartenenza a questo glorioso corpo.


    La cronaca dell'ultimo giorno, quella della lunga sfilata

    Torino 84^ Adunata Nazionale Alpina-  "Sono gli italiani che fanno onore all'
    Italia " con queste parole lo speaker ufficiale della grande sfilata
    da inizio alle ore 9,30 esatte alla sfilata che al termine risulterà
    kilometrica. La delegazione Australiana ed Argentina sono le
    delegazioni estere maggiormente applaudite ( tra gli alpini
    d'Argentina tanti i romagnoli dell'alto cesenate residenti nella
    provincia o distretto di Cordova), delegazioni composte dai nostri
    connazionali, colà emigrati per ragioni di lavoro. "Tanta è l'emozione
    che provo essendo tornato qui a Torino dopo tantissimi anni" chiosa
    Giuseppe Staffelli classe 1928 da Cherasco in provincia di Cuneo, che
    abbiamo contattato in piazza Castello pochi minuti prima della
    sfilata, attorniato da tanti amici compaesiani, molti dei quali
    giovanissimi.

    La delegazione bolognese romagnola ha fatto spicco nei
    tg regionali con l'intervista concessa da un anziano artigliere della
    Julia da Modigliana(FC), che ha anche parlato soprattutto dei valori del
    volontariato svolto in massima parte dagli alpini nelle province di
    Forlì e Ravenna. Qualcuno tra i presenti urlava "Romagna generosa ,
    dolce paese..!" e questo ci ha fatto provare una grossa emozione
    perchè l'alpino come qualcuno avrebbe maliziozamente accennato che fa
    parte dei reisuduati bellici del nostro esercito, in effetti non è
    proprio così.

    Lo stanno a dimostrare gli alpini uccisi di recente in
    Afghanistan per quella missione di pace, ma che per loro è divenuta
    tristemente diversa.Oggi per le vie centrali della ciità della Mole
    Antonelliana saranno olre 80 mila che arricchiranno per quest'ultima
    giornata assieme a familiari e parenti, nonchè amici di ben 500, 600
    mila presenze. La gentilezza proverbiale dei torinesi merita a questo
    punto di essere sottolineata...tutti disponibili dai quartieri
    dell'estrema periferia della Barca a fornire migliaia di informazioni
    a quelle penne nere che come il sottoscritto non hanno un grande
    dimestichezza con la città del Lingotto. Una festa quindi che
    associata a quella dei 150 anni della nostra Unità nazionale, rende
    tutti più felici e sereni e per concludere uso le parole del Dr.
    Vietti vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura "
    Torino , è stata per tre giorni l'unica e vera capitale d,Italia. "
    di ivo cappelli

    Benvenuti alpini: tra "veci" e "bocia" un esercito di penne nere invade Torino (foto e video dei lettori)

    Benvenuti alpini: tra veci e bocia un esercito di penne nere invade Torino (foto e video dei lettori)Eccoli i nostri alpini, pronti a sfilare per le vie del centro. L'84esima adunata nazionale è entrata nel vivo solo ieri, la grande sfilata è attesa per domenica mattina, ma i più sono arrivati a Torino da qualche giorno, «per visitare musei, chiese, monu menti e cominciare a fare festa». Poi, da oggi, «possa cadere il mondo, non ci si toglie più il cappello fino a domenica».

    Il centro è un fiume umano inarrestabile e coloratis simo, un colpo d'occhio impressionante che quasi offusca le giornate olimpiche. Penne nere, ovunque. Veci e bocia, spalla a spalla. E poi bevute clamorose, orchestrine, gazebo improvvisati che vendono ma­gliette, cappellini, bandiere.

    Inviate foto e video a reporter@cronacaqui.it. Li pubblicheremo.
    Video
    FOTO
    La casa mobile (foto di Walter)
    La casa mobile (foto di Walter)
    La casa mobile (foto di Walter)
    La casa mobile (foto di Walter)
    La casa mobile (foto di Walter)
    La casa mobile (foto di Walter)
    La casa mobile (foto di Walter)
    La casa mobile (foto di Walter)
    Con la penna sul trattore (Walter)
    Con la penna sul trattore (Walter)
    Con la penna sul trattore 2 (Walter)
    Con la penna sul trattore 2 (Walter)
    foto 7
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
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    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)
    Festa alpini (foto di Aldo Merlo)

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    3 maggio 2011

    IMPARIAMO AD USARE "EUTELIA" LA SOCIETA' DI COMUNICAZIONI ITALIANA QUOTATA IN BORSA E CON SEDE AD AREZZO....Una società che da fastidio alle tre grandi della telefonia mobile e non...

    Basta una scheda da 10€.acquistata al punto Sisal presso ogni tabaccaio della Repubblica ed il gioco è fatto!"


    Se vuoi contattare il Servizio Clienti Eutelia per chiedere supporto per le Carte Telefoniche Prepagate, scrivi a carteprepagate@eutelia.it oppure chiama il numero verde 800 984200

    (parola di Caplaz)


    ATTENZIONE AL COMPUTER QUANDO VA IN PANNE!!!


    I furbetti del computerino
    Se il guasto è un salasso

    Per una riparazione da pochi euro si può rischiare di spenderne anche 400. Lo dimostra un'inchiesta di Altroconsumo sui centri assistenza per pc di Roma e MIlano. Che svela tutti gli espedienti per giustificare i costi esorbitanti di MONICA RUBINO

    IL PC non va più. Buio e muto di colpo, non dà segni di vita. Se non siamo ferrati in tecnologia, capire cosa non va tra processori, ram, hard disk e schede video può diventare un'impresa titanica. Non resta che farlo riparare da un esperto. E sperare che ci vada bene. Perché quando si affida il computer ai centri di assistenza è esattamente come portare l'auto dal meccanico: il dubbio che ci facciano pagare più del dovuto ci perseguiterà per sempre, assieme all'amara certezza che non sapremo mai la verità.

    Ma il dubbio è legittimo o è solo un luogo comune? Per scoprirlo Altroconsumo ha condotto un'inchiesta su venti centri di assistenza a Roma e Milano, dieci per città: con l'aiuto di una telecamera nascosta (GUARDA IL VIDEO 1), i volontari dell'associazione indipendente dei consumatori si sono messi nei panni di comuni utenti alle prese con un problema al pc. Il risultato? Per fortuna la fregatura non è la prassi, ma quando accade il salasso è assicurato. E, in alcuni casi, le spiegazioni dei negozianti per giustificare gli alti costi delle riparazioni sono tra le più fantasiose.

    L'indagine. Il "sabotaggio" simulato da Altroconsumo è stato quello di sganciare la memoria ram dal suo alloggio in notebook di diverse marche. Un'eventualità che può capitare, ad esempio, a seguito di
    un colpo e causare un blocco totale del sistema, con lo schermo che rimane nero nonostante l'avvio del pc, senza fornire particolari indicazioni sulla natura del problema. A un occhio esperto il danno è però facilmente individuabile e riparabile in pochi minuti (basta rimettere la ram nel suo slot) e non serve nessuna sostituzione o intervento sul software installato. Costo preventivato della riparazione, compreso il tempo impiegato (10-15 minuti)? Non più di 15 euro.

    Meglio Roma
    . Ma i "simulatori" di Altroconsumo hanno pagato davvero così poco? In un negozio a Milano e in ben sei della capitale sì. Al centro assistenza Asinfo di Roma addirittura non hanno fatto pagare nulla: il negoziante ha ammesso che l'intervento era stato davvero minimo e non era il caso di pretendere alcunché. "In generale - spiega l'associazione - a Roma il prezzo medio degli interventi è stato nettamente inferiore a quello milanese. Altri cinque centri romani (GUARDA LA TABELLA 2) hanno effettuato la riparazione chiedendo cifre risibili, tutte al di sotto dei previsti 15 euro e con tempi di consegna più che accettabili. Eccetto l'IT Point di via Vassallo che ci ha messo 11 giorni, ma ci ha fatto pagare solo 6 euro, gli altri non ci hanno messo più di due giorni lavorativi. L'unico giudizio pessimo della capitale se lo conquista il PC Save di via Mantegazza, che ci ha messo 17 giorni e ci ha fatto pagare un totale di ben 396 euro: un salasso davvero immotivato e giustificato con una finta 'fusione' della scheda madre e conseguente sostituzione". 

    Milano più cara. Solo un negozio su dieci visitati, l'Iper Pc del Centro Fiordaliso di Rozzano, ha fatto pagare ad Altroconsumo meno dei 15 euro messi in preventivo. Altri tre centri assistenza limitano i costi attorno ai 20 euro, mentre due chiedono 30 euro, restituendo però il computer in tempi contenuti. "Il caso più preoccupante nel capoluogo lombardo - spiega ancora l'associazione dei consumatori- è quello riscontrato al PC Buster di Viale Certosa. Questo centro ha attribuito il guasto alla scheda madre e afferma di avercela sostituita, per una spesa di 340 euro e 26 giorni di attesa. Non sappiamo con certezza se ciò sia avvenuto ma alcuni indizi, come la non recente data di rilascio del firmware della scheda stessa, ci portano a pensare che il pezzo si ancora quello originale e che il centro si sia limitato solo a reinserire correttamente la ram".
    (FONTE: Repubblica)

    TEMPO DI TABLET CON TECNOLOGIA "ANDROID"
    MOLTO FACILI DA USARE ..UN SISTEMA APPLICABILE ANCHE NEI TELEFONINI


    La recensione completa del Tablet PC TPP10 con sistema operativo Android. Prova dettagliata delle singole funzionalità. Caratteristiche tecniche, prestazioni, pregi, difetti, limiti, impressioni generali e prezzo. Dove acquistarlo.

    I Tablet sembrano essere l’attuale punto di svolta nel panorama informatico, veri e propri computer ultraportatili che offrono una grande versatilità ma presentano un ridotto ingombro ed un peso limitato.

    L’apparecchio di questo tipo più diffuso sul mercato è l’iPad di Apple, bello e funzionale ma indubbiamente molto costoso. Esistono fortunatamente molti altri Tablet, spesso di produzione cinese, disponibili in una grande varietà di hardware e fasce di prezzo. Nel seguito dell’articolo trovate la prova completa del Tablet TPP10, un apparato particolarmente interessante per via del suo basso prezzo e delle buone funzionalità offerte.

    I costi variano dai 234 €. per un tablet di produzione tedesca  di 10,1"

    agli 85- 90 €. per un 7" prodotto in Cina.

    Personalmente avendo provato entrambi, non ho riscontrato alcuna differenza di funzionamnto.

    Un mercato questo che farà "impazzire" i grandi produttori di Pc, Notebook e netbook, per la leggerezza di qusta machina (appena 0,650-0,800 Kg) e la sua versatilità.

    (Caplaz)





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    2 maggio 2011

    UNA DUE GIORNI DI PACE, NELLA CITTA' DEL SANGIOVESE

    http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/9242/bravi%20angelo%20officina%201.jpg
    continua
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    27 aprile 2011

    MA E' PROPRIO VERO CHE CRISTO SI E' FERMATO A EBOLI? Pare proprio di no!

    Vallo di Diano- Ho trascorso in questo terittorio al confine con la Lucania, le vacanze pasquali. Da Sala Consilina ad Eboli la distanza è poca ed il mio albergo  situato a Teggiano, ultimo lembo di Campania in provincia di Salerno. Dal belvedere in Teggiano si domina tutta la profonda vallata, densa e popolata di abitazioni, molte delle quali ristrutturate, se ne notano tante con i lavori bloccati da anni, perchè non in regola con i permessi di edificabilità..un male endemico questo in tutto il sud.


    Quello che mi ha colpito maggiormente è la cortesia delle persone, la disponibilità a fornirti informazione di ogni genere e quando ti chiedono da dove vieni e si sentono rispondere "dalla Romagna, da Ravenna", allora si aprono in modo espansivo, poichè quasi tutti hanno un parente od amico che lavora in Romagna "a Ravenna c'è tanto benessere " chiosa Maria da ValD'agri una bella brunetta dai capelli lunghi e ricci, che ti osserva dalla testa ai piedi.."I nostri genitori-prosegue Maria- hanno sofferto di quella forma che oserei dire di schiavitù non solo materiale, ma intelletuale..non potevano esprimere liberamente le loro idee, i loro concetti, poichè venivano bloccati da quella forma forma di spionaggio nascosto verso i capi bastone e che l'omertà faceva poi il resto. Questo fino a qualche lustro fa..-e prosegue- E' stata la riforma della scuola voluta dai governi di centro sinistra ad aprirci , a discutere tutti assieme dei nostri problemi, delle nostre realtà, che da secoli ci impedivano di manifestare il nostro pensiero, una forma di feudalesimo insomma che dalla Liberazione dal fascismo e quaggiù dai baroni continuava a dominare le nostre culture.." Di Maria  e dei suoi concetti, ne abbiamo incontrate altre,come Rosalia a Balvano (Pz), la giovane parrucchiera del luogo "sono nata  da genitori emigrati in Romagna esattamente ad Alfonsine dopo il terribile terremoto degli anni 80, Rosalia ha frequentato elementari, medie e scuola professionale per parrucchiere ed estetiste a Ravenna, poi sono tornata giù a Balvano, forte della professionalità acquisita..ho voluto fare una scommessa con me stessa e mi andata bene! ne approfitto di lei per salutare le amiche Laura e Giorgia di Alfonsine e La signora Luana da Ravenna , che fu la mia maestra al corso per estetiste."
    Dopo questi contatti personali con gente del luogo, vorrei fare una panoramica di queste zone, zone ben servite da ottime strade e ben tenute.La Salerno-Reggio Calabria , in questa zona non ha cantieri aperti..è la principale arteria di attraversamento Campana, Lucana, Calabra,ma ad essa si collegano strade e superstrade perfette e sicure. nei tratti di pianura esistono complanari lunghe diverse decine di km. insomma c'è solo da stupirsi per quanto sia curata la viabilità rispetto a quella dell'Emilia Romagna. Ho notato intere zone rurali coperte da migliaia di pannelli fotovoltaici, mentre pale eoliche le trovi un po' dappertutto. Infine gasolio e benzina hanno prezzi molto più bassi rispetti a noi(vedi foto) ed un pranzo al risorante,compreso 1 quarto di ottimo vino e mezza minerale,va dai 7 €. fino agli 11€.servizio compreso.

    Ecco quella parte di sud italia comprsa tra la Campania meridionale e la Basilicata, dove in tutti bar il caffè lo paghi 0,60/0,70 €. compreso il bicchiere di acqua minerale e cioccolatino. Una nuova immagine questa del nostro sud che non teme confronti! (Caplaz)












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    18 aprile 2011

    SULL'ALLARGAMENTO DELL'EUROPA AI BALCANI MERIDIONALI, OSPITIAMO UN INTERVENTO DI FABRIZIO TASSINARI...MENTRE LA SLOVENIA FA CONIARE SULLA MONETA DA 2 EURO IL VOLTO DI UN NOTO PARTIGIANO E LA STELLA A 5 PUNTE

    il Cors....Ivo 

    Mancano pochi giorni alla Pasqua, la resurrezione di nostro Signor Gesù Cristo, secondo il rito cristiano-cattolico. Un rito che da noi perde la religiosità e ne diviene più consumistico....Provate ad immaginare quanti agnelli in tenera età vengono sacrificati per soddisfare i nostri palati nei pranzi e cene di Pasqua e Pasquetta? Una misura incommensurabile. Se a questo aggiungiamo i milioni di autoveicoli che in lungo ed in largo si riversano nello "Stivale",  per celebrare la Santa Festa di primavera, allora questo vuol dire che le cose van bene così...e stan bene così.
    Alla faccia di quella crisi economica, tanto ventilata , decantata, ma in pratica (a volte) inesistente. Strano Paese questo, dove la Gelmini viene attaccata in TV a Ballarò da tutta la sinistra ed il sindacato a questa affine, solo perchè ha fatto "repulisti" nel settore dei servizi scolastici,lasciando a casa qualche migliaio di bidelli ed altro personale di ausilio scolastico.
    Mettiamo un po' a riposo la politica per questa vacanza tanto celebrata! Purtroppo i mali restano, le ingiustizie aumentano e soprattutto l'arroganza del Capo, si fa sempre più intensa.
    Ma la Magistratura stavolta, mi auguro ce la metta tutta,parola di Caplaz, che augura a tutti i suoi lettori una serena e felice Pasqua.
     

    SOGGIORNI FELICI A ROCCA SAN CASCIANO (FC)






    Gelmini:governo attento a sprechi scuola

    Il ministro: da innovazione e pulizie risparmio di 418 milioni

    20 aprile, 2011(ansa)


    Gelmini:governo attento a sprechi scuola
     



     (ANSA) - ROMA, 20 APR - Il Governo 'procede nell'innovazionedella scuola con un occhio attento agli sprechi e alla spesaimproduttiva'. Lo ha sottolineato il ministro dell'Istruzione,Mariastella Gelmini, specificando che grazie alle innovazioni ealla riduzione degli appalti esterni per le pulizie si e'riusciti a risparmiare 418 milioni di euro, 'da reinvestirenella scuola'. E agli insegnanti che boicottano i test Invalsidice: 'E' sbagliato. Servono a favorire il miglioramento dellaqualita' dell'istruzione'.


    ANCORA A ROCCA SAN CASCIANO TROVATE OSPITALITA'






    Intervento di Fabrizio Tassinari

    Fabrizio Tassinari

    Fabrizio Tassinari

     

     

     

    Fabrizio Tassinari è direttore dal 2009 dell’Unità di Politica estera e Studi europei presso l’Istituto danese di studi internazionali (DIIS). In precedenza è stato docente presso il Dipartimento di Scienze politiche dell'Università di Copenhagen e ricercatore presso il Centro di Studi politici europei (CEPS) di Bruxelles. Collabora con numerosi media internazionali, come The Economist, Le Monde, C NBC, Radio Free Europe. È autore del saggio ‘Why Europe Fears its Neighbors” (2009, Praeger Security International).

    Premesso il mio sostegno al processo di allargamento dell’Ue, e all’adesione dei Balcani in particolare, ritengo non sia il momento di affrettare il processo né fornire scadenze suggestive, questo per due motivi principali.

    Innanzitutto, c’è una questione di credibilità: l’allargamento presuppone una parvenza di “oggettività tecnica” da parte dell’Ue e della Commissione in particolare. Intendiamoci: le riforme nei paesi candidati, e la loro valutazione, non sono mai un esercizio meramente tecnico. Ci sono decine di esempi, a partire proprio dall’adesione della Romania e della Bulgaria del 2007, nei quali considerazioni politiche sono di gran lunga più pesanti delle schede di valutazione della Commissione. Detto questo, la credibilità dell’allargamento determina la sua efficacia. L’aspirazione dev’essere quella di mantenere rigore e de-politicizzare per quanto possibile i vari dossier. Annunciare scadenze più o meno realistiche a priori, a mio parere, non giova.

    Una seconda ragione, che deriva dalla prima, si riferisce più specificatamente alla strategia Ue nei Balcani, che si basa sul cosiddetto Processo di Stabilizzazione e Associazione. Per interpretarlo, mi si consenta, con tutti i limiti del caso, un parallelo con i paesi dell’Europa centrale che hanno aderito all’Ue nel 2004. Si potrebbe dire che in quel caso “stabilizzazione” e “associazione” erano due obiettivi che procedevano grossomodo in sincronia. Alla maggiore stabilità economica e politica corrispondeva un graduale avvicinamento all’Ue dei paesi candidati.

    Il peso della storia recente dei Balcani si palesa nel fatto che stabilizzazione ed associazione devono essere necessariamente visti in sequenza: prima i paesi devono dimostrare stabilizzazione, poi verrà loro consentito di avvicinarsi all’Ue. Quando i criteri di stabilizzazione continuano ad includere delicate questioni costituzionali, militari, o come nel caso del Kosovo, perfino il riconoscimento stesso di uno stato, la sequenza è necessariamente più lenta e più vaga. Anzi, l’impressione è che la sequenza si blocchi alla stabilizzazione, senza nessun progresso visibile verso il passo successivo. Ma queste sono anche le pietre angolari di qualsiasi opera di state-building, e non possono essere affrettate da scadenze suggestive come quella del 2014.

    Fra stabilizzazione e associazione, ed infine adesione piena, c’è tanta strada da fare per i governi dei paesi candidati. Come accennato, a dividere queste diverse tappe c’è purtroppo anche tanta politica, e non della miglior specie. Il dibattito politico fa naturalmente leva e spesso distorce le questioni più sentite dalla popolazione: dall’immigrazione alla liberalizzazione dei visti alla cooperazione con il tribunale dell’Aja. Bene fece lo scorso anno il Commissario Rehn ad auspicarsi uno “sminamento politico” nella strategia Ue verso i Balcani. Ma se devo limitarmi all’analisi piuttosto che all’”advocacy”, questo sminamento rimane un miraggio, nei Balcani come in diverse capitali europee.

    L’Europa rimane una calamita per i paesi vicini, ma non può essere la panacea per tutti i loro travagli interni; come non lo è per alcuni paesi che sono membri da decenni (Grecia docet). Concentriamoci su ciò che l’Ue ha dimostrato di saper fare; si evitino proclami: che essi siano ambizioni irrealizzabili o catastrofismi. Come ha scritto il giornalista Tim Judah di recente: “l’Ue non dev’essere timida nell’usare i diversi strumenti che ha per motivare i Balcani”; un’ipotetica data di adesione non è necessariamente fra questi strumenti.

    Se si vuole salvaguardare la (residua) “potenza trasformativa” dell’Ue, ed in particolare la capacità dell’allargamento di incoraggiare riforme, se si vuole rafforzare la credibilità dell’Unione in politica estera, è a mio parere fondamentale perfezionare e (crisi permettendo) incrementare i benefici provenienti dalle varie tappe intermedie nel lungo percorso verso l’adesione piena, e rimanere il più rigorosi possibile nella valutazione di ogni progresso dei paesi candidati.

    O, come cantava Elvis in una vecchia canzone: “A little less conversation, a little more action, please”.

    ***************************************************************************************

    STEFANO LUSA DA KOPER (CAPODISTRIA) CI INFORMA CHE...

    Slovenia: il partigiano e l'Euroita eng

    Il partigiano e l'euro

    Il partigiano e l'euro

    La stella a cinque punte torna sulle monete europee a più di vent’anni di distanza dal crollo del muro di Berlino. La Slovenia ha infatti emesso da poco un milione di monete da due euro, dedicate ad un leggendario comandante partigiano, Franc Rozman

    Gli stati della zona euro possono battere ogni anno una moneta celebrativa o commemorativa. Loro decidono la faccia e la Banca Centrale Europea la quantità. La prima fu coniata dalla Grecia nel 2004 in occasione dei giochi olimpici. Poi ce ne furono altre che ricordavano le Nazioni Unite, la Costituzione europea, il processo di allargamento, il suffragio universale ed altri importanti avvenimenti.

    Nel 2008 la Slovenia volle commemorare Primož Trubar, l’autore del primo libro sloveno, mentre nel 2010 ha ricordato il duecentesimo anniversario dell’apertura del giardino botanico di Lubiana. Quest’anno invece ha scelto di celebrare il centesimo anniversario della nascita di un leggendario comandante partigiano, Franc Rozman - Stane.

    Il comandante

    Nato in un paesino nei pressi di Lubiana, Rozman fece della resistenza il suo scopo di vita. Il comandante Stane tentò, senza riuscirci , già nel 1935, di unirsi agli etiopi per contrastare l’invasione italiana; poi partecipò, con le Brigate internazionali alla guerra di Spagna e dopo l’invasione della Jugoslavia si unì al Fronte di liberazione sloveno (OF). Ben presto divenne comandante di una brigata partigiana e nel luglio del 1943 fu nominato comandante del Comando superiore dell’esercito resistente in Slovenia. Morì nel novembre del 1944 a causa dell’esplosione di un mortaio che era appena stato fornito ai partigiani dagli inglesi.,e il maresciallo Josip Broz - Tito mandò in Slovenia per disciplinare, senza riuscirci, i troppo autonomi., "Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso" icap.

    SESSO:  quando l'ejaculazione diviene precoce..consigli medici

    SESSO E VOLENTIERI!: 'QUANDO L'EIACULAZIONE E' PRECOCE...'

    Le cause organiche e quelle psicologiche, con uno sguardo al significato che riveste nelle diverse culture


    Problema
    Avete dubbi sulla sessualità? Visitate la nostra sezione Sesso e volentieri!, date un'occhiata alle domande e risposte pubblicate, scorrete le FAQ e, se non trovate nulla che risponde ai vostri dubbi, scriveteci.

    E, a proposito di FAQ, ecco una delle più lette. Si parla di eiaculazione precoce...


    L'eiaculazione precoce (che nel testo verrà indicata come EP) verrà trattata facendo riferimento ad una vita sessuale di coppia, dove la coppia sia costituita da un uomo ed una donna e dove l'incontro sessuale consista nella penetrazione del pene in vagina; e ciò é solo un limite apparente, poiché molto di ciò che scrivo é applicabile a qualsiasi situazione sessuale, con inclusione di una attività sessuale solitaria e di una attività omosessuale.

    "La EP è una eiaculazione che si verifica in un tempo minore di quello desiderato": questa definizione probabilmente soddisfa il soggetto interessato dal disturbo, ma non corrisponde assolutamente ad una definizione scientifica. Infatti, in ricerca é indispensabile poter dire se una persona é affetta o meno da un disturbo facendo riferimento a parametri che siano validi per chiunque; invece, la definizione appena citata é estremamente soggettiva, perché il tempo 'desiderato' può cambiare da un uomo all'altro e da una situazione all'altra. Ed é proprio questa difficoltà scientifica che impedisce l'esistenza di una definizione di EP accettata da tutti gli autori. Comunque, i parametri più comuni presi a riferimento per capire se si sia di fronte ad una eiaculazione precoce sono il numero di spinte pelviche dell'uomo (cioè le spinte del pene all'interno della vagina) o il numero di minuti necessari perché si verifichi l'eiaculazione; a seconda delle ricerche, il numero di spinte varia da 8 a 15 ed il numero di minuti da 1 a 5, ma la maggior parte delle ricerche fa riferimento a 10 spinte o a 2 minuti.

    Ritengo che, nel caso della EP, in corso di visita ambulatoriale sia indispensabile fare emergere le esigenze del soggetto, mettendo perciò in secondo piano le definizioni scientifiche. Tuttavia, alcune considerazioni preliminari sono indispensabili per ben inquadrare la EP nell'ambito della vita sessuale di una persona.

    1) L'uomo attuale é senz'altro molto diverso dai suoi progenitori di centinaia di migliaia di anni fa per quanto riguarda le capacità intellettive, ma questa differenza é molto attenuata se ci si limita a paragonare il lato fisico, cioè il corpo. Anche il pene rispetta questa regola e bisogna ricordare che, verosimilmente, i nostri progenitori erano "programmati" per raggiungere l'eiaculazione e l'orgasmo in poco tempo, poiché l'attività sessuale era una situazione di estrema pericolosità. Spesso, infatti, il rapporto avveniva in luoghi aperti nei quali era molto frequente essere attaccati dai propri simili (lotta per la conquista della femmina) e da altri animali (attacchi con significato predatorio). L'eiaculazione in tempi rapidi, quindi, era un'assoluta necessità per evitare pericoli.

    2) Il modo in cui viene avvertita e vissuta l'attività sessuale varia nel tempo, risentendo di influenze sociali, culturali e religiose, e ciò é vero anche per l'eiaculazione. Attualmente nel mondo occidentale é diffusa la ricerca di un'eiaculazione quasi tardiva per poter portare all'orgasmo la propria compagna durante la penetrazione in vagina; sempre in occidente, sino a relativamente pochi anni fa e soprattutto per influenze religiose, la cultura di massa prevedeva che la donna non raggiungesse l'orgasmo e che, addirittura, non trovasse gradevole l'attività sessuale: in un simile contesto una EP poteva addirittura risultare utile per l'equilibrio sessuale della coppia; in altre culture, come ad esempio in alcune popolazioni africane, la propria virilità é dimostrata più con il numero di rapporti sessuali consecutivi che con il tempo necessario per raggiungere l'orgasmo, e, poiché é evidente che la capacità di raggiungere l'orgasmo in tempi rapidi permette più facilmente di avere rapporti multipli, in un simile contesto la EP non viene ovviamente considerata un limite, come succede invece in occidente.

    3) Con il progredire dell'età tutti gli uomini tendono a presentare un allungamento del tempo necessario per raggiungere l'eiaculazione; inoltre, dopo i 70 anni, circa un uomo ogni cinque presenta una totale impossibilità a raggiungere un'erezione completa. Pertanto, dopo una certa età, per molte coppie il sesso coincide con dei preliminari prolungati sino all'orgasmo; ma, se l'uomo necessita di una stimolazione protratta per molti minuti, é possibile che la sua compagna (solitamente una coetanea) non abbia una resistenza fisica adeguata: nel confronto con l'eiaculazione tardiva, la EP può più facilmente associarsi ad una soddisfacente vita sessuale anche in età avanzata.

    4) Nonostante i mezzi di comunicazione (televisione e cinema in particolare) suggeriscano l'estrema facilità di un orgasmo simultaneo di uomo e donna, le diverse caratteristiche dei due sessi rendono la simultaneità dell'orgasmo una caratteristica di poche coppie. Tuttavia, ciò non vuol dire che uno dei due partner debba venire penalizzato dal punto di vista dell'orgasmo; infatti, sia l'uomo che la donna possono raggiungere l'orgasmo con una stimolazione dei genitali che non preveda la penetrazione.

    5) Sono poche, ma frequenti, le alterazioni della forma del pene che possono giustificare una EP costantemente presente; tra queste alterazioni le più frequenti sono: a) una eccessiva brevità del frenulo (il frenulo é la striscia di pelle posta sulla parte inferiore del glande e che lo unisce al prepuzio, cioé alla pelle che ricopre il glande quando il pene non é in erezione); b) una fimosi non serrata, cioé un difficoltoso ma possibile scorrimento del prepuzio sul glande, di modo che questo sia comunque scoperto quando il pene é in erezione. Se non ci sono alterazioni anatomiche, è probabile che alla base della EP ci sia una causa psicologica; inoltre, la causa psicologica e la causa organica possono coesistere.

    In conclusione, ad un uomo che lamenta una EP é opportuno consigliare una visita andrologica per valutare la presenza di eventuali alterazioni dell'anatomia del pene; ma ritengo che sia anche indispensabile ricordargli che l'equilibrio sessuale é legato più ad un equilibrio del piacere che alla modalità con cui l'orgasmo viene raggiunto e viene fatto raggiungere. Pertanto, prima ancora di proporre farmaci o interventi chirurgici, é importante proporre delle abitudini sessuali che minimizzino l'impatto della EP sulla vita sessuale della coppia.

    Ovviamente, un frenulo corto ed una fimosi vanno trattati chirurgicamente (frenulectomia e circoncisione, rispettivamente), anche se non é assolutamente certo che l'intervento risolva l'EP; anzi, nel caso della fimosi la EP può transitoriamente comparire o accentuarsi nei primi mesi dopo la circoncisione. Sia la frenulectomia che la circoncisione sono interventi ambulatoriali, prevedono una convalescenza di pochi giorni e permettono la ripresa di una completa vita sessuale entro circa un mese dall'intervento stesso.

    L'assenza di segni che suggeriscano una causa organica alla base della EP impone una consulenza psico-sessuologica; comunque, una EP su base psicologica può essere attenuata o risolta anche con l'impiego di tre categorie di farmaci, che però risultano efficaci solo in alcuni soggetti: a) creme anestetiche locali, da applicare sul glande circa venti minuti prima di un incontro sessuale e da rimuovere prima della penetrazione in vagina, anche se viene utilizzato un profilattico; b) farmaci che migliorano o facilitano l'erezione del pene, con possibile attenuazione dell'ansia da prestazione durante l'attività sessuale e possibile indiretta azione sulla EP; c) alcuni anti-depressivi (da usare a bassissimo dosaggio nel soggetto non depresso), che possono aumentare il tempo necessario per raggiungere l'eiaculazione.

    Dott. Antonio Granata – andrologo
    Referente Andrologia U.O. Endocrinologia e Malattie del Metabolismo
    Nuovo Ospedale Civile S. Agostino/Estense Presidio di Baggiovara (Modena)



     DIVAS CAFE' via del Pino 03 ...a Ponte Nuovo Ravenna


    E SE La Lega mutasse il colore all'EMILIA ROSSA? esiste un film che tutti debbono vedere...l'anteprima sarà ad Alfonsine al cinema Gulliver

     “L’ITALIA DIVISA”– Cineforum -

     
    Giovedì 21 aprile, alle ore 21
     
    sarà proiettato presso il Cinema GULLIVER di Alfonsine
     
     “Occupiamo l’Emilia”
    Regia: Stefano Aurighi, Davide Lombardi, Paolo Tomassone
     
    A seguire un incontro dibattito
    con gli autori  insieme a :
    Serena Fagnocchi: responsabile provinciale scuola-università del PD
    Rudi Capucci: vice segretario nazionale  LEGA NORD Romagna
    Valentina Morigi: del Direttivo Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà
     
     
    Terzo e ultimo appuntamento della rassegna il documentario “Occupiamo L’Emilia” . Gli autori, Stefano Aurighi, Davide Lombardi, Paolo Tomassone, tre giornalisti affiatati che precedentemente hanno realizzato insieme il documentario "A furor di popolo "sul Movimento 5stelle di Beppe Grillo, tornano a stupirci e a incuriosirci con questa nuova indagine. Cosa accadrebbe se l’Emilia-Romagna, regione “rossa” per eccellenza, finisse in mano alla Lega completando la saldatura con le altre tre locomotive economiche del Paese, Veneto, Lombardia e Piemonte? L’ipotesi non è più solo fantapolitica: alle elezioni regionali dell’aprile 2010 il Carroccio ha superato il 10 per cento in 308 dei 348 comuni della regione. Qualcosa sta cambiando.

    Stefano Aurighi www.stradanove.net. Ha realizzato “Occupiamo l’Emilia”, film inchiesta sull'avanzata della Lega Nord nella regione rossa per eccellenza e "A furor di popolo" documentario sul Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.è  nato a Vittorio Veneto il 30 gennaio 1965, giornalista professionista, free lance. Ha seguito il conflitto balcanico degli anni '90 con reportage da Zara, Novi Sad e Sarajevo. Autore di “Strada facendo” (Edizioni Lavoro). E' stato coordinatore di 
    Davide Lombardi zooppa.com.  Videomaker, ha realizzato “Occupiamo l’Emilia”, film inchiesta sull'avanzata della Lega Nord nella regione rossa per eccellenza e "A furor di popolo" documentario sul Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.è nato a Pavia il 30 gennaio 1964, giornalista pubblicista, free lance, appassionato di web sin dai primi anni '90, ho ideato il social network 
    Paolo Tomassone è nato a Modena il 22 maggio 1975, giornalista pubblicista, corrispondente in Emilia-Romagna per l’agenzia stampa TM News, scrive per il Sole24Ore, è consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Ha realizzato “Occupiamo l’Emilia”, film inchiesta sull'avanzata della Lega Nord nella regione rossa per eccellenza e "A furor di popolo" documentario sul Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.
     
    La rassegna è organizzata da ST.ART _cinema  e il Gruppo dello Zuccherificio, in collaborazione con DOC in TOUR e Assessorato alla Cultura del Comune di Alfonsine.
     
     
    InfoPaola Resta 3402461734  

     



    ECCO UN CASO ATIPICO SUCCESSO NELL'EMILIA ROSSA A POCHI KM. DA BOLOGNA...FATTO GRAVE

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    Non paga il ticket e il medico non lo visita. Pachistano muore poche ore dopo

    La procura di Bologna vuole vederci chiaro sul caso di un uomo morto dopo che una guardia medica si è rifiutato di visitarlo. È successo nella notte tra il 9 e il 10 aprile, a San Pietro in Casale. Ora, come riferisce l’edizione bolognese di Repubblica, il medico è indagato per omicidio colposo.

    Secondo quanto si apprende dal giornale, l’uomo, proveniente dal Pakistan e con casa a Prato, intorno alle 23 si sarebbe rivolto all’ambulatorio, accompagnato da un amico, lamentando un malore. Il medico di turno, l’unico presente, si sarebbe però rifiutato di visitare lo straniero, se non dopo il pagamento di un ticket da 15 euro, previsto dal regolamento dell’Ausl per chi non è residente a Bologna. “O paga il ticket oppure deve andare al pronto soccorso”, avrebbe detto il medico, facendo nascere una discussione piuttosto animata tra i tre. Dopo poco l’uomo avrebbe detto di sentirsi meglio, rinunciando al pronto soccorso. Nella notte però Mohamed Arsad, questo il suo nome, è morto per un attacco di cuore. L’ha trovato il giorno successivo lo stesso amico che l’aveva portato in ambulatorio. Sconvolto, ha avvisato immediatamente i carabinieri, che una volta arrivati sul posto hanno fatto i primi rilievi.

    Secondo l’avvocato del medico, Gennaro Lupo, il suo cliente avrebbe interpretato la situazione del pakistano non urgente, rimandandolo quindi ai servizi del pronto soccorso di Bentivoglio (a 10 chilometri da San Pietro in Casale): “Il medico – spiega – ha invitato la persona ad andare al pronto soccorso, perché ha ritenuto che il caso non fosse in quel momento urgente. Adesso va stabilito se quella visita richiesta avrebbe evitato la morte”. La pm che si occupa del caso è Alessandra Serra, e ha dichiarato di aver notificato l’avviso di garanzia al medico come atto dovuto per l’autopsia eseguita dalla dottoressa Nicoletta Morganti, che ha stabilito la causa della morte in un problema cardiaco.


     

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    19 marzo 2011

    QUANDO LA POESIA SCATURISCE DAL PROFONDO DELL'ANIMA..parola di Maria Del Galdo, napoletana verace, ma donna sensibilissima.


    continua
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    20 febbraio 2011

    Nord chiama Sud Sud chiama Nord

                                                               










    Ravenna- Non si tratta di una nota trasmissione radiofonica trasmessa da radiorai, e che ha riscosso tanto successo e continua a riscuotere per l'intreccio di comunicazioni vocali tra le due parti della penisola a forma di stivale.

    Sarebbe meglio dire  la Romagna chiama la Calabria e viceversa. Si tratta questa volta di un'intreccio di "foto testi ed immagini" che la rete sa offrire a tutti i suoi frequentatori in tempo reale. Per questo esiste a Catanzaro un valido collaboratore: si tratta di Ireneo Bedei, romagnolo d'origine (infatti è nativo di Rocca San Casciano FC), ma figlio adottivo prima della Toscana, poi ora della Calabria. A Squillace vive cullato dalle onde di quel meraviglioso golfo che la mitologia greco-romana, ci ha tramandato tante storie.

    Ora il resto lo farà Ireneo e la rete in tempi brevissimi, mentre dal nord sarà  vero referente  il caplazinformanotizie. Lultimo passo per raggiungere squillace NEWS , è ancor più breve.

    basta cliccare sul link qui sotto...

     http://squillace-news.ilcannocchiale.it/

                               
     
















    A Ravenna è stato dedicato un vino Sangiovese a Garibaldi ed un'Albana dolce ad Anita..anche i viticultori romagnoli festeggiano i 150 dell'unità d'Italia..










     












     

    Soviet express in partenza da Lugo Terminal

    Maxi fornitura della lughese Diemme
     






    11Marzo

    Diemme Filtration, dopo essersi aggiudicata una fornitura di oltre 6 milioni di euro con il colosso chimico russo JSC ACRON, è pronta a consegnare i suoi macchinari e, vista l’entità del carico, utilizzerà un intero convoglio ferroviario che partirà dal Terminal di Lugo l’11 marzo, diretto verso la Penisola di Kola in Russia.

    L’importante fornitura è destinata alla CJSC North-Western Phosphorous Company, azienda del gruppo JSC ACRON, leader nel settore dei fertilizzanti minerali, che ha ottenuto nel 2006 le licenze per lo sviluppo e lo sfruttamento del deposito di apatite e nefelina di Oleny Ruchey nella penisola di Kola in Russia.

    La penisola di Kola è un territorio ricco di minerali (fra cui apatite, ferro, alluminio, ecc.) che ha subito gravi danni ecologici sia per via dell'inquinamento dovuto alle numerose industrie insediate nella zona, sia per lo sfruttamento minerario dei giacimenti di apatite. Nel 1972 e nel 1984 in quest’area il governo russo fece segretamente esplodere due bombe atomiche per facilitare l’estrazione dei minerali contenuti nelle montagne, causando così un grave dissesto ecologico e rischi alla salute della popolazione.
    I nuovi piani di sviluppo e sfruttamento dell’area esigono quindi l’adozione di misure ambientali e tecnologiche tali da mitigare l'impatto ambientale dell’industria estrattiva, al fine di preservare l’habitat naturale.
    A tal proposito il governo russo ha in programma di trasformare tutta l’area delle Khibiny Mountains, intorno alla città di Kirovsk, in un Parco Nazionale protetto, perciò le attività estrattive saranno estremamente monitorate. Diemme Filtration è stata scelta perché le sue tecnologie sono orientate proprio in quest’ottica.
    Il progetto prevede la disidratazione per mezzo di 6 filtri pressa automatici a membrana di circa 2 milioni di tonnellate di concentrato di apatite e 1,8 milioni di tonnellate di concentrato di nefelina l’anno.
    L’introduzione dei filtri pressa nella fase di produzione della miniera, costituisce un’autentica innovazione di processo ai fini della riduzione dell’impatto ambientale; le tecniche fino ad ora utilizzate consistevano in forni rotativi altamente inquinanti e ad alto consumo energetico.
    Tale progetto, quindi, rappresenta un traguardo pioneristico a livello mondiale poiché, per la prima volta in assoluto, viene applicata la tecnologia del filtro pressa alla disidratazione del concentrato di apatite.
    Siamo di fronte ad un’ulteriore conferma della capacità di Diemme Filtration di fornire soluzioni tecniche innovative, in campi di applicazione totalmente nuovi, che hanno come obiettivo primario lo sviluppo industriale nel rispetto dell’ambiente.
    Questo importante traguardo è stato possibile grazie all’esperienza maturata da Diemme Filtration in questo particolare processo a partire dal 1998, data in cui si effettuarono le prime prove pilota industriali sul concentrato di apatite in Russia.
    Oltre che nel campo dell’estrazione e arricchimento di minerali, Diemme Filtration collabora da tempo con la JSC ACRON fornendo consulenze e supporto tecnico specialistico nell’ambito di quei processi chimici di sintesi che richiedono stadi di separazione solido-liquido.
    L’ingente fornitura suddivisa in 16 vagoni, scortati da uomini armati, per proteggere l’alto valore della merce, è in partenza il prossimo 11 marzo alle ore 15.30 e consolida la leadership di Diemme nel mercato russo, dove l’azienda può vantare già più di 110 referenze in diversi settori industriali.

    La cerimonia del varo del treno, con tradizionale lancio di una bottiglia di champagne sul primo vagone, avverrà entro le ore 14.30 all'interno del Terminal, alla presenza delle autorità e del direttivo Diemme.

    (Ravenna24news)


     

     
     

    IL DRAMMA DEL TERREMOTO IN GIAPPONE E LA PREOCCUPAZIONE DI UNA FUGA NUCLEARE DALLA CENTRALE DI FUKUSHIM, METTE  IL MONDO INTERO IN APPRENSIONE..LA CNN AFFERMA CHE IL REATTORE SURRISCALDATO PER MANCANZA DI LIQUIDO DI RAFFREDDAMENTO, PROVOCHI UNA REAZIONE SUPERIORE  DI 1000 (MILLE) VOLTE  AL NORMALE, PER CUI TALE EQUAZIONE CORRISPONDEREBBE A 1000 CHERNOBIL, ORA L'ALLARME TSUNAMI SI ESPANDE IN CILE E PERU' OLTRE AL PORTO DI SANTEFE' DI CALIFORNIA(USA)..SE QUESTA NON E' APOCALISSE DITEMELI VOI!! NON LIMITIAMOCI A DEFINIRLO "EVENTO STRAORDINARIO", COME QUALCUNO CONTINUA A DEFINIRE... (CAPLAZ)


     


     

    IL FORTE TERREMOTO CHE HA SCONVOLTO IL GIAPPONE NELLA GIORNATA DI OGGI 11 MARZO 2011 (8,8° SCALA RICHTER), CON CONSEGUENTE STUNAMI CHE HA SCATENATO L'APOCALISSE, POTREBBE (E QUI E' D'OBBLIGO IL CONDIZIONALE) AVER PROVOCATO UNA SECONDA CERNOBIL, PER L'INCIDENTE NUCLEARE CHE SI TEME.INCIDENTE PROVOCATO DA QUESTO FORTE SISMA..PARE CHE UN REATTORE NON SI SIA SPENTO ED ABBIA SCATENATO UNA FUORISCITA DI POTENTI SCORIE RADIOTTIVE

    Ravagli.......Un vino Di...vino

    Siamo presenti al mercatino di Piazza della Resistenza a Ravenna,nei pomeriggi di lunedì e giovedì

                                                        
     












     

    UNA SIGNORA DI ROCCA SAN CASCIANO RACCONTA LA SUA LIBIA,a fronte delle vicende che travagliano questo paese nordafricano.....

     
         








     BRUNA BANDINELLI,
    già assessore al Comune di Rocca San Casciano (FC) in una Giunta presieduta da Anna Vallicelli , l'abbiamo incontrata qualche giorno fa , alla luce delle ultime vicende che tormentano la Libia, suo Paese natale, dal quale è dovuta "fuggire" come profuga negli anni 70, dopo la presa del potere da parte del colonnello Muhammar Gheddafi



    " SONO NATA A TRIPOLI, E QUI HO VISSUTO PER 30 ANNI, FREQUENTANDO LE SCUOLE, DALLA MATERNA FINO AL LICEO....UN PAESE GRANDE E DI RISORSE......"

    LA MIA LIBIA


     

    "Avevo prenotato un biglietto d'aereo assieme ad amici di Roma , pure loro profughi libici, per fare un viaggio a Tripoli proprio in questi giorni, poi il caos.....e tutto è andato a monte.

    Mi piaceva tornare in quei luoghi dove ho vissuto la mia infanzia prima, poi la mia giovinezza. Ho frequentato a Tripoli zona centro prima la scuola materna , poi le elementari presso le scuole San Giuseppe, gestite da suore francescane. Da qui sono transitata alle medie Gugliemo Marconi, per poi continuare gli studi liceali.

    Venimmo poi cacciati verso la madre Patria dal colonnello Gheddafi, dopo qualche tempo che si insediò al potere di questo grande Paese, grande per estensione, ma con pochi abitanti, al momento se ne contano circa sette milioni.

    Ora vedendo nelle televisioni italiane,

    quanto di triste accade, m

    a soprattutto in quelle arabe, di cui riesco a capire ogni commento, provo una forte angoscia nel vedere queste scene."

    Secondo te, corrisponde al vero che tra i mercenari del colonnello Gheddafi, oramai allo stremo, vi siano anche degli italiani? " E' possibile che si tratti di ex brigatisti di tutti i colori, che qui avevano ottenuto negli anni trascorsi asilo politico...

    - e prosegue- quando vedo questa Tripoli insanguinata e davastata, mi fa veramente soffrire, perchè penso che tra i tanti cadaveri che si vedono nelle piazze e nelle strade ci possano essere figli di miei carissimi amici o amiche, di cui da diverso tempo non riesco ad avere più notizie.."

    Come pensi andrà a finire tutta la partita?

    " Per me Lui è finito.., si teme solo che dopo la sua caduta si formi una Repubblica

    fondamentalista..e ciò peggiorerebbe ancor di più le cose a mio modo di vedere."

    Hai rimpianti per i tuoi anni trascorsi in Libia?

    " il primo rimpianto è per il periodo più bello della mia vita dove laggiù sono cresciuta, formata una famiglia con figlie , ma l'unica cosa lo voglio ripetere, è vedere questo grande Paese andare nelle mani di chissà chi." (Caplaz)

     

     

     

     

     

     

     IL VINO E' VITA..quando è buono e genuino, noi ve lo garantiamo sempre!







     

    Siamo presenti nel mercato dei produttori agricoli locali di piazza della Resistenza a Ravenna, nei pomeriggi di lunedì e giovedì....venite a tovarci!

     



     

     

     

     

    La rassegna  dei migliori produttori di vino continua con:


    Ca...Vena, un nettare delle colline rocchigiane!

     


     

     

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    al dettaglio il meglio dei prodotti agricoli.
    Località CAVINA via Santa Maria, 121  Rocca San Casciano  tel.380.3052589

     









    PER I RACCONTI DELLA DOMENICA, PUBBLICHIAMO OGGI UNA STORIA VERA, SCRITTA DAL COMPIANTO DON VINCENZO BECATTINI..E TRATTA DA UN SUO ULTIMO LIBRO " Un prete fra la sua gente...Modigliana 1944-45 "


    Riproponiamo ora , uno dei capitoli più tragici, tratto dal libro "UN PRETE TRA LA SUA GENTE MODIGLIANA 1944-45"
    Scritto da Don Vincenzo Becattini, originario di Rocca San Casciano (Fc).

    (Ada Becattini e Marito Alvaro Dall'Olio)

     






    Trovarlo ad ogni costo

    Il rinvenimento del corpo avvenne solamente il 24 agosto 1968.
    Poco prima Adalberto,mio nipote, ebbe parole di perdono per
    l'uccisione del suo caro babbo, Alvaro Dall'Olio.
    Così si sarebbe
    comportata la sua cara mamma, così fecero in seguito le due sorella,
    Marisa e Loredana.

      Nell'aprile del 1944 una lettera di mia sorella Ada mi dava
    una terribile notizia: " I partigiani hanno portato via Alvaro e, Marisa
    è a letto con la polmonite."
      Alvaro, mio cognato,era maresciallo dell'esercito e custode con un
    manipolo di soldati della polveriera di Giassico Plessiva (Cormons).

      Missione delicata e difficile, ai confini con la Jugoslavia, fra
    partigiani, S.S. tedesche e camicie nere.Contentava gli uni, scontentava
    gli altri.La notte dl 4 aprile 1944, mentre vegliava preoccupato Marisa,
    otto anni,la più grande dei tre figli,gravemente ammalata di polmonite,
    fu chiamato dalla padrona di casa: "Sig. Alvaro, apra: sono la Signora,
    vengo a trovare Marisa". Sotto minaccia si era prestata al disegno dei
    partigiani, i quali ebbero buon gioco per impossessarsi della preda.
      Alvaro ingannato aprì e fu subito prelevato. A nulla valsero gli scongiuri,
    il pianto disperato di mia sorella.Fu rassicurata con menzogna spudorata
    che si trattava di formalità,esaurite le quali,il marito sarebbe stato presto rilasciato.

       Così a notte profonda, in ciabatte, senza potere baciare la figlia gravemente ammalata,
    veniva strappato all'affetto dei suoi Cari, che mai più avrebbe rivisti.
       Per alcuni giorni, pur preparandomi alla partenza con questa spina nel cuore,
    tenni nascosta ai miei la dura realtà. Ma una domenica, in chiesa, mentre annunciavo la
    mia assenza, scoppiai in pianto.
       Lo stupore di mia mamma e di tutti i fedeli presenti mi costrinsero a motivare la mia
    assenza, chiedendo preghiere.
      
       Ebbi la benedizione e raccomandazioni da parte del mio carissimo vescovo mons.
    Massimiliano Massimiliani, l'augurio dei miei parrocchiani, l'immancabile :" Sta atènti
    ed not fé portè via nènca tè!" , (stai attento di non farti portare via anche te!" di mia madre,
    col volto in lacrime. E deciso a tutto, pur di avere notizie di mio cognato, il 24 aprile '44,
    dopo aver celebrato la Santa Messa presso le suore agostiniane,mi misi in viaggio.
       Momenti difficili ! Rischioso viaggiare a causa dei frequenti bombardamenti e
    mitragliamenti. Pure, tutto andò bene tranne una fermata del treno e nostra fuga nei campi
    per sfuggire al mitragliare di un aereo. Un incosciente, mentre ci tenevamo nascosti tra
    le sterpaglie, pronunciò alcune bestemmie :" Disgraziato! ci sovrasta la morte e tu osi
    bestemmiare". Mi chiese scusa.
       Partenza, arrivo e sosta a Venezia. Il giorno dopo, celebrazione della S. Messa  presso la
    chiesa degli <<Scalzi>>, poi ancora in viaggio e in serataragiungo Cormons, quindi Giassico.
      
       Il parroco don Luigi Cocco a cognizione del rapimento di mio cognato, mi accolse affettuo-
    samente e, lasciato ogni impegno, mi accompagnò all'abitazione di mia sorella.
    Una vecchia casa di campagna fuori dell'abitato. Sorpresa, gioia, pianto, poi la dinamica della
    cattura e un prolungato silenzio.
       I tre nipotini-troppo piccoli per comprendere la loro sorte- giocavano nel cortile con un grosso cane lupo,
    il custode di casa,lui pure tradito in quella notte.

       26-27-28-29-30 aprile 1944. Giornate intense.
    Ricerche pericolose presso i contadini che la paura rendeva muti; non sapevano niente, non avevano
    visto niente.
    Ricerche presso i sacerdoti del luogo i quali mi ammonivano di essere prudente, dati i momenti così
    difficili per i preti : molti infatti, dopo essere stati prelevati, erano stati uccisi. Ce n'era abbastanza per
    essere  piuttosto preoccupato. Io invece - incosciente - ora con la bicicletta ora a piedi, tenevo mia sorella
    in trepidante attesa fino a tarda sera.

       Puntate a Udine, per il disbrigo di pratiche. ( Una signora volle interferire mentre il colonnello Pillitteri
    mi dava la precedenza : "Quello, quando vede una veste nera, perde la testa!" Non sapeva che ero un
    romagnolo, ma lo capì presto).
    Puntate a Gorizia presso il vescovo che gentilmente mi concesse  ampie facoltà per il mio ministero
    sacerdotale.

       Primo Maggio. Le strade sono batute da carri-armati tedeschi: frequenti i posti di blocco per il controllo
    dei documenti.
       Inforcata la bicicletta, passo un primo blocco, un secondo- la veste nera mi era di grande aiuto- ; sono
    in alta montagna, fra i boschi. Ed ecco ciò che desideravo: una pattuglia partigiana che, puntandomi il
    mitra, mi ordina di alzare le mani. Io rovescio prontmente la bicicletta sulla strada  e, come se ci fossimo
    conosciuti da sempre, vado tranquillo ad incontrarli. Giustifico telegraficamente la mia presenza, mostro
    un biglietto rilasciatomi dai nostri partigiani e, a braccetto, parlo e prendo accordi.
       Una precisazione: due giorni prima, sempre in cerca di notizie sulla scomparsa di mio cognato, mentre
    mi recavo a Brazzano (dimora estiva dei Vescovi di Udine), presso il parroco, due partigiani che mi avevano
    seguito nel mio salire incerto, entrarono in canonica insieme a me.
    Il parroco, vecchia volpe, un bel tipo di sacerdote, ci accolse cordialmente. Andò subito per il vino, per il
    salame, per il pane e ci servì con molta abilità.

       Mangiando, facemmo conoscenza e incoraggiato dal clima sereno, chiesi di mio cognato, prelevato da
    circa un mese. Il parroco rispose francamente che non ne sapeva nulla (conobbi che era sincero).
    I partigiani invece, pure affermando la stessa cosa, mi diedero l'impressione dI sapere molto, forse tutto.
    Finsi di non capire, regalai alcuni pacchetti di sigarette di cui ero sempre rifornito e promisi armi e munizioni
    in cambio di notizie che, usando tutte le precauzioni - l'abitazione di mia sorella era situata tra le caserme
    delle S.S. tedesche e delle e delle camicie nere - mi avrebbero portate di notte.
       Attesi per due notti fino a mezzanotte purtroppo invano. Gli accordi del Primo Maggio prevedevano un incontro
    fra me e i partigiani a Vicinale, presso il monumento eretto a ricordo della prima fucilata partita dalla nostra
     GUARDIA DI FINANZA allo scoppio della guerra del 1915, 1918.

       In premio delle notizie avrei dato un mitra e due caricatori nascosti sotto la veste .
       Mi recai secondo l'accordo nel luogo stabilito e ancora una volta la mia lunga attesa fu vana.
    Quando, attraverso mille peripezie arivarono a Modigliana otto grossi bauli, contenenti gran parte dell'arredamento
    di mia sorella, mancavano solamente le armi che avevo lì nascoste. Le avevano sottratte certamente i partigiani
    senza toccare altro. Mi avevano riscontrato leale  ed erano stati leali.
       Sulla sorte di mio cognato avevo saputo abastanza. Ad informarmi era stato il Capo Stazione di Cormons, Alvaro
    prelevato dai partigiani della "Garibaldi", era stato subito ucciso. Pensai bene di tacere la dura realtà  mia sorella
    allora e così di seguito. La convinsi a seguirmi a Modigliana e, dopo aver sistemato diverse cose, il 2 maggio partimmo
    da quei luoghi, per noi, infidi.
       Quante aventure nel ritorno! Povera nostra Patria divisa ! Il fratello del Sud che uccideva il fratello del Nord.
    Disorgnizzazione spaventosa : treni in ritardo, linee ferroviarie bombardate, incursioni aeree.
    Partiamo da Venezia a mezzanotte, dopo una lunga sosta arrivammo a Faenza alle dieci del mattino.
    Poichè la stazione aveva subito un bombardamento il due maggio '44, dovemmo discendere un paio di Km. prima , quindi a piedi,
    io con un bambino a cavallo, una grossa valigia in una mano e una nell'altra - ragiungemmo il centro.
       Digiuno dalla mezzanotte-era mezzogiorno- mi recai nel Duomo per la S. Messa che potei celebrare per merito di un buon vecchietto,
    il padre del Parroco Bertoni.
    Non fu cosa facile procurare i biglietti per la corriera, non più difficile fu il salire. Stipata all'inverosimile, la corriera fu da me fermata e
    presa d'assalto. Salii sulla predella, mi attaccai alla maniglia, spinsi fra la gente che urlava, un primo bambino, un secondo, il terzo
    mia sorella, le valigie, e <<Avanti>>.
    Partimmo, arivammo a Modigliana, in Seminario, a Santa Caterina.

       Ce l'avevamo fatta.

    Mia sorella Ada , morta nel 1957, non seppe il vero della sorte toccata a suo marito, prelevato a Gradno (Jugoslavia) il 5 aprile 1944.
    Aveva quarant'anni....
    Le sue ossa ora riposano nel cimitero di Rocca San Casciano
    Per la circostanza della solenne traslazione i figli: Marisa , Adalberto, Loredana, con riconoscente affetto, fecero stampare un
    ricordino : " Ti hanno consegnato alla tua famiglia che hai amta con generosità. La tua cara Ada, che con ansia ti ha sempre
    cercato, può finalmente averti vicino".

    Nota : C'è chi sostiene che il Dall'Olio sia stato infoibato in una delle tante foibe del carso Isontino e che la pietà umana , attraverso
    l'interessamento del clero locale abbia poi recuperato il cadavere , per dargli una degna sepoltura (Icap.)



















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    Firenze, stanotte sei bella in un manto di stelle......



































    20 febbraio 2011 - Festival di Sanremo...è Vecchioni il vero vincitore di Sanremo 61^ edizione

    ROMA - ''Sinceramente, vado al Festival per vincere. Non vado a fare lo snob o l'intellettuale. Vado con una canzone popolare che, penso, possa essere amata da tutti gli italiani'': lo dice all'ANSA Roberto Vecchioni il quale partecipera' all'edizione n. 61 del Festival della Musica Italiana di Sanremo. L'artista ha spiegato i motivi principali della sua seconda partecipazione: la prima,nel 1973, con ''L'uomo che si gioca il cielo a dadi''. ''Amo da sempre la canzone italiana e - prosegue Vecchioni - non solo quella d'autore. Ne ho parlato moltissimo durante i corsi tenuti nelle universita' sulla letteratura in canzone. Brani come 'Io che non vivo', 'Perdere l'amore' o 'Ancora' sono sinonimi di qualita' e fondamentali per la storia della musica italiana''. ''Partecipo al Festival - conclude - perche' me lo ha proposto Gianni Morandi, mio carissimo amico. Morandi e tutta l'organizzazione Rai mi hanno spiegato che puntano sulla qualita' per l'edizione 2011. E questo mi ha convinto.'' . Se non altro Vecchioni è servito ad unire l'Italia in questi giorni tormentati (Caplaz)

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    ultim'ora

    Per Berlusconi" l'opposizione è un armata Brancaleone",poi aggiunge :"riformeremo la Corte Costituzionale"..parole che cominciano ad offendere tutti i democratici veri e sinceri....il mio pensiero è quello di scendere tutti in piazza per una grande giornata di mobilitazione nazionale, checchè ne dicano i Bersani,la Camusso e chi tiene ancora in mano le redini dell'opposizione nel nostro paese.Un bravo infine, va al coraggioso ex ministro Paolo Ferrero per avere cantato Bella Ciao, davanti al teatro Ariston di Sanremo.

    PER IL RACCONTO DELLA DOMENICA, A CURA DELLA SCRITTRICE ROMAGNOLA EMMETY PRESENTIAMO OGGI UN ORIGINALE RACCONTO VISTO DA UNA RAGAZZINA NEGLI ANNI 50.........

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    Trebbiatura (la batdùra)

     Durante l'estate, nel mio paese,  le donne si mettevano con le sedie fuori dal portone di casa e si raccontavano le loro cose..(le donne allora invecchiavano precocemente ed a 50 anni , le più, avevano il crocchio coi capelli bianchi e vestivano con grembiuli abbastanza scuri). Noi bambine giocavamo lì intorno a Cù (nascondino) e di tanto in tanto si sentiva una mamma che chiamava ...."dove siete?..è tardi, domani mi devo alzare presto, perchè inizia la Battitura del grano."
    In quelle sere calde si sentivano in lontananza i grilli cantare e  le lucciole nei campi parevano tante stelline.
    Gli uomini invece andavano in piazza per formare le varie squadre d'aia.
    A quei tempi i poderi attorno al paese erano tutti abitati e il grano ondeggiava maturo nei campi, così era arrivato finalmente il momento che gli uomini avevano il lavoro per diversi giorni, lavoro che a volte serviva ad appianare in certe famiglie i debiti contratti durante l'inverno precedente.
    Tornando a casa dalla piazza mi ricordo che mio padre diceva: "domani si parte presto." Dunque di buon ora  questi operai partivano a piedi al seguito della trebbiatrice che veniva trainata da un trattore.
    Le donne invece già dalle prime ore nelle loro case preparavano il mangiare  per portarlo ai mariti e conoscenti, così verso una certa ora della mattinata si vedevano file di donne , con fazoletto a bandana e con  sporte di paglia piene di pasti caldi, posti in una specie di gavetta dove era contenuta pasta,verdure cotte o crude,ecc. Poche cose, ma essenziali per rifocillare i loro uomini.
    Le donne comunque andavano e andavano perchè i poderi erano quasi sempre lontani dal paese diverse ore di cammino e, per combattere il caldo e la fatica di quelle ore assolate, cantavano a squarciagola.
    Non so se fossero felici pur faticando tanto, ma di certo, dimostravano di esserlo. Noi ragazzine le guardavamo avviarsi e ci piaceva vedere quelle donne tutte in fila, coi fazzoletti legati dietro la nuca, pronte ad affrontare il lungo tragitto che le aspettava. Questo rito, durava per circa un mese, nel periodo del solleone!
    Ricordo che a tarda sera gli uomini tornavano a casa molto stanchi,con gli abiti pieni di polvere di pula di grano e delle fastidiose reste attaccate un po' dappertutto.
    I tempi di allora erano molto duri, ripensandoci ora mi viene da dire "..oddio come sono cmbiati i tempi e le cose della vita!".
    Ora la nostra società è piena di ogni confort ed il benessere lo sta a dimostrare,
    Quella che manca invece è "l'essenza del vivere."

    di Emmety

    il Cors..Ivo

    Ricordate i corsivi di Caplaz che sono stati  pubblicati per diversi anni su un portale locale dell'alto forlivese? Ebbene qualche lettore li ha richiesti ancora per la sua brevità e sinteticità con la quale viene trattato un importante argomento della settimana. Certo informare tutti e su tutto è prima di tutto un nostro dovere. Questa settimana ,la terza di febbraio ci ha colto un po' impreparati, tuttavia la notizia che pare doverosa , è l'informare che ai sensi di una reale par condicio abbiamo inserito tra i link, nella colonna di destra dalla quale si può accedere direttamente ai più importanti quotidiani nazionali e ..non il quotidiano di quel partito FLI, che pare  proprio nel momentioin cui scriviamo, subisca "forti defezioni" al suo interno, nonchè abbandoni  improvvisi ed imprevisti di parlamentari per tornare ad altri Lidi.....
    Non intendiamo con ciò esprimere giudizi di merito! ma solo dare la posibilità a questi lettori di accedere con facilità al loro quotidiano di riferimento.  
      www.secoloditalia.it

    -------Emmety------------------
    Anche la nostra scrittrice coi suoi racconti autobiografici settimanali, pare che abbia trovato nel caplazinformanotizie, la formula giusta.
    Parola di caplaz!



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    4 febbraio 2011

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    Si getta in Arno per amore..è un giovane dovadolese di 26 anni,suo fratello è stato assessore nella cittadina romagnola del tartufo

    Giovane si getta in Arno e muore

    Domenica 13 febbraio 2011, 15:40 

    Giovane si getta in Arno e muore
    Si chiamava Omero Canal il 26enne che sabato si è buttato nell'Arno dal ponte Santa Trinita dopo un litigio con la fidanzata. Aveva tentato il gesto estremo per dimostrarle il suo amore.

    Si e' tuffato nell'Arno, forse per dimostrare alla fidanzata quanto fosse arrabbiato o disperato dopo la loro lite. Alcuni passanti - erano le 4 del mattino - l'hanno visto dibattersi tra i flutti, l'hanno sentito chiedere aiuto. A nulla e' valso l'immediato intervento dei sommozzatori dei vigili del fuoco. Il cadavere del giovane, 26 anni, originario di Forli' ma residente a Firenze, e' stato ritrovato stamane, dopo alcune ore di ricerche.

    fb(lenove)
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    Ca Vena, un vino che sa di Romagna, di alta Romagna!!

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    UN FILO DI SPERANZA PER LE GEMELLINE
    SVIZZERE....




    Alessia e Livia viste vive in Corsica

    Lo afferma la madre, Irina Lucidi, che lancia anche un appello: 'Telefonate alla polizia anche se avete dubbi' g

    ''Le mie figlie sono state viste vive in Corsica''. Lo ha detto la madre delle gemelle scomparse Irina Lucidi durante una conferenza stampa all'aeroporto di Ajaccio. La donna ha quindi lanciato un appello: ''Vi prego, telefonate alla polizia anche se avete dubbi o gli indizi sembrano scarsi''.

    Irina Lucidi è arrivata in Corsica e con un elicottero è stata portata dagli investigatori a Macinaggio (Cap Corse) dove si sono concentrate le ricerche di Alessia e Livia. Aumenta il numero dei testimoni che affermano di aver visto il 1 febbraio Matthias Schepps con le figlie e una donna bionda la cui descrizione corrisponde a quella di una testimone di Propriano.

    "Sono distrutta, disperata, ma devo continuare ad avere tanta forza. Farò di tutto per ritrovare Livia e Alessia o almeno per scoprire fino in fondo la verità", aveva detto. "Il tempo passa e l'angoscia aumenta. Ma io nonostante tutto - ha detto - non perdo la speranza e confido ancora di poter rivedere le bambine".

    "Sia chiaro: non è stato ritrovato nessun corpo e non c'é nessun cadavere da riconoscere", ha detto all'ANSA una fonte vicina alla famiglia. Irina Lucidi non ha tuttavia ancora deciso se andrà in Corsica. Con alcuni familiari sta valutando il da farsi. "Ad Irina è stato proposto di recarsi in Corsica - ha spiegato la fonte - per indicare nel dettaglio i luoghi frequentati in precedenza con il marito e le due figlie in modo da poter meglio controllare proprio quelle zone".

    Intanto proseguono le ricerche della polizia in un canalone non lontano dalla stazione ferroviaria di Cerignola Campagna nell'ambito delle indagini sul suicidio di Matthias Schepp e sulla scomparse delle sue figlie, le gemelline Alessia e Livia, di sei anni. L'uomo si é suicidato lo scorso 3 febbraio nello scalo lanciandosi sotto un treno Eurostar.

    Gli agenti della Squadra mobile della questura di Foggia, a quanto si è appreso, stanno in particolare cercando il navigatore satellitare dell'Audi abbandonata dall'uomo davanti all'ingresso della stazione. Viene ipotizzato che l'ingegnere canadese possa essersene disfatto poco prima di mettere in scena l'ultimo atto della sua fuga dalla città svizzera di Saint Sulpice, iniziata il 28 gennaio. Il ritrovamento del navigatore consentirebbe agli investigatori di rintracciare tutti gli spostamenti dell'uomo e di determinare in maniera più attendibile, dove può aver condotto le figlie o quale presumibilmente possa essere stata la loro sorte.

    Si concentrano invece a Cap Corse le ricerche degli inquirenti svizzeri, corsi e francesi delle due bimbe. I poliziotti si sono recati a Macinaggio dove stanno cercando testimonianze per ricostruire la presenza dell'uomo e delle bambine che sembra ormai certa. Intanto stamani la televisione francese Tf1 ha rinnovato l'appello ai testimoni fornendo un numero verde istituito dall'Autorità giudiziaria francese.

    Anche Macinaggio, nell'estremo nord della Corsica e' una tappa importante del folle viaggio di Matthias Schepp. Qui la polizia giudiziaria di Ajaccio e di Bastia, con due funzionari della polizia svizzera e due colleghi della polizia di Marsiglia hanno condotto le ricerche delle due gemelline, scavando sulla spiaggia di Tamarone e nel campeggio 'U Stazzu', poco fuori il paese. Controlli anche nelle spiagge vicino al porto, ma con esito sempre negativo. La polizia e' andata porta a porta con le foto delle piccole per trovare eventuali testimoni. La Audi di Schepp e' stata notata parcheggiata davanti alla Capitaneria di porto di Macinaggio il 1 febbraio, a meta' pomeriggio dopo aver acquistato a Bastia, alle 15,40, il biglietto per un traghetto della Corsica ferries che l'avrebbe riportato a Tolone la sera. Il motivo per cui Schepp e' arrivato fino a Macinaggio da Bastia, compiendo piu' di un'ora di viaggio su una strada tortuosa e difficile ma soprattutto priva di controlli, potrebbe secondo gli inquirenti avere un significato sinistro. Qui infatti l'uomo aveva trascorso vacanze in barca a vela con la moglie e le due gemelle, giorni felici in uno degli ambienti piu' belli e selvaggi. Potrebbe dunque aver portato qui le gemelle per dare loro ''pace in un ambiente sicuro'' ma soprattutto un posti dove la ex moglie non potra'' rivederle mai''.




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    all'interno:
    BERLUSCONI, UN UOMO MALATO D'AMORE E DI GNOCCA...ALLA SUA ETA' a pag.5
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    CRONACA

    14 Febbraio 2011

    In piazza l'Italia rivendica la sua dignità

    "Se non ora quando" fa il pienone in 100 città. Milioni di uomini e donne senza simboli di partito
    Il ministro Gelmini, però, nega l'evidenza. E dice: "Sono solo poche radical chic con scopi politici"
    Muore la grande bugia: Berlusconi e il berlusconismo sono minoranza nel Paese (BLOG GOMEZ)

    VIDEO ROMA - SIAMO QUI PERCHE' NESSUNO POSSA DIRCI: "NON VI ACCORGETE DI QUELLO CHE ACCADE"
    VIDEO MILANO - LA PIOGGIA NON FERMA 100MILA PERSONE: "SILVIO, NESSUNA DI NOI E' IN VENDITA"
    VIDEO BOLOGNA - TANTE GENERAZIONI A CONFRONTO PER DISCUTERE. "E' IL MESSAGGIO PIU' BELLO"
    "Se non ora quando". Cinquantamila a Napoli, molte di più a Milano e Roma, ventimila a Palermo, altrettante a Bari. Migliaia a Trieste, Pesaro, Bergamo, Treviso e in molte le città della Sardegna. Capoluoghi di regione e piccoli centri di provincia. Le donne si uniscono, senza colori politici, per “riprendersi la dignità”. Le adesioni, comunque, non si limitano solo al sesso femminile. "Ciò che conta" scandiscono le organizzatrici, "è evitare di ridurci a un coro che chiede solo le dimissioni di Berlusconi". Ma il fenomeno va oltre confine, con ritrovi organizzati a New York, Parigi, Bercellona, Berlino, Francoforte, Tokyo. E anche dagli archeologi italiani in Kuwait. A Bruxelles le manifestanti raccontano: "Siamo stanche di subire tutti i giorni battute per colpa di Berlusconi" (articolo di Alessio Pisanò)  FOTOGALLERY - LE PIAZZE D'ITALIA: (1) (2) (3) (4) (5)... E ALL'ESTERO: (1) 
    Mandate le vostre foto all'indirizzo redazioneweb@ilfattoquotidiano.it

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    AVVISO DI SFRATTO A BERLUSCONI,dalla Lega

    Il premier impaurito chiede a Bersani un accordo bipartisan "per rilanciare l'economia". Ma Maroni lo gela: "Napolitano scioglierà le Camere? Ne prenderemo atto. Nel Pdl ci sono altri possibili leader". Umberto Bossi è pronto a confermare la linea del partito durante il vertice di questo pomeriggio in via Bellerio: blindiamo l'accordo con il Terzo polo per far passare subito la nostra legge simbolo e impegniamoci con loro e con il Colle a sostenere un percorso condiviso per un governo alternativo a Berlusconi. Le urne? Se passa il federalismo la Lega è pronta a sostenere un eventuale esecutivo guidato da Giulio Tremonti o anche da Gianni Letta. Intanto i luogotenenti del Pdl obbediscono alle disposizioni del premier sulle larghe intese. Da Frattini che si rimangia gli attacchi al presidente della Camera e invita alla cautela, a Sandro Bondi che esorta il Partito democratico a una collaborazione nell'interesse del Paese. Una volta tanto, però, l'opposizione non tende la mano. E il Pd risponde compatto: "Tempo scaduto"


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